È lo strumento ideale per chi deve rappresentare pochi dati o deve realizzare mappe semplici. Ma se aumentano le informazioni da visualizzare o il dettaglio geografico, mostra alcuni limiti. A poche settimane dalla sua apertura al pubblico, InfoData ha deciso di provare Google Data Studio, il tool per la dataviz di Big G.

 

Un tool completamente browser based, che non richiede quindi l’installazione di alcun software. E, aspetto certamente positivo, completamente gratuito. A differenza di soluzioni paragonabili per semplicità d’uso e potenza, come Infogr.am o Datawrapper, non prevede una versione premium a pagamento. Si paga solo se si sceglie di abbonarsi ad un servizio che fornisce il collegamento ai dati di Insights dei principali social network, come Facebook e Instagram. Ad esempio Supermetrics, che può arrivare a costare 299 dollarsi al mese. Questa possibilità, al netto dei costi, è certamente uno dei punti di forza del tool di dataviz di Mountain View. Che consente anche il collegamento a database relazionali.

Sempre rispetto a Datawrapper e Infogr.am, Data Studio offre molte più opzioni di personalizzazione. È possibile modificare il colore di sfondo, quello dei grafici, il carattere delle annotazioni e delle legende. Il tutto gratuitamente: su Infogr.am oltre un certo livello di modifica è necessario abbonarsi. Pagamento necessario anche per eliminare il logo dell’azienda sotto le infografiche. Data Studio non prevede questa possibilità, ma il suo logo è decisamente meno invasivo.

 

Venendo agli aspetti operativi, di primo acchito l’accesso è macchinoso. Il primo passaggio richiede il caricamento dei dati. Che, se su foglio elettronico, devono essere in formato .csv. E, tema da non sottovalutare per chi lavora da questa parte dell’Atlantico, con il punto e non la virgola ad indicare i decimali. Una volta caricato il file, che ovviamente può anche trovarsi su un foglio di calcolo di Google Drive, è necessario collegarlo ad un rapporto.

Sì, Data Studio definisce così le dataviz che consente di realizzare. Nelle quali si possono inserire grafici a linea, a barra, a torta, ad area. Mancano le treemap, che hanno le medesime funzioni dei grafici a torta ma sono decisamente più eleganti. Il che, ovviamente, è un parere di chi scrive. Una volta scelto il grafico, il tool ne crea immediatamente uno utilizzando i dati contenuti nel dataset. Sta all’utente modificarlo, prendendo confidenza con quelle che Data Studio chiama ‘Dimensione’ e ‘Metrica’. Che, per rimanere all’esempio del grafico a torta, rappresentano il nome e le dimensioni della fetta.

 

Discorso a parte meritano le mappe. Data Studio consente infatti di realizzarle senza bisogno di inserire dati geografici, se non il nome di ciò che si deve visualizzare. Vale per le nazioni e vale per le regioni e le principali città. Le province ed i comuni italiani, invece, non sono ancora presenti. Quindi, se si deve realizzare una mappa con questo livello di dettaglio, occorre cambiare tool.

 

Ma non è questo il limite più importante, sempre ad avviso di chi scrive, di Data Studio. Il punto è  che questo tool non consente l’inserimento di filtri. Quelli che i lettori di Infodata utilizzano ad esempio sulle mappe per zoomare dall’intera Italia al territorio di una singola regione. O che permettono di visualizzare l’andamento di un fenomeno per una determinata fascia di età. Strumenti che danno la possibilità di inserire molti più dati su una singola infografica.

 

Ecco, questo Data Studio non lo prevede. Ecco perché questo tool, che produce infografiche immediatamente mobile responsive, è consigliabile se si hanno pochi dati da rappresentare. Se però aumentano le dimensioni e la complessità del dataset, è meglio fare ricorso ad altre soluzioni. Come la versione public di Tableau, anche questa gratuita, che permette l’inserimento di filtri o di mappe al dettaglio comunale utilizzando gli shapefile di Istat.

 

Riassumendo, il tool sviluppato da Google è una valida alternativa quando si ha a che fare con dataset di piccole dimensioni e non troppo complessi. Ma quando righe e colonne aumentano, mostra alcuni limiti che non lo rendono la prima scelta.

Le Dataviz che abbiamo mostrato sono prese dalle gallery che trovate a questo indirizzo.

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