Si avvicina a grandi passi l’era del “teletrasporto biologico”, cioè la possibilità di trasmettere letteralmente forme di vita (prima semplici, poi forse sempre più complesse) via internet. Ossia di digitalizzare virus e cellule – o meglio il loro Dna o Rna –, trasmetterle via internet e ri-assemblarle in un altro luogo, usando appositi strumenti. Ad aprire a questa possibilità è, una volta di più, l’“enfant terrible” delle biotecnologie, Craig Venter.

“Mr. Genoma” – come venne battezzato dalla stampa diversi anni fa,  dopo aver sequenziato per primo il genoma umano con la sua compagnia di allora, la Celera Genomics – ha infatti pubblicato assieme ad altri studiosi su “Nature Biotechnology” un paper che illustra nel dettaglio il suo “Digital-to-Biological Converter” (Dbc), il dispositivo che dovrebbe appunto consentirgli di realizzare il teletrasporto biologico. Per ora il Dbc stampa proteine, e l’azienda di Venter, la Synthetic Genomics, lo ha già utilizzato per sintetizzare un virus in remoto; Venter e colleghi sarebbero inoltre in procinto di fare lo stesso con la cosiddetta “cellula minimale” (un precedente progetto di Venter, che ha realizzato una cellula artificiale contenente il minor numero possibile di geni, 473, il “minimo sindacale” affinché una forma di vita riesca a funzionare e perpetuarsi). E, mentre una stampante utilizza cartucce di toner, il Dbc dispone di bottiglie di sostanze chimiche; il prototipo di Venter può ricevere rappresentazioni digitali di sequenze di Dna via internet o anche via onde radio e le può ricostruire sul posto utilizzando adenina, citosina, guanina e timina (le quattro basi che costituiscono il Dna), assieme all’uracile, che si trova invece nell’Rna.

In sostanza, la macchina riceve sequenze digitalizzate di Dna o Rna (in altre parole, un file), le assembla e le usa poi per produrre le relative proteine. Il Dbc è dotato di braccia robotiche che trasferiscono il Dna da modulo a modulo, aggiungendo in modo automatico reagenti per ricavare proteine dai geni in questione. Il Dbc costituisce sotto molti aspetti l’integrazione di svariati strumenti sviluppati e utilizzati dalla biologia sintetica, una disciplina relativamente giovane che si occupa dell’assemblaggio di nuove forme di vita a partire da quelle esistenti.

Secondo Venter il Dbc rappresenta semplicemente una versione più lenta e più grande dei meccanismi usati dalle cellule per produrre proteine. In realtà, esiste una sorta di precursore del Dbc chiamato BioXp 3200, che può costruire Dna (ma non può ricevere dati; si tratta comunque del primo strumento in grado di stampare e clonare Dna). Venter vorrebbe perfezionare il Dbc e utilizzarlo per lanciare una vera e propria rivoluzione in medicina, in modo che tutte le cliniche e gli ospedali finiscano per possederne uno.

Al momento il Dbc si è dimostrato in grado di produrre sequenze di Dna e Rna da cui il dispositivo ha poi ricavato il vaccino per l’influenza aviaria, alcuni tipi di vaccini basati sull’Rna (il tipo di acido nucleico utilizzato da alcuni virus), anticorpi polipeptidici (in pratica proteine di piccole dimensioni) usati come farmaci, come l’Abatacept (utilizzato per trattare l’artrite reumatoide), il Ranibizumab (per il trattamento di alcune forme di degenerazione maculare), il Trastuzumab (usato per la cura del tumore al seno) e virus batteriofagi (cioè capaci di attaccare e distruggere batteri).

Prima della nascita degli antibiotici, in Russia e nell’Europa dell’Est per combattere le infezioni si usava la terapia fagica, cioè basata appunto sui batteriofagi. Secondo Venter e colleghi in futuro sarà possibile sequenziare rapidamente il genoma di un batterio che sta infettando un paziente e sintetizzare un virus batteriofago su misura; il tutto ovviamente a distanza. Il che rappresenta un’interessante possibilità, in un epoca come la nostra, in cui gli antibiotici stanno cominciando a perdere efficacia a causa della crescente resistenza che i batteri stanno sviluppando.

Venter avanza anche la possibilità che in futuro, durante un’epidemia in un’area remota, la popolazione non infetta possa scaricarsi i dati per la produzione di un vaccino da internet e produrselo in casa in pochissimo tempo. Ma sta anche lavorando alla portabilità della macchina usando nuove tecnologie come i cosiddetti “Lab-on-a-chip”, cioè chip che integrano diverse funzioni e che possono ad esempio effettuare analisi genetiche in parallelo (veri e propri micro-laboratori, insomma). Anche l’efficienza deve essere migliorata: il processo di sintesi di Dna è estremamente dispendioso, nel senso che la maggior parte dei materiali biologici utilizzati finiscono con l’andare persi. Ovviamente, come nel caso di altre tecnologie all’avanguardia, c’è un convitato di pietra, ossia la possibilità che il teletrasporto biologico sia d’aiuto al bioterrorismo, cioè che, una volta perfezionato, il Dbc possa essere usato per assemblare a distanza armi biologiche.