L’acronimo OSINT, che identifica la metodologia di ricerca e valorizzazione delle informazioni da fonti aperte, meglio nota come Open Source INTelligence, ha rappresentato per decenni lo strumento di riferimento per le attività di intelligence di tutti i servizi segreti dell’intero pianeta. Lo scopo principale dell’OSINT è di condurre quelle attività riconducibili alla ricerca, raccolta, analisi e valorizzazione delle informazioni, per produrre quella conoscenza utile al supporto delle decisioni dei governi in tema di difesa e sicurezza nazionale. Per ottenere questa “saggezza”, le agenzie d’intelligence hanno implementato, nel corso degli anni, particolari tecniche di spionaggio e di reperimento di informazioni “classificate” e riservate, avvalendosi anche di metodologie di raccolta di informazioni da “fonti aperte”, quindi non segrete ma disponibili e fruibili dai comuni strumenti di mezzi di comunicazione (media, giornali, eventi, convegni, etc.).

Fu proprio uno dei più famosi e riusciti film degli anni ’70 interpretato da un giovanissimo e già bravissimo Robert Redford, a mostrare al pubblico il ruolo e le competenze dell’analista di informazioni di tipo “open source”. Il film era “I tre giorni del Condor”, in cui Redford interpretava il ruolo di un agente della CIA (Central Intelligence Agency) non “operativo” (come il famoso James Bond), ma impegnato nella lettura di quotidiani, libri e riviste, allo solo scopo di “intercettare” delle notizie che potessero fornire una base di conoscenza su cui costruire scenari operativi o basi di conoscenza utili  su settori o eventi di interesse per l’Agenzia. La migliore definizione dell’OSINT è sicuramente quella che la indica come “prodotta dalle informazioni pubblicamente disponibili che sono raccolte, sfruttate e diffuse in modo tempestivo presso un pubblico appropriato allo scopo di soddisfare uno specifico requisito di intelligence”. Quindi l’Open Source Intelligence non va confusa con la ricerca pura delle informazioni, poiché si distingue da essa proprio per l’obiettivo che intende perseguire: creare una specifica conoscenza per fornire un prezioso supporto per identificare le migliori decisioni da assumere. Dopo il crollo del muro di Berlino, le attività dei servizi di intelligence sono state sempre più indirizzate verso quelle aree su cui, sempre di più, si giocano di destini dei Paesi: economia, finanza, industria, comunicazione e difesa. Questo scenario ha creato i presupporti per la nascita di numerose organizzazioni “private” operanti nel settore dell’intelligence (spesso gestite proprio da ex agenti dei servizi segreti dell’Est e dell’Ovest), che si sono specializzate in particolare nell’intelligence economica, finanziaria, politica e sociale.

Con l’avvento e la diffusione della rete Internet, le attività di OSINT hanno trovato nel Cyberspazio il maggiore contenitore informativo planetario da cui attingere dati di ogni genere. Come diretta conseguenza, la diffusione dei new media ha dato inizio al declino delle informazioni tradizionali, soprattutto di tipo cartaceo, in favore di altri canali (web, video, foto, audio) che tuttavia richiedono particolari tecniche di analisi e studio, in considerazione del fatto che la velocità di produzione di questi contenuti continua a crescere in maniera inarrestabile. Gli analisti di intelligence da fonti aperte devono fronteggiare innanzitutto il problema dell’affidabilità delle informazioni acquisite, onde evitare di cadere nel tranello della disinformazione o intossicazione informativa (informazioni imprecise, non dettagliate, false, distorte), pericolo molto elevato che si corre nelle attività di OSINT.

Ciò nonostante le informazioni fruibili nel Cyberspazio non sono rappresentate solo quelle presenti nel cosiddetto Surface Web (web di superficie) che noi tutti utilizziamo quotidianamente. Esiste un altro mondo virtuale, nascosto e riservato, in grado di fornire informazioni e dati non disponibili nel web tradizionale. Si tratta del Deep Web (web profondo) o Dark Net (rete oscura), al cui interno troviamo contenuti web a pagamento, informazioni ad accesso controllato, intranet aziendali, operatori specializzati in ricerche di mercato, servizi di informazioni geospaziali, pagine web dinamiche, i cui contenuti vengono generati al momento, in risposta a richieste particolari. Al suo interno, accessibile da chiunque mediante l’utilizzo di un’applicazione specifica (Tor, The Onion Router) è possibile condurre ricerche avanzate e perfino attività illegali e criminose, come l’acquisto di materiale pedopornografico, armi e sostanze stupefacenti, guide multilingue per la costruzione di ordigni esplosivi, fino addirittura ad ingaggiare un sicario professionista a cui commissionare un omicidio (remunerabile in questo caso con dei Bitcoin). In altri termini il Deep Web è una sorta di spazio in cui è possibile tutto ciò che è reso impossibile o difficoltoso nella vita reale. La forza del sistema è rappresentata dalla garanzia conferita all’utente di potersi muovere all’interno di un sistema virtuale parallelo in cui è garantita la più assoluta riservatezza e anonimato dell’utente.

