La scienza ci ha abituato a trovare risposte ai nostri perché. Ma il metodo scientifico è fatto apposta per far aumentare le domande che ci possiamo porre davanti alla realtà. «Se aggiungo nuovi modi di pensare all’interno della mente umana, aumento in maniera esponenziale la capacità di pensare e di rispondere a nuovi problemi, quindi a innovare. E non c’è dubbio che l’esperienza sia in grado di espandere la capacità di pensiero e di immaginazione».

Ne è convinto Lucio Biondaro, che attorno a questa intuizione ha creato Pleiadi, azienda che si occupa di divulgazione della scienza, con un metodo basato sull’esperienza, semplice ma coerente con il rigore scientifico, per tutte le scuole, dall’infanzia fino ai master in comunicazione della scienza. «Fin dagli anni dell’università, con Alessio Scaboro, abbiamo verificato che l’attività scientifica prescinde dalla sua comprensione, mentre ogni ricercatore sa che il suo compito è esaurito solo quando la sua ricerca è capita», ricorda Lucio, che dopo la laurea in fisica si è dedicato, sempre insieme ad Alessio, a questa mission, che nel 2011 si è trasformata in un business.

«L’immaginazione è limitata dall’ambiente e dall’esposizione culturale – prosegue Lucio, oggi 33enne -, ma non è altro che un “muscolo” che può essere allenato con il giusto approccio». E il giusto approccio per Pleaidi è la sperimentazione, il toccare con mano la scienza, replicando il metodo scientifico: il “fare” diventa una via per comprendere le cause di quello che ci succede attorno, ma attraverso un’attività maieutica permette anche di far emergere interrogativi e di espandere la conoscenza, «dando un valore positivo anche all’errore, che non è una sconfitta ma uno stimolo a individuare la soluzione giusta», aggiunge il presidente Gianni Perbellini. D’altra parte, per loro, la scienza è il metodo per organizzare la curiosità.

Pleiadi è all’avanguardia in Italia in un ambito che non è semplice divulgazione, ma un approccio scientifico all’apprendimento: quest’anno ha già raggiunto circa 100mila ragazzi in attività scolastiche, più altri 40-50mila in mostre ed eventi occasionali, con l’obiettivo di arrivare a 200mila totali a fine anno, il 60% in più rispetto al 2015. Partita dal Veneto, la società ha dato vita a due affiliazioni a Modena e Palermo e punta a espandersi presto a Milano, Torino, Udine e Roma. Sarà possibile partecipare alle attività di Pleiadi in occasione degli Open Innovation Days di Nòva, il 1° ottobre prossimo a Padova: nell’Orto botanico sarà allestito un villaggio dell’innovazione con laboratori e attività per bambini, docenti e genitori.

All’insegna del “fare per capire” sarà possibile così scoprire i meccanismi alla base delle previsioni meteo, oppure partecipare a una mini-redazione per comprendere le dinamiche che portano alla realizzazione di un quotidiano, o ancora andare alla scoperta del mondo di batteri e microbi attraverso la risoluzione di un caso modello Csi.
«Il ragazzo diventa protagonista dell’apprendimento e si mette in gioco: se non si limita a comprendere il fenomeno e inizia a porsi domande e ad allargare l’orizzonte, vuol dire che abbiamo fatto centro, che abbiamo innescato un processo di cambiamento e di innovazione», spiega Biondaro: per fare questo è fondamentale creare un ambiente positivo dove il bambino sa che può provare e ragionare libero da giudizi. Per questo è necessario trattare i bambini come persone adulte e individui pensanti ed è utile destruttrare la classe.

È un approccio che può essere utile anche in azienda, tanto che Pleiadi ha avviato attività specifiche di formazione aziendale. Il metodo scientifico di sperimentazione, di condivisione dei problemi e delle possibili soluzioni è fondamentale anche in azienda. Da una parte, sottolinea Perbellini, «l’Industria 4.0 di cui oggi tanto si parla altro non è che l’andare oltre la semplice tecnologia acquisendo la capacità di comprenderla appieno e di governarla per poterne adattare le potenziali applicazioni nei processi produttivi».

Parallelamente l’azienda deve recuperare una relazione con il territorio che è andata perdendo: la riscoperta dei valori dell’imprese e della ricerca deve passare anche attraverso una trasmissione di valore e di benessere al territorio. L’”impatto educativo” dell’azienda, che Biondaro individua come uno dei pilastri della sostenibilità aziendale, non può prescindere dalla comunicazione efficace.