Siamo entrati nell’era della trasparenza. Aumentata, digitalizzata, istantanea e presente ovunque, la condizione digitale suscita una nuova forma di comunità virtuale molto particolare. I nostri telefonini intelligenti ci rendono nodi di un ipertesto globale. Siamo immersi nel Cloud Computing, Internet of things, Big Data, Twitter e così via. La connettività costante è radicalmente immersiva. Certo riduce il sentimento di solitudine perché siamo sempre e ovunque raggiungibili.

La tracciabilità inizia dal cellulare. Un’architettura tecnica è in grado di seguirci geograficamente in un Paese, con tutti i relativi dettagli, potenzialmente una tecnica di controllo assoluto. Oggi siamo completamente trasparenti: un uomo connesso, non è un uomo indipendente. E’ un uomo che è sempre più conosciuto dalla macchina, l’elettricità illumina il nostro essere in una maniera completamente nuova e noi non siamo preparati.

Si tratta di un mutamento di civilizzazione. La base di questo cambiamento viene dal matrimonio del linguaggio con l’elettricità. Ogni volta che il linguaggio umano cambia di supporto cambia l’etica. L’elettricità unisce tutto e apre tutte le barriere, mentre la scrittura aveva invece creato divisioni, categorie, separazione e etica individuale.

Nell’occidente dopo secoli di privacy, acquistata penosamente durante 200 anni di guerre di religione e di cambiamenti politici, la gente sta perdendo il controllo della sua intimità. Sempre più persone sanno ormai d’essere “tracciate” ovunque, però non hanno forse bene capito che l’invasione va molto oltre lo sfruttamento dei dati personali inseriti in Facebook o divulgati da Twitter. Una sorta di trasparenza di ciascuno di noi cresce nella moltiplicazione di dati e reti personali, attraverso social network e sistemi di riferimenti automatizzati sulle nostre attività sociali, economiche e culturali. I dati di tutti i nostri movimenti e azioni on e off-line – e fra poco tempo, pure dei nostri pensieri e sentimenti – vengono continuamente archiviati nelle banche di dati del mondo. Al tempo dei Big Data, basta sviluppare un programma che sceglie configurazioni di dati pertinenti per estrarre un’informazione che può servire a chiunque. Questa presenza di dati potenzialmente estraibili su ciascuno di noi è quello che chiamo l’inconscio digitale.

L’inconscio digitale si caratterizza per la sua portata globale, per la straordinaria velocità attraverso cui consente l’accesso alle informazioni, per la possibilità istantanea di raccogliere e far emergere al livello cosciente una considerevole collezione di dati, correlati in diverse configurazioni in tempo quasi reale.

Inoltre, la vita emozionale sulla rete è enorme. La gente sente sempre bisogno di condividere sempre più dettagli su di sé e sulla politica. La rete infatti manca di pudore. Però non si tratta solo degli “amici” di Facebook, o dei siti d’incontro, o dei nuovi disordini amorosi, ma di tutta la società in movimento, della politica su Twitter, o delle avventure virali di YouTube. I social media trasportano emozioni e le fanno condividere. Funziona come un sistema integrativo di pulsioni, desideri, frustrazioni pure, che circolano alla velocità della luce. I grandi movimenti a partire dalla Primavera araba, via Occupy Wall Street e Los Indignados, sono stati emozioni collettive e connettive che hanno attraversato frontiere e culture. A partire dalla metafora del sistema limbico organico dell’uomo, voglio esplorare le condizioni di nascita, di comunicazione e di sviluppo delle emozioni sulla rete. Nei media collegati alla rete, ad esempio, esistono numerosi eventi cognitivi ed emotivi che percorrono da persona a persona motivando ciascuno alla condivisione di esperienza e pure all’azione politica. Dobbiamo concedere che oggi la mappa geopolitica del mondo intero è stata cambiata dall’arrivo, tramite la rete, sulla scena politica di una nuova classa politica, di un nuovo attore: la massa interattiva. Non è più la massa anonima e amorfa del passato, quella della “Silent Majority”.

Ora la maggioranza non tace più. La massa interattiva è il tipo di massificazione umana costituito dalle connessioni fra tanti individui che possono rispondere a loro modo ad una qualche situazione. È una massa connettiva, non banalmente collettiva. Possiamo immaginare pure con Manuel Castells, che si tratta della collaborazione fra tanti “mass individuals”. Le relazioni che si stabiliscono fra individui connessi, tra persona e persona, sono molto più complesse e più articolate rispetto a quelle della folla o della massa anonima. Possiamo immaginare la situazione presente di chiacchierata infinita della rete come la moltiplicazione all’infinito delle conversazioni del caffè.

Questi mutamenti sociali investono strategie e pratiche relazionali e identitarie nei territori mediali della contemporaneità, con particolare attenzione alla ridefinizione della distinzione tra pubblico e privato nel contesto conversazionale connesso dei siti di Social Network, e all’emersione di forme inedite di intimità e di espressione delle emozioni che sostanziano l’azione e l’interazione sociale. Questa nuova condizione di condivisione in tempo reale di informazione, di sentimenti e opinioni di ciascuno, a suo modo richiede un ordine emozionale che chiamo il sistema limbico sociale.

Il problema principale non è legato all’uso etico delle tecnologie, benché questo sia senza dubbio preoccupante. Il problema fondamentale è che, come al solito, la tecnologia cambia l’etica propria. Per mezzo delle tecnologie elettriche, l’etica della persona individuale diviene quella della persona sociale. Dobbiamo essere preparati, ricevere una corretta educazione ed alfabetizzazione perché fino ad ora niente vieta niente in rete. In Rete non c’è un codice di convivenza civile. La mia ambizione durante mio intervento a Pistoia-Dialoghi sull’Uomo sarà di proporre gli elementi di un’etica di condivisione e di trasparenza ormai irrinunciabile.