Come risponde il mondo della legge ai progressi della scienza e della tecnologia? E’ credenza comune che la risposta del diritto, ritenuto vecchio e rigido, all’avanzare delle nuove tecnologie sia lenta, sempre in ritardo, talora al servizio di maggioranze politiche ideologiche. Se questo è talvolta vero, tuttavia non sempre lo è.

Negli ultimi anni, infatti, si è diffusa la consapevolezza di dover innovare nel campo del diritto, un po’ in tutti i paesi e le iniziative in tal senso sono sempre più frequenti.

Il quadro negli Usa è in forte movimento e alcune importanti università dedicano corsi e programmi a tale tema. E’ indicativo che la Stanford Law School si presenti nella home page del suo sito come luogo di Eccellenza, innovazione da lasciare al futuro, a ogni generazione di studenti e giuristi. E la stessa facoltà ha un centro, chiamato CodeX – The Stanford Center for Legal Informatics, la cui ispirazione è creare tecnologie giuridiche che diano potere a tutte le parti del nostro sistema giuridico, e non solo alle professioni legali. Queste tecnologie giuridiche aiutano gli individui a trovare, capire e operare in modo conforme alle regole che governano le loro vite. Tali tecnologie aiutano i corpi legislativi ad analizzare le leggi proposte in base ai costi, alle sovrapposizioni e alle incoerenze e aiutano le istituzioni chiamate all’applicazione della legge ad assicurare il suo rispetto. Tutti questi progressi portano a quella che è la nuova frontiera della tecnologia giuridica, e che comporta nuovi livelli di trasparenza e maggior potere degli individui” .

Il movimento è molto più ampio e coivolge università americane (come la Georgetown University, la Vermont Law School, dove è stato istituito un Center for Legal Innovation), mentre iniziative analoghe sono in corso ad Harvard e in altre sedi, come la Brooklyn University.

In Europa, è degno di nota il progetto Innovating Justice, un’iniziativa lanciata nel 2009 con l’ispirazione di innovare il settore della giustizia per avere comunità sostenibili e relazioni tra comunità e individui che consentano di realizzare le loro piene capacità.

In Italia, tra le iniziative proiettate nel futuro, è degno di nota il progetto Innovating Legal Studies and Practice (Ilsp), che, frutto della collaborazione tra uffici giudiziari milanesi, Ordine degli avvocati di Milano e Università degli studi di Pavia, ha avuto un primo sbocco pratico in un corso presso l’Unità di Pavia avviato nell’anno accademico 2014-15. L’iniziativa parte dal presupposto i) che gli uffici giudiziari milanesi usano tecnologie di avanguardia nell’ambito del processo civile telematico, di cui la piattaforma Consolle ne è la base principale. Questa piattaforma, tra le varie funzioni, consente a tutti gli avvocati italiani di inviare i propri atti nelle cancellerie dei giudici di tutta Italia, stando seduti alle loro scrivanie, premendo semplicemente alcuni tasti del loro computer e di ricevere i provvedimenti che li riguardano emessi dai giudici di qualsiasi tribunale italiano ii) che gli studi legali maggiori utilizzano software sofisticati (negli Stati Uniti sono già in uso alcuni software che consentono di chiedere e ottenere, ad esempio, il divorzio, senza doversi rivolgere all’avvocato personalmente), che sorreggono l’attività gestionale e che svolgono funzioni di knowledge management, cioè di analisi delle informazioni giuridiche contenute nei diversi atti e di rielaborazione in forma utile per qualsiasi attività giuridica e iii) che le istituzioni universitarie pavesi sono interessate, per un verso, a sviluppare forme di collaborazione che consentano di inserire le maggiori innovazioni tecnologiche nei curricula degli studenti delle facoltà giuridiche, politiche e economiche e, per altro verso, a sviluppare studi teorici sulle nuove dimensioni del diritto nel contesto tecnologico e transnazionale attuale.

Il corso ha una parte pratica tecnologica (di durata minima pari a quella teorica), durante la quale ogni studente, sotto la supervisione di informatici, avvocati e giudici, lavora su una postazione e familiarizza con diverse piattaforme innovative che sono già in uso presso le aule di giustizia (Consolle) e gli studi legali (Consolle per gli avvocati e simili). Un laboratorio è inoltre dedicato alla spiegazione di come creare il proprio sito web professionale.

Non sarà lontano, poi, il giorno in cui giudici, avvocati e operatori del diritto in generale potranno accedere, tramite il computer, ad un archivio (database) che raccoglierà leggi, decisioni rilevanti, commenti di dottrina e materiale giuridico vario proveniente da tutto il mondo, in materia di scienze e tecnologie.

D’accordo, l’insegnamento del diritto è ancora impartito nelle nostre facoltà di giurisprudenza in massima parte senza tenere conto di tutto ciò. Se, però, il diritto si apre alle sollecitazioni provenienti dai campi nei quali è sfidato a intervenire e prova a elaborare quelle soluzioni che sono più utili per l’innovazione sociale, può scoprire che, alla fine di tutte queste sfide, non solo non se l’è cavata male (pur tra inevitabili errori) ma, soprattutto, è cambiato esso stesso. E’ questa l’ispirazione del progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo di Milano, che ha consentito di avviare presso l’Università di Pavia (il Centro di ricerca Eclt) il corso di cui si diceva sopra e pubblicare il volume The Challenge of Innovation in Law: the Impact of Technology and Science on Legal Studies and Practice, Pup open access), frutto del lavoro svolto da un gruppo di giovani studiosi coordinati da me assieme a Oliver Goodenough.

In sintesi, il diritto, ove inteso in modo aperto alla società, può essere non un ostacolo, ma un facilitatore dell’innovazione e mostrare che l’intreccio tra tecnologia e diritto (anche globalizzato) può portare a un diritto potenzialmente (perché no?) user friendly, dove, tra l’altro, una decisione possa essere ottenuta in tempi umani.