Olocene, addio. Siamo entrati nell’Antropocene, anche se non sappiamo bene da quando. Certo è che l’umanità ha colonizzato il pianeta a un punto tale da modificarne la struttura geologica in maniera permanente e quindi da farci entrare ormai a tutti gli effetti in una nuova epoca. Il responso è contenuto in uno studio appena pubblicato su Science e firmato da 24 scienziati dell’Anthropocene Working Group, il comitato istituito dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia proprio per decidere se è ora di mandare in pensione l’Olocene. Dopo un lavoro di anni, stiamo arrivando al dunque. Tra i firmatari dello studio uscito su Science ci sono anche il presidente del gruppo di lavoro, Jan Zalasiewicz dell’Università di Leicester e il Nobel olandese Paul Crutzen, che per primo utilizzò nel 2000 il termine Antropocene. Il loro parere sarà cruciale al convengno internazionale che si terrà in aprile a Oslo per formulare una proposta di “riforma” delle ere geologiche.

L’evidenza del pesante impatto umano sull’ambiente, in realtà, non è in discussione. I depositi antropogenici contengono nuovi materiali, i cosiddetti “tecnofossili”, che resteranno intatti nel terreno anche quando noi non ci saremo più, a partire dai 50 miliardi di tonnellate di cemento, che ormai foderano vaste fette del pianeta, fino ai 500 milioni di tonnellate di alluminio, passando per i 300 milioni di tonnellate di plastica. La combustione delle fonti fossili ha disseminato particelle di carbone su tutta la Terra, con un’impennata in corrispondenza degli anni Cinquanta. L’erosione causata dalla deforestazione e dall’urbanizzazione è una ferita permanente sulla crosta terrestre. I residui di azoto e di fosforo nel suolo, derivati dall’uso di fertilizzanti, sono raddoppiati nell’ultimo secolo.

Ma la svolta cruciale, secondo gli autori dello studio, è stata impressa il 16 luglio 1945, data in cui nel deserto del New Mexico sorse il primo fungo atomico. Con quel test atomico, eseguito pochi giorni prima dell’attacco a Hiroshima, il pianeta entrava nell’era nucleare, durante la quale migliaia di bombe atomiche fatte brillare in guerra o in pace, nel deserto o in mare hanno “impresso” sulle rocce terrestri livelli altissimi di isotopi radioattivi. E’ quella, per gli scienziati dell’Anthropocene Working Group, la data d’inizio della nuova epoca.

Non tutti, però, sono d’accordo. C’è chi sostiene che l’Antropocene è iniziato ben 8000 anni fa, con la prima rivoluzione agricola che ha trasformato radicalmente la civiltà umana e ha lasciato un forte impatto sul terreno. Un’altra data topica è il 1610, quando la collisione del Vecchio Mondo con le civiltà del Nuovo Mondo ha lasciato una notevole traccia nella biosfera. La Rivoluzione Industriale, con l’impennata delle emissioni di gas a effetto serra, è il terzo contendente: Crutzen, il “padre” dell’Antropocene, avrebbe preferito partire da lì.

Ma la data indicata dagli scienziati del gruppo di lavoro ha il vantaggio di coincidere con la forte accelerazione degli anni Cinquanta, quando tutte le attività umane, a partire dalla fortissima crescita demografica hanno cominciato a prendere velocità. “Come ogni confine geologico, la data non è un marcatore perfetto, ma è un’opportunità per evidenziare dove sia partito il cambiamento a livello planetario a opera dell’uomo”, ha fatto notare Zalasiewicz, presidente del gruppo di lavoro. La decisione, in poche parole, non è solo geologica, ma anche storica. E gli anni Cinquanta sono storicamente il punto di svolta per la colonizzazione della Terra da parte dell’umanità.