Nella corsa per curare il cancro con la tecnica di editing genetico, noto come Crispr-Cas9, la Cina è al momento avanti, avendo già avviato due studi clinici. Ma, come annunciato l’anno scorso, a gennaio del 2018 anche gli Stati Uniti avrebbero avviato i loro primi test sull’uomo.  E in effetti i medici dell’Università della Pennsylvania hanno reso noto che la tecnica di modifica del Dna verrà testata a breve sui pazienti per combattere tre tipi di tumori: melanoma, mieloma multiplo e sarcoma.

L’Università della Pennsylvania, che diventerà così il primo centro fuori dalla Cina a sperimentare l’applicazione sull’uomo, recluterà 18 pazienti, ai quali verranno prelevate cellule del sistema immunitario per ingegnerizzarle con la tecnica Crispr per poi essere reinfuse nel paziente. L’obiettivo è modificare due geni nelle cellule T del sistema immunitario: uno che produce una proteina che il cancro usa per eludere le difese del paziente, e l’altro che regola i recettori che individuano i “pericoli” esterni, che verranno riprogrammati contro i tumori.

Questo approccio esterno al corpo, chiamato terapia genica ex vivo, è considerato meno rischioso rispetto all’iniezione di Crispr direttamente nel flusso sanguigno di una persona, che potrebbe causare reazioni immunitarie indesiderate.

A finanziare questo studio c’è anche il Parker Institute for Cancer Immunotherapy, l’organizzazione non profit fondata da Sean Parker, ideatore di Napster e tra i fondatori di Facebook.

La gara per utilizzare la tecnica sull’uomo per primi ha in realtà diversi partecipanti in tutto il mondo. Un secondo studio clinico con Crispr potrebbe partire anche in Europa entro la fine dell’anno: lo scorso dicembre Crispr Therapeutics (che con Editas Medicine e Intellia Therapeutics, è una delle 3 “grandi” biotech nate e finanziate per la ricerca sul Crispr) ha chiesto alle autorità europee di regolamentazione il permesso di avviare test per curare la beta talassemia attraverso una correzione genetica dei globuli rossi.