Parleremo in modo sicuro con l’automobile e il condizionatore farà lo stesso con il termostato. Con un clic, pagheremo e contemporaneamente apriremo la porta di una stanza d’albergo oppure abiliteremo il pagamento rateale di un giornale web.

Ci sono questi tra gli scenari che avranno la crittografia come attore fondamentale, in un prossimo futuro: per accompagnare a un nuovo livello di maturità la comunicazione uomo-macchina e l’internet delle cose.

Prendiamo le automobili. «Già adesso gli oggetti per aprire e chiudere le auto a distanza usano la crittografia. Il suo algoritmo è stato scoperto debole, però, tanto che i ladri hanno imparato ad aggirarlo. Ma anche se poi i produttori l’hanno corretto, adesso si attende il prossimo passo: algoritmi più robusti, per supportare interazioni più complicate e critiche rispetto ad apertura/chiusura», dice Massimiliano Sala, docente all’Università di Trento e tra i massimi esperti europei di crittografia. «Non si sa se arriveremo davvero a mettere in modo un’auto con un clic su un’app del cellulare; ma altre interazioni delicate sono comunque allo studio da parte di tutti i produttori di componentistiche per automobili. Tanto che Bosch ha voluto acquisire Scrypt, spin off dell’università tedesca di Bochum e specializzata in crittografia».

«Immaginiamo per esempio un app che ti dica, quando sei a casa, quanta benzina ci sia ancora nel serbatoio. Tu non vuoi che lo sappiano anche i malintenzionati…», continua Sala.

«Cominceranno a utilizzare la crittografia anche le comunicazioni tra componenti diverse dell’automobile, man mano che cresce la loro intelligenza e l’automazione». L’industria certo vorrà evitare i pericoli illustrati durante l’ultimo Defcon di Las Vegas (quest’estate), quando gli esperti di sicurezza hanno dimostrato che è possibile intrufolarsi a distanza nei sistemi delle auto e inviare loro comandi per farle accelerare o frenare.

«Una branca della crittografia, detta “lightweight”, sviluppa algoritmi leggeri, in grado di entrare in dispositivi che hanno poche risorse hardware: l’ideale per proteggere le comunicazioni di piccoli componenti interni delle auto», spiega Sala.

«Idem per l’internet delle cose; la ridda dei sensori che sta entrando negli elettrodomestici e a casa. Già questi utilizzano la crittografia, che però spesso è debole, facilmente aggirabile. Dovrà rafforzarsi, nella misura in cui si diffonderanno gli elettrodomestici smart nelle nostre case». Il rischio da evitare è che hacker possano aprire le porte dotate di serratura digitale o collegarsi alla videocamera di sorveglianza per vedere se c’è qualcuno a casa (o spiarlo). Sono possibilità mostrate all’ultima Black Hat Conference, di questa estate, a Las Vegas

Altro scenario futuro, secondo il docente, coinvolgerà l’algoritmo alla base del bitcoin, il quale è utilizzabile per vari tipi di transazioni (e non solo per il semplice scambio di questa valuta virtuale). «Sono già state sviluppate tecniche per integrare, via script, contratti all’interno di una transazione basata su algoritmo bitcoin. Per esempio: nel momento in cui pago in questo modo il noleggio di un bene o servizio, accetto automaticamente un contratto che mi toglierà ogni mese dal conto una certa cifra». Finché il sistema trova soldi sul conto, lascia accessibile all’utente quel bene o servizio. Immaginiamo per esempio l’abbonamento a un giornale online o a sito streaming di musica o film. Il tutto in modo automatico e diretto, dopo aver autorizzato la transazione tramite il borsellino elettronico contenente la valuta. Senza dover compilare moduli o fornire i dati della carta di credito.

«Il contratto potrebbe anche essere tale da far scattare automaticamente una penale qualora io violi certe condizioni stabilite», dice Sala. «Ancora più semplice: vado in un albergo che è tutto automatizzato, senza personale; mi avivicno a una stanza che ha una serratura elettronica con un codice QR stampato sopra. Con un’app, posso usare quel codice per far partire una transazione bitcoin con cui pagare e nello stesso tempo aprire la porta».