La crisi del 2009? Solo un ricordo per chi pensa ai robot industriali. “Stime prudenziali dicono che fino al 2017 la crescita media annua del mercato sarà del 12%, sostenuta dal significativo incremento in Cina, dal buon incremento in Italia, Spagna, Benelux e Svezia,  oltre allo sviluppo negli Usa – spiega Rezia Molfino, docente al Dimec dell’Università di Genova e presidente della Società Italiana Robotica Industriale (Siri). L’impiego dei robot, poi, sarà di spinta per contrastare la disoccupazione. In base a una ricerca condotta nel Regno Unito da Metra Market, tra il 2012 e il 2016 si avranno da 900.000 a 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro legati proprio ai robot stessi”:

Quant’acqua è passata sotto i ponti da quando Isaac Asimov, nel 1950, nel suo libro “Io robot” declinava in termini fantascientifici il vocabolo ceco “robota”, che sta per lavoro pesante. A poco più di cinquant’anni dalla comparsa del primo robot industriale – si chiamava Unimate ed era stato installato nel 1961 alla General Motors per effettuare saldature evitando rischi per gli operai – oggi il mondo dell’industria si interroga sul futuro di questi fondamentali complementi della manifattura.

Oggi però non si parla solo di salute ma di posti di lavoro e non solo per i nuovi “meccatronici”, i tecnici specializzati. Secondo i dati dell’International Federation of Robotics, solo nel 2011 il milione di robot industriali in giro per il mondo avrebbe dato vita a 5 milioni di posti di lavoro. Peraltro, c’è un’altra graduatoria che fa riflettere: la Cina, che dispone della manodopera a più buon mercato, nel 2013 è in testa come “consumatrice” di robot industriali: il vantaggio competitivo è infatti elevatissimo. Basti pensare che in alcune lavorazioni, come ad esempio nella saldatura di complementi d’arredo metallici, nell’arco di un turno di saldature il rapporto macchina-uomo può essere anche di 10 a 1. Sia chiaro: questi valori si aggiungono al tema della salute, elemento base nella valutazione. Con il robot l’operatore evita l’esposizione ai fumi nocivi che sprigiona la saldatura, non è più soggetto ai traumi da schiacciamento derivanti dal rischio nella movimentazione dei carichi, non è costretto a prolungate posture scorrette per raggiungere punti di difficile accessibilità.

“Oggi in campo industriale i robot sono in massima parte di tipo articolato, più comunemente definiti “antropomorfi”, quindi con sembianze umane – spiega Alessandro Santamaria, amministratore delegato di Roboteco Spa. A differenza dei primi robot apparsi sul mercato, capaci di effettuare sempre e solamente la stessa operazione, ormai abbiamo a disposizione automi multi-scopo, con uno sviluppo vertiginoso della flessibilità d’impiego. In pratica, si tratta di macchine che riescono ad avere una serie di movimenti facilmente controllabili, anche grazie allo sviluppo di software di processo e di metodiche di produzione che ne consentono la programmazione sia in loco che da remoto. A questo punto l’operatore può rimanere tranquillamente seduto in ufficio mentre la macchina opera a distanza”.

Il mixing tra tecnologia e informatica, in costante evoluzione, rappresenta quindi l’arma vincente in un settore che vede l’Italia all’avanguardia nel Vecchio continente. Più in generale la crescita della diffusione di questi supporti è costante, non solo nella produzione di larga scala come l’automotive o gli elettrodomestici ma anche nei settori più classici di piccola-media serie tipiche del tessuto industriale italiano. Esiste infatti un altro vantaggio da non sottovalutare. Il risultato finale di una saldatura effettuata con il robot non è più legato alla condizione fisica dell’operatore, ma