Le vicende di Heisenberg hanno recentemente appassionato decine di milioni di spettatori in tutto il globo. Non si parla qui di Werner Heisenberg ma dello pseudonimo criminale che assume il protagonista di Breaking Bad, vero e proprio capolavoro della narrazione seriale contemporanea: l’integrazione della scienza (la chimica) all’interno del racconto e l’appropriazione dell’“incertezza” che la figura del grande fisico tedesco richiama rappresentano un modo per dare spessore e profondità alla storia. Heisenberg non è certo solo. Intorno a lui, nel mondo della serialità televisiva americana, si muove un’ampia folla di scienziati di vario tipo – mad doc, nerd, salvatori dell’umanità, apprendisti stregoni, nuovi Jekyll e nuovi Hyde.

Sono le star tecnoscientifiche, le icone che nell’ultimo decennio hanno configurato l’immagine pubblica dello scienziato,  raccontate nel quarto capitolo dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 edizione speciale decennale che verrà presentato domani a Torino all’Accademia delle scienze.

 

annuario
L’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 (il Mulino), a cura di M. Bucchi e B. Saracino, è presentato lunedì 17 Febbraio alle 17,30 all’Accademia delle Scienze di Torino. L’Annuario è realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo

 

Nella creazione e nello sviluppo dei ricchi, lunghi e divaganti universi seriali il contributo della tecnoscienza si dimostra centrale. La descrizione di procedimenti e ambienti scientifici costituisce una forte attrattiva per il pubblico, affascinato dai modi attraverso i quali gli intrichi della trama e i colpi di scena vengono giustificati da un sapere che fonda le sue basi su componenti oggettive. Dopo che in ER – Medici in prima linea Michael Crichton ha introdotto nei copioni televisivi un linguaggio medico clinicamente corretto, i medical drama hanno iniziato a riempirsi di riferimenti sempre più specialistici, costringendo gli sceneggiatori a sfogliare in cerca di idee intere annate del New England Journal of Medicine.

Ma la scienza serve anche ad altro. Oltre a conferire oggettività essa può aggiungere mistero alle storie seriali, se si integrano nella trama, come in Flashforward, Fringe o Continuum, dei richiami a teorie spacca-meningi quali la relatività di Einstein o la meccanica quantistica. Le complicazioni spazio-temporali, i viaggi nel tempo e gli universi paralleli, con tutti i paradossi logici e le sfide filosofiche del caso, sono uno dei temi preferiti dalle serie-tv contemporanee. Opere che richiedono narrazioni allargate approfittano dell’allargamento della realtà reso possibile dalla scienza che mette in discussione il senso comune. Da questo incontro le trame escono moltiplicate. Lost, serie che della complicazione narrativa fa un motivo di esistenza, continua a denominare i suoi personaggi con nomi di personalità filosofiche e scientifiche del passato (Faraday, Hume, Locke, Minkowski, Rousseau, Rutherford…). Daniel Faraday è un fisico teorico che, appena paracadutatosi sull’isola, prova a spiegare ai naufraghi l’impatto sulle loro esistenze del concetto di spaziotempo. I suoi compagni d’avventura non gli stanno dietro, e nemmeno lo spettatore. Sballottato tra flashback, flashforward, viaggi nel tempo e timeline alternative, lo spettatore di Lost può perlomeno consolarsi al pensiero che vi sia una spiegazione oggettiva a tutto quel caos. Come sostiene la tagline di X-Files, “la verità è la fuori” – spesso fuori dalla portata delle nostre menti limitate.

La serialità televisiva, soprattutto da un decennio in qua, basa dunque sulla tecnoscienza parte della sua fortuna. La fiction assorbe e rielabora gli impulsi contraddittori che la società riversa sulla scienza e sullo scienziato. Il sapere tecnoscientifico contribuisce alla trama sia risolvendo il mistero o il “giallo” (è il ruolo della medicina in Dr. House) sia attribuendo una motivazione scientifica al mistero stesso, che rimane tale e si può a quel punto persino sposare con la metafisica (Lost).

Accanto alla scienza va collocato naturalmente il pervasivo tema della tecnologia, raccontato in modo splendido dalla neo-orwelliana Black Mirror, serie antologica inglese in due stagioni che mostra il nostro futuro riflesso in uno specchio oscuro: la tecnologia (o la sua claustrofobica deriva) può precipitarci in diversi tipi di distopia, politica (The Waldo Moment, 2×03), relazionale (The Entire History of You, 1×03; Be Right Back, 2×01) o spettacolare (Fifteen Million Merits, 1×02; White Bear, 2×02).

Questi temi vengono approfonditi, insieme a molti altri, nell’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 di Observa Science in Society curato da Massimiano Bucchi e Barbara Saracino ed edito dal Mulino.

Piazza
Observa Science in Society, www.observa.it
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