Stando ai luoghi comuni pare che gli Europei, e in particolare gli italiani, siano i più caritatevoli Samaritani di tutto il mondo, ma i dati raccontano un’altra storia. La Charities Aid Foundation (CAF), associazione inglese attiva da 45 anni, stila ogni anno il  World Giving Index, che valuta la maggior parte dei paesi del mondo attraverso tre misure: aiutare uno straniero, donare denaro e fare volontariato, attraverso una serie di interviste condotte in tutto il mondo.

Dall’edizione 2018 emerge che l’Europa è il continente con il più basso tasso di persone che dichiarano di aver aiutato uno sconosciuto nell’ultimo mese (lo ha fatto il 44%) e anche di volontariato (19%), mentre siamo più propensi a donare denaro (37%).  Sono i paesi in via di sviluppo i più portati ad aiutare un estraneo (il 54% in media lo ha fatto negli ultimi 30 giorni), mentre il tempo dedicato al volontariato ha livelli di partecipazione in gran parte simili sia nei paesi sviluppati (24%) sia in quelli in via di sviluppo (21%).

E l’Italia? Sicuramente non siamo fra i paesi europei più disponibili ad aiutare quell’ “uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico”. Ci collochiamo al 95 mo posto nel mondo, con il 46% degli intervistati che nell’ultimo mese ha aiutato un estraneo. È evidente che ai primi posti nel mondo troviamo paesi come la Libia, l’Iraq e il Kuwait, paesi dove la necessità di aiuto è sicuramente incomparabile rispetto alla nostra. Ma anche se rimaniamo in Europa osserviamo che come italiani non andiamo mai oltre la metà della classifica, in nessuna delle tre attività. Per fare un paragone, nell’ultimo mese ha aiutato il prossimo il 64% degli irlandesi, il 63% degli inglesi, il 58% dei tedeschi e dei danesi, il 56% degli spagnoli e il 52% degli olandesi. I francesi invece, hanno fatto peggio di noi: solo il 37% di loro ha aiutato uno sconosciuto nell’ultimo mese. Allargando lo sguardo, il 65% delle persone in Oceania e il 58% degli Africani ha prestato assistenza a  uno sconosciuto negli ultimi 30 giorni.

Ad aiutare maggiormente gli estranei sono i giovani tra 30-49 anni, seguiti da vicino dai più giovani, i 15-29 enni, mentre il divario si è allargato tra le fasce di età più giovane e quelle di età superiore ai 50 anni. Più della metà dei più giovani afferma di aver aiutato uno sconosciuto, contro il 46,5% degli over 50 che ha riferito di aver fatto lo stesso.

Le donazioni in denaro sono il secondo comportamento più comune, e a totalizzare i punteggi più alti sono l’Oceania (70% a un anno), l’Europa (37%), l’Asia (33%), le Americhe (25%) e da ultima – per ovvie ragioni – l’Africa (18%). I punteggi di donazione a un anno in Asia e nelle Americhe sono inferiori ai loro punteggi quinquennali, suggerendo una tendenza al ribasso per la donazione di denaro in questi continenti. In Italia solo una persona su tre ha donato recentemente del denaro a un ente di beneficienza, tanto da essere l’ultimo paese dell’Europa centrale, settentrionale e occidentale in classifica, tranne la Francia che dona meno di noi.

Otteniamo risultati ancora peggiori a livello europeo nell’ambito del tempo donato attraverso il volontariato. Il 17% degli italiani ha esercitato una qualche attività gratuita nell’ultimo mese, almeno 10 punti percentuali in meno di tedeschi, inglesi, spagnoli, olandesi e francesi. Già, su questo la Francia ci sorpassa di molto.

Nel complesso, allargando lo sguardo a tutto il mondo, troviamo che sei dei primi venti paesi che quest’anno hanno totalizzato il punteggio più alto sono in Europa (cinque nel Nord Europa) e cinque in Asia (quattro di questi sono tra i primi 10). Quattro dei primi 20 sono in Africa e tre si trovano nelle Americhe. Quest’anno 49 paesi hanno visto aumentare il loro punteggio per aiutare uno straniero di almeno tre punti percentuali, mentre 40 hanno visto un calo almeno dello stesso importo.

Nell’insieme l’Italia si colloca a metà classifica, al 68 mo posto su 144 paesi. Con buona pace di chi recita il mantra che i due denari dati all’albergatore affinché si prenda cura di quell’uomo vessato dai briganti (italiano e non), sono davvero troppi.

 

 

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