“Le sabbie di Marte” è il titolo di un famosissimo romanzo di Arthur G. Clarke del 1951 con cui, l’anno successivo, è partita una fortunata e longeva serie di fantascienza, tuttora esistente. Innumerevoli poi i film dello stesso genere, soprattutto nel decennio 1950-1960, in cui le dune marziane giocano un ruolo fondamentale, nascondendo pericoli di ogni tipo creati dalla fantasia degli autori. Anche il recentissimo film “Il sopravvissuto” ci fa vivere oltre due ore, con un realismo impressionante dovuto alla collaborazione con Nasa, in quel mondo ed è proprio a causa di una tempesta di sabbia che il protagonista “naufraga” sul pianeta rosso e se la vedrà assai brutta prima di poter tornare sulla Terra.

Venendo a noi e a un caso ben poco fantascientifico, le sabbie rosse di quel pianeta sono un bel puzzle e un possibile insidioso pericolo per astronauti e anche per i sofisticati robot che mandiamo sul pianeta. Sostanzialmente simili ai granelli terrestri delle nostre spiagge, magari un po’ più rossi per la presenza di parecchio ferro, quelli marziani si esercitano in vere e proprie tempeste, simili a quelle dei nostri deserti, in cui possono raggiungere velocità anche notevoli, oltre 100 chilometri all’ora.

Un primo effetto è quello di diminuire la visibilità, un secondo è quello di creare problemi di impatto fra i granelli e la superficie dei mezzi spaziali, una sorta di microsmerigliatura cosmica e, più temibile di tutti, esiste anche la possibilità che ci siano scariche elettriche importanti, a causa del formarsi di una differenza di potenziale elettrico fra le parti superiori e inferiori della nube di sabbia.  Il pericolo è notevole, pensiamo all’elettronica sofisticata che usiamo oggi che si trovi colta da una scarica elettrica, una specie di microfulmine da 20.000 volt, come è stato osservato qui sulla Terra ad esempio nelle emissioni polverose di vulcani. Nelle nubi di gas lapilli e pezzi di lava scagliate in cielo durante le eruzioni si notano infatti spesso fulmini dovuti all’agitazione proprio dei granelli di polvere.

Con tutti i problemi che ci sono per andare e restare su Marte chi l’avrebbe mai detto che un pericolo mortale poteva venire proprio dalla sabbia? Ce lo spiega Francesca  Esposito che da anni a Napoli, nei laboratori Inaf, studia il comportamento delle polveri e realizza strumenti che vanno nello spazio a misurarle.

Sappiamo molto poco di come mai su Marte ci siano le tempeste d sabbia che si osservano, dai piccoli vortici, gli “spiritelli”, alle grandi tempeste che caratterizzano proprio una delle stagioni marziane. Sulla Terra è il vento che crea questi fenomeni nei deserti, ma su Marte? Lì l’atmosfera è molto più leggera ed è vero che la gravità è molto minore, e quindi è più facile far volare un granello di sabbia, ma un vento come quello che si osserva sul pianeta non sembra sufficiente per scatenare la tempesta. L’innesco del fenomeno potrebbe essere, la Esposito sottolinea potrebbe, uno scatto del vento marziano a 100 chilometri all’ora, anche per pochi secondi, questo farebbe partire la tempesta che poi si sosterrebbe con venti molto più deboli, anche di una trentina di chilometri all’ora. Le particelle leggere volano più alte e quelle pesanti più basse, per via della gravità, e i due strati formano idealmente un condensatore che poi può scaricare con un fulmine. E allora addio elettronica.

Per confermare o smentire questa ipotesi con il suo team va da 3 anni nel deserto del Marocco, Sahara Occidentale, per studiare quel che succede qui sulla Terra e perfezionare gli strumenti che a marzo voleranno con il satellite europeo Exomars2016. E’ infatti la responsabile, assieme a Stefano Debei dell’Università di Padova, dell’esperimento Dreams. Sul pianeta rosso, a ottobre 2016, Exomars lancerà una capsula contenente attrezzature e strumenti per misurare l’atmosfera. Fra queste spicca appunto Dreams, realizzato e assemblato nei laboratori padovani del Centro attività spaziali, Cisas. E’ una piattaforma che porta una vera e propria stazione metereologica molto sofisticata composta da sei strumenti per misurare temperatura, umidità, pressione, vento, irradiazione solare, trasparenza.  Una volta arrivato sul pianeta gli strumenti, per 48 ore finché avranno energia elettrica, misureranno il misurabile della tenue atmosfera marziana. “Saranno due giorni di passione”, conclude Francesca Esposito, e l’entusiasmo di questo team di una cinquantina di persone: italiani, francesi, spagnoli, inglesi, finlandesi sprizza letteralmente fuori dal tono delle sue parole. Per poter studiare al meglio il fenomeno su Marte, Dreams arriverà proprio nel mezzo della stagione delle peggiori tempeste di sabbia. La scienza a volte sembra voler farsi del male.