Due ricercatori danesi, il fisico teorico Jesper Møller Grimstrup e il matematico Johannes Aastrup, hanno indetto una campagna di crowdfunding su Indiegogo. Si tratta di un sito utilizzato spesso dalle startup tecnologiche per trovare i fondi necessari per trasformare le loro idee in prodotti commerciali, ma questa volta non si tratta di un gadget: i due chiedono un finanziamento per avere la possibilità di lavorare a qualcosa di puramente teorico: una teoria del tutto, ovvero una spiegazione omnicomprensiva del perché l’Universo è come è.

Sulla pagina dedicata alla campagna i due spiegano che la teoria cui stanno lavorando si chiama olonomia quantistica, ed è una delle tante che tentano di dare una spiegazione unificata che metta d’accordo la meccanica quantistica con la teoria della relatività generale. Queste sono le due teorie principali su cui si fonda la nostra attuale visione dell’Universo, ma partono da presupposti apparentemente incompatibili. Grimstrup e Aastrup sostengono di aver trovato un tipo di algebra molto semplice ma finora non studiata, che si presterebbe molto bene a descrivere il moto degli oggetti nello spazio in modo quantizzato, consentendo una visione unificata di ciò che avviene a livello microscopico e macroscopico. A loro dire la teoria è promettente, ma per verificare che sia davvero una “teoria del tutto”, in grado di spiegare l’esistenza delle forze fondamentali dell’Universo e in accordo con ciò che sappiamo a livello sperimentale, serve molto lavoro. Per questo chiedono fondi per potersi mantenere finché ci lavorano.

Ovviamente, trattandosi di una teoria astratta, i finanziatori non riceveranno il “prodotto” a casa. Le ricompense della campagna prevedono l’invio di un e-book o di un libro cartaceo che spiega le basi della teoria oppure, per chi spende di più, una citazione all’interno della prossima pubblicazione scientifica del duo. L’obiettivo minimo, 30.000 $, è già quasi stato raggiunto, ma c’è ancora un mese di tempo. Più denaro verrà raccolto, affermano i due ricercatori, più tempo potranno dedicare alla teoria, e nel caso in cui si arrivi a 400.000 $ avranno addirittura la possibilità di assumere altre due persone che diano loro una mano.

Anche se è insolito che venga usato per teorie astratte di questo tipo, in realtà lo strumento del crowdfunding, perlomeno all’estero, viene già utilizzato con una certa frequenza per finanziare progetti scientifici che non trovano adeguato sostegno in campo universitario. Nel 2014 fecero scalpore l’Immunity Project del dottor Reid Rubsamen, che raccoglie fondi per la ricerca di un vaccino contro l’Hiv, come pure Lunar Mission One, che cerca addirittura di finanziare una missione di esplorazione lunare. Ma esistono anche diversi siti specializzati per sostenere progetti scientifici meno azzardati, come PetriDish, RocketHub, SciFundChallenge, Walacea, Experiment.com.

Il tema del crowdfunding sta dando vita a un acceso dibattito. Per alcuni, si tratta di un’ottima soluzione al problema del finanziamento delle ricerche. Finora il mondo scientifico è stato un oligopsonio, cioè un sistema in cui ci sono tanti venditori e pochi acquirenti, e in cui perciò i ricercatori hanno difficoltà a ottenere il giusto valore per il proprio lavoro. La fisica teorica sarebbe proprio uno dei campi in cui questo problema è più sentito: chi propone teorie in contrasto con la visione dominante (che attualmente sarebbe la “teoria delle stringhe”) ha forti difficoltà a lavorare nelle università e, dato che la pura teoria non può portare a vantaggi economici immediati, non ha modo di trovare finanziamenti alternativi. Il crowdfunding rimedierebbe a questa mancanza. Per non parlare del fatto che la necessità di “vendere” il proprio lavoro renderebbe gli scienziati comunicatori più abili di quanto non siano ora, migliorando l’immagine della scienza presso il grande pubblico.

Ma c’è anche chi vede dei pericoli in tutto questo: le campagne di crowdfunding, dicono costoro, fanno arrivare finanziamenti alle ricerche che maggiormente colpiscono la fantasia, mentre la gente non ha la capacità di discernere quali siano quelle effettivamente più promettenti o più importanti. Se questo si trasformasse nel metodo principale di finanziamento della scienza, potrebbe diventare un problema trovare fondi per ricerche fondamentali ma “noiose”.

Entrambi i punti di vista hanno elementi validi. Certo che, se dal crowdfunding venissero fuori due nuovi Einstein, sarebbe un poderoso argomento a favore.