Tuttavia, pensare che il web oscuro rappresenti il “male oscuro” della Rete sarebbe un errore. Tuttavia il web oscuro è anche uno strumento di free communication, che può consentire di aggirare ostacoli, controlli e le limitazioni imposte da quei governi autoritari che vogliono esercitare una censura serrata sulle comunicazioni dei propri cittadini. È uno strumento di grande rilevanza soprattutto per il mondo dell’informazione, in special modo per i giornalisti che hanno la necessità di fornire le informazioni reali sugli eventi che accadono in ambienti internazionali ad alto rischio (guerre, sommosse, crimini, politica, etc.). Un esempio in tal senso è costituito da Reporters Without Borders il più famoso sito web di informazione libera mondiale, cui collaborano giornalisti di tutto il pianeta e che fa uso di Tor per alimentare l’aggiornamento continuo delle news pubblicate. Tra i suoi utilizzatori troviamo, ad esempio, delle organizzazioni no-profit e non-governative (Amnesty International, Emergency, etc.), che lo utilizzano per preservare i contatti con coloro che collaborano a progetti umanitari all’insaputa dei rispettivi governi che tentano di ostacolarne la realizzazione. È utilizzato da quelle aziende pubbliche e private che temono violazioni di accesso alle proprie informazioni trasmesse in Rete, nonché da comuni individui stanchi di essere sottoposti a continue intercettazioni e ripetute violazioni della propria privacy (vedi lo scandalo Datagate e le attività di spionaggio condotte dal NSA). Va sottolineato che il Deep Web è ampiamente utilizzato anche dai servizi segreti di mezzo mondo per condurre delle particolari attività di intelligence, dato che i maggiori movimenti estremisti e terroristici del pianeta (l’ISIS è tra i maggiori utilizzatori) si avvalgono della stessa rete per condurre attività di finanziamento e reclutamento di nuovi combattenti.

In conclusione, non si possono certamente nutrire dubbi sulle colossali potenzialità dell’OSINT, sulla cui pervasività la Central Intelligence Agency si esprime in questo modo: “OSINT now pervades all of the collection disciplines.”. Nondimeno, sarebbe un errore colossale pensare di affidarsi completamente ad essa per la ricerca e la selezione delle informazioni. L’Open Source Intelligence è una metodologia di raccolta di informazioni che non può essere utilizzata come unico strumento completo per la conduzione di attività di intelligence. Ad essa deve affiancarsi un’altra tecnica di intelligence, molto più antica, ma ancora attuale ed efficace, soprattutto per la qualità della conoscenza che può produrre: la Human Intelligence (HUMINT), ossia l’utilizzo dell’elemento umano quale strumento di acquisizione di informazioni direttamente “sul campo”. È l’individuo il produttore/fruitore di informazioni, pertanto egli è il custode dell’informazione vera e attendibile, non drogata da filtri, alterazioni o manipolazioni derivanti da elementi esterni in grado di alterarne l’affidabilità. L’uomo resta ancora l’elemento nevralgico su cui si gioca la partita dell’intelligence, in qualsiasi settore e a qualsiasi livello. Pertanto il binomio OSINT/HUMINT, se organizzato e coordinato in maniera corretta, è in grado di produrre un elevato livello qualitativo di attendibile conoscenza specifica, ottenuta mediante la perfetta combinazione di attività di intelligence su informazioni prelevate da fonti aperte, con le preziosissime informazioni raccolte direttamente sullo scenario operativo esaminato. A tal proposito è importante citare una nuova metodologia di human intelligence specifica per il mondo virtuale: la Virtual Humint. È anch’essa una tecnica di intelligence basata sullo sviluppo dei contatti interpersonali, ma utilizza dei canali di comunicazione più tecnologici e completamente virtuali, come i social network, i blog, i forum, etc..

È il livello della rilevanza e dell’unicità delle informazioni acquisite dal web a determinare l’incremento del valore della conoscenza ottenuta. Una oculata e sapiente gestione delle risorse di intelligence possedute, rappresenta la chiave di svolta per l’individuazione delle decisioni migliori da assumere in qualsiasi organizzazione e scenario. Non bisogna dimenticare che la gestione delle informazioni costituisce l’arma di riferimento per la conquista “del cuore e delle menti” dell’intera popolazione mondiale.  Adolf Hitler nel suo “Mein Kempf” scriveva: “Tutti i grandi movimenti sono moti popolari, eruzioni vulcaniche delle passioni umane e delle sensibilità spirituali, prodotte o dalla crudele deità del bisogno, dalla fiaccola incendiaria della parola scagliata fra le masse”. Il dittatore nazista promise al suo popolo “lotta, pericolo e morte” e un’intera nazione lo seguì nell’abisso della guerra e del terrore. Forse siamo giunto in una fase storica epocale, in cui la globalizzazione dell’informazione oggi può consentirci di inserire tra le “armi di distruzione di massa” anche quella della gestione delle informazioni.