Nel 1936 Charlie Chaplin fece il suo noto film denuncia «Tempi moderni», una critica sociale in cui un operaio metalmeccanico, stremato dal ritmo frenetico e ossessivamente ripetitivo della catena di montaggio, finiva per perdere la ragione.
Sebbene condizioni simili esistano ancora, la percentuale di persone che lavora in queste condizioni si è ridotta in grande misura grazie agli effetti benefici della automazione.
La parola Robot è stata coniata da un pittore ceco, Josef Capek, ed usata nel 1920 del fratello Karel in una commedia in cui una fabbrica produceva degli esseri viventi semplificati chiamati Robot e destinati ad assistere gli umani nelle loro attività. Da allora si è usato il termine Robot per indicare androidi antropomorfi e, per estensione, macchine che svolgono compiti ripetitivi sotto la supervisione umana o di sistemi di intelligenza artificiale.
Si è passati da una visione distopica all’altra: da persone alienate nella esecuzione di lavori materiali infinitamente ripetitivi a macchine che sostituiscono integralmente l’uomo in qualunque attività materiale.
Le cose, però, non sono andate così. Le macchine, i robot, hanno sostituito l’uomo in compiti altamente ripetitivi, in contesti con un elevato grado di standardizzazione e parallelismo, e gli uomini si dedicano perlopiù ad attività meno ripetitive ed alienanti, da quelle creative a quelle di controllo, supervisione ed intervento. Le persone hanno imparato a lavorare con le macchine, a far lavorare i robot.
Analogamente, l’immagine che molti di noi hanno della burocrazia d’ufficio, del lavoro immateriale, è di esecuzione di operazioni ripetitive: controllo di documenti, compilazione di qualche dato, timbro ed inoltro ad altro ufficio. Il lavoro del “posto fisso” celebrato nel film «Quo Vado?» di Checco Zalone.
L’analisi ripetitiva di documenti, la ripetitiva compilazione di campi, l’operazione ripetitiva di verifica, la fornitura ripetitiva di informazioni sono esempi delle attività immateriali in cui l’intelligenza artificiale troverà applicazione automatizzandone le funzioni.
Credo che siano eccessivi i timori di una generalizzata sostituzione di lavoro concettuale umano da parte di sistemi di intelligenza artificiale. Credo che in analogia a quanto accade con i robot per le cose materiali, emergerà un fenomeno simile con degli infobot per le cose immateriali. Dove il valore sarà la produttività del compito, entrerà l’intelligenza artificiale.
Imparare a lavorare con sistemi di Intelligenza artificiale sarà una nuova abilità richiesta alle persone, così come lo è stato saper lavorare con strumenti di automazione materiale. Le persone continueranno a svolgere i lavori in cui il valore sarà la creatività e l’esecuzione di attività non di routine.
Verranno così applicate tecnologie cognitive per svolgere compiti ripetitivi e per analizzare quantità di dati altrimenti non esaminabili da umani se non con l’ausilio di modelli statistici. Ogni sistema usato da persone avrà delle funzioni cognitive spesso rese da una intelligenza artificiale in cloud, l’AI sarà un servizio come il cloud, con AI private, pubbliche ed ibride.
Impareremo a lavorare con gli infobot così come abbiamo imparato a lavorare con i robot e, guardando indietro, ricorderemo come alienanti quelle attività che ci hanno costretto dietro una scrivania per settimane, anni, decenni sempre uguali a se stessi.