L’azzeramento dei flussi turistici verso l’Italia a causa dell’epidemia di COVID-19 non ha portato soltanto a danni economici, pure rilevantissimi. Perdite che secondo stime dell’Istat ammontano a 81 milioni di presenze (il 18% del totale annuale), nonché il 23% delle presenze annuali di stranieri che da soli avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro.

Questa crisi porta a uno sconvolgimento radicale anche nella nostra capacità di misurare il turismo stesso. Come ricorda  un report congiunto di Istat e Banca d’Italia – fra le principali istituzioni italiane che lo analizzano da un punto di vista statistico – “la diffusione dell’epidemia Covid-19 ha avuto seri impatti sulle rilevazioni, in taluni casi determinandone l’interruzione”. E infatti “l’indagine curata dalla Banca d’Italia è stata sospesa nel mese di marzo 2020”, mentre “per quanto riguarda l’Istat, l’indagine “Viaggi e vacanze” è stata sospesa nel mese di aprile 2020 e proseguirà da maggio 2020 con interviste telefoniche, mentre l’indagine “Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi” si trova a rilevare la chiusura di tutte le strutture extra-alberghiere e della quasi totalità delle strutture alberghiere. Si renderà quindi necessario avviare un’indagine ad hoc per identificare le strutture ricettive non rispondenti, quelle chiuse nonché quelle operative ma per funzioni diverse dall’accoglimento dei turisti”.

Quando il quadro cambia in maniera tanto rapida e radicale, le fonti che gli addetti ai lavori sono abituati a usare per capire come sta andando il turismo non sempre restano valide, e può diventare necessario cercarne altre, o addirittura crearne di nuove per rispondere a domande che in passato non serviva porsi. L’indagine ad hoc proposta dai due istituti, quando verrà realizzata e resa disponibile al pubblico, potrebbe costituire il punto di partenza per un nuovo modo di intuire che dimensione avrà la ripresa del settore.

Com’è evidente, nel momento in cui un intero ambito produttivo viene sostanzialmente chiuso per mesi, e per giunta in uno dei momenti dell’anno in cui dovrebbe ottenere una fetta rilevante dei propri incassi, valutare la capacità di resistenza delle strutture coinvolte diventa fondamentale. In tempi normali questo non è un aspetto che viene censito, perché di solito non è necessario e si presume che nascano e falliscano secondo il consueto funzionamento del mercato. Ma questo sono tutt’altro che tempi normali, e accanto ai tradizionali indicatori che misurano quante persone arrivano, da dove, per quanto tempo e relativa spesa, sarà necessario appunto affiancare indagini e indicatori di nuovo tipo.

La capacità di capire quali sono le strutture “operative ma per funzioni diverse dall’accoglimento dei turisti” potrebbe poi rivelarsi fondamentale anche per affrontare l’epidemia stessa, in un modo finora non considerato in Italia. Nel nostro paese infatti le persone risultate positive al test per SARS-CoV-2, il virus che causa la malattia che abbiamo chiamato COVID-19, ma non in serie condizioni vengono poste in isolamento domiciliare.

Tuttavia questo presenta dei rischi, perché esse possono contagiare i familiari con cui entrano in contatto e che è difficile proteggere adeguatamente soprattutto nelle case di dimensioni minori. In altre nazioni dove invece l’epidemia è stata contenuta meglio, senza raggiungere dimensioni esplosive come nel nord Italia, sono state invece predisposte strutture apposite il cui scopo è appunto limitare l’esposizione degli altri membri della famiglia. Poiché difficilmente il turismo tornerà allo stesso livello del passato, almeno nel breve termine, alcune strutture resteranno comunque vuote e parte delle loro perdite potrebbero essere compensate in questo modo.

Questo comunque non significa che le altre rilevazioni siano diventate inutili o sorpassate. Con l’aiuto di società specializzate in ricerche di mercato, per esempio, non appena riprenderanno le quest’attività gli analisti della banca d’Italia ricominceranno a intervistare e contare i viaggiatori esteri in transito alle frontiere, per capire quanti sono, da dove arrivano, e viceversa dove invece si recano gli italiani in uscita. L’indagine va poi anche molto più in dettaglio di così, chiedendo a queste persone informazioni dettagliate sulle spese da loro sostenute, la tipologia di alloggio, la durata del loro soggiorno e così via, con circa 120mila interviste condotte ogni anno.

L’indagine “viaggi e vacanze” dell’Istat è invece rivolta in maniera specifica alle abitudini delle italiane e degli italiani, e fa parte di uno studio più ampio dedicato alla spesa delle famiglie – una “rilevazione continua che coinvolge un campione teorico nazionale di circa 32.000 famiglie (circa 2.670 al mese) residenti in circa 540 comuni italiani”. Oltre ai numeri fondamentali su destinazioni e spese, essa rileva anche altre informazioni di natura socio-demografica, utilissime anche agli addetti ai lavori per costruire un profilo dettagliato delle persone che viaggiano sia per piacere che per lavoro.

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