E’ possibile comunicare evitando di utilizzare le parole? Modalità di controllo telepatico o empatico di altri esseri viventi è da sempre uno degli argomenti più sfruttati dalla fantascienza. Eppure la tecnologia di controllo cerebrale, attraverso test sempre più rigorosi sta per diventare utilizzabile in scenari reali, rendendo la manipolazione mentale concreta e inquietante. L’anno scorso, dopo un esperimento iniziale del 2013, alcuni ricercatori dell’università di Washington sono stati in grado di trasmettere i segnali cerebrali di una persona attraverso Internet e utilizzare questi segnali per controllare i movimenti della mano di un altro individuo. L’esperimento è stato definito come un esercizio di “vulcan mind meld, “fusione mentale vulcanica”, la tecnica telepatica impiegata esclusivamente dai Vulcaniani, dr. Spock di Star Treck per intenderci, in cui le menti di due persone diventano una sola entità attraverso il tocco delle dita.

Oggi, stiamo forse entrando in una fase tecnologica, appassionante ma pericolosa in cui il controllo della mente ha assunto una dimensione fisica, scientifica e che rischia di diventare uno stato permanente. È il caso delle tecniche di propaganda teorizzate dal nipote di Sigmund Freud, Edward Bernays, che oggi sono ancora più fattibili anche grazie a piattaforme di comunicazione non-lineare che utilizzano sensori e / o reti mobili / wireless per fornire contenuti (film, musica, immagini, un gioco) specifici al luogo, al tempo e alla condizione di chi li fruisce. In questo contesto le polemiche sulla manipolazione cerebrale sono attuali e l’aspetto più insidioso è la sua applicazione in ambito educativo. Pro e contro si sovrappongono, anche se tecnologia e neuroscienza saranno indubbiamente in grado di migliorare l’insegnamento e la qualità d’apprendimento. Ad esempio, tra i progetti a breve termine di Oculus Rift ci sarebbe quello di favorire l’educazione Stem (science, technology, engineering, and mathematics),  ma non è detto che tecnologie di questo tipo siano totalmente prive di rischi, perché il pericolo di restare “incastrati” in un mondo virtuale manipolato non è da escludere.

Dal punto di vista delle protesi, il controllo cerebrale dimostra di essere innovativo ed efficace. L’estate scorsa Les Baugh, vittima circa quarant’anni fa di un tragico incidente elettrico, è diventato uno dei pionieri nell’ambito dell’ingegneria biomedica, poiché in grado di gestire due protesi robotiche con la mente. Baugh prima di poter utilizzare le braccia prostetiche, si è sottoposto, presso la Johns Hopkins University a un doloroso e unico intervento chirurgico, chiamato reinnervazione muscolare mirata che consiste nella riassegnazione delle terminazioni nervose nelle braccia bioniche.

Una volta ristabilitosi dall’operazione, e dopo pochi giorni di formazione, Baugh è stato in grado di eseguire una serie di attività elementari come compiere alcuni movimenti degli arti, semplicemente pensandoli. Dal punto di vista militare, l’esercito è una delle forze trainanti delle tecnologie emergenti e numerose sono le applicazioni militari in area manipolazione cerebrale. Pochi mesi fa, il  Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency)  ha sostenuto un programma di ricerca con 70 milioni di dollari per sviluppare delle interfacce che permettano l’interazione fra cervello e computer. Il progetto si occuperà di neuro-prostetica, e sarà mirato a ottenere risultati concreti su come, con impulsi elettrici, sarà possibile modificare pensieri ed azioni. Il progetto sarà in grado di trattare alcune condizioni psichiatriche, tra cui la dipendenza, la depressione, e la personalità disturbata.

La ricerca si basa su dispositivi che funzionano da stimolatori cerebrali, che operano sia all’interno che all’esterno del cervello. E’ ormai appurato che farmaci e trattamenti psichiatrici non sono efficienti, al contrario delle neurotecnologie che risultano essere le terapie emergenti più efficaci, anche se eticamente discutibili. Per gli Stati Uniti, che si trovano di fronte a un’epidemia di malattie mentali tra i veterani, con tassi di suicidio 3-4 volte superiori a quelli dei civili, è uno dei tentativi più rilevanti. In un futuro prossimo saremo in grado di orientarci tra Bci (interfaccia cervello-computer), Mmi (interfaccia mente-macchina), Dni (interfaccia diretta neutrale), Sti (interfaccia telepatica sintetica) e Bmi (interfaccia cervello-macchina). Controlleremo apparecchi robotici con la sola mente e avremo nanobot, piccoli droni autoreplicabili, all’interno del nostro corpo, che potranno diagnosticare o curare malattie e che saranno in grado di ricablare molecola per molecola il nostro cervello. Quando? Sembra nella prima metà 2020.