L’annuncio di Foxconn di voler rimpiazzare 60mila lavoratori con robot in grado di replicare le attività di assemblaggio di smartphone e computer è il segnale della velocità con cui le nuove tecnologie stanno conquistando spazi rilevanti nell’ambito della produzione industriale di tipo tradizionale. Lavori ripetitivi come l’assemblaggio di componenti elettroniche o la saldatura di scocche di automobili vengono affidati alla tecnologia anche in paesi dove il costo del lavoro è più contenuto. L’innovazione tecnologica sta soppiantando attività routinarie grazie a forme di automazione sempre più economiche e intelligenti. Non mancheranno in futuro opportunità di lavoro per chi saprà adattarsi: oltre al settore delle nuove tecnologie, un nuovo mondo di servizi alla persona – dall’assistenza agli anziani al coaching personalizzato – offrirà occasioni inedite di occupazione per le generazioni a venire. Tutto così scontato?

Non proprio. E l’Italia potrebbe essere un laboratorio interessante per elaborare scenari originali. Nel nostro paese le nuove tecnologie della manifattura digitale, dal robot alla stampante 3D, stanno conoscendo un certo successo presso un plotone di piccole e medie imprese che già oggi li utilizza in modo consapevole. Più che sfruttare le tecnologie per rendere più efficienti produzioni di tipo seriale, artigiani tecnologicamente all’avanguardia sfruttano le opportunità del digitale per dilatare la propria capacità di personalizzazione del prodotto. Invece di perseguire le tradizionali economie di scala tipiche della produzione di serie, questi produttori del nuovo Made in Italy hanno affrontato la concorrenza internazionale promuovendo varietà dei prodotti e logiche di personalizzazione. Magari si produce meno, ma si produce meglio, con maggiore attenzione alle effettive richieste della domanda. Un’economia del “su misura”, parafrasando il titolo del libro del libro appena pubblicato di Paolo Manfredi.
Gli esempi di questo incontro virtuoso fra tecnologia e saper fare della tradizione non mancano. Nel mondo della moda si stanno rapidamente diffondendo tecnologie come lo scanner 3D e il digital mirror per rendere più veloce e accurata la misurazione del corpo umano e visualizzare la resa di un determinato modello in combinazione con un dato tessuto. In un comparto apparentemente tradizionale come quello della gioielleria, si utilizzano già da una decina d’anni stampanti 3D per la produzione di modelli sacrificali per la fusione a cera persa. Nel mondo del mobile e dell’arredo, frese a controllo numerico e macchine per il taglio laser stanno aiutando le imprese, anche le più piccole, a offrire prodotti su misura destinati a mercati come il contract. Per non parlare del mondo della meccanica strumentale e della componentistica dove si moltiplicano gli esempi di imprese italiane che fanno della “sartorialità” il proprio punto di forza.

In tutti questi casi, che le statistiche ci dicono essere tutt’altro che marginali, la combinazione fra saper fare tradizionale e nuove tecnologie rappresenta un tratto originale del prodotto italiano che il cliente internazionale riconosce e apprezza. In un mondo di merci standardizzate, produrre oggetti in grado di rispondere alle richieste della domanda internazionale grazie a un mix di artigianalità e tecnologie innovative costituisce un atout da valorizzare. Preferibilmente avviando investimenti in tecnologie ad hoc e mettendo a punto modelli gestionali in grado di portare questo valore al mercato globale.

Un’analisi dei casi di successo di questo nuovo Made in Italy suggerisce alcune prime indicazioni. La prima riguarda la digitalizzazione del prodotto. Per poter garantire varietà a costi ragionevoli le aziende devono investire nella messa a punto di cataloghi e progetti digitali per affrontare il tema delle varianti in modo economicamente sostenibile. Marrone, produttore di blocchi cucine per la ristorazione di alta gamma, sviluppa soluzioni su misura a partire dalle richieste degli chef grazie a un catalogo di oggetti digitali che velocizzano la composizione di una soluzione personalizzata. Un secondo aspetto riguarda la comunicazione e il commercio elettronico. Per arrivare sui mercati internazionali, i prodotti della nuova artigianalità italiana devono essere comunicati e proposti in modo innovativo, prima di tutto in rete. Berto Salotti, unica azienda italiana che Google ha citato nei festeggiamenti del suo quindicesimo “compleanno” di attività, ha investito da tempo in un canale Youtube che racconta il saper fare all’origine della qualità offerta dall’azienda. Un terzo terreno riguarda la possibilità di rendere intelligenti e connessi gli oggetti della tradizione manifatturiera del paese. Un buon esempio, in questo caso, viene dal mondo delle biciclette dove una start up lungimirante, Zehus, ha messo a punto un dispositivo da inserire nella ruota posteriore in grado di garantire una pedalata assistita. Oggi produttori di piccola taglia, come Mopbike o Colussi, possono proporre al mercato biciclette intelligenti grazie a tecnologie pensate per un utilizzo universale.

Quelli citati sono esempi che raccontano una manifattura in grado di valorizzare un patrimonio consistente di cultura materiale attraverso la sua ibridazione con tecnologie sempre più accessibili. Parlano di un nuovo rapporto con la domanda, fatto di interazione e dialogo. Mettono in evidenza modi nuovi di generare valore economico, saldando insieme valore materiale e immateriale del prodotto. Questa nuova artigianalità tecnologicamente all’avanguardia costituisce uno degli aspetti più interessanti del nostro sistema economico e testimonia la possibilità di una declinazione in chiave umanistica delle tecnologie della terza rivoluzione industriale. Un modello da incoraggiare e da promuovere in chiave internazionale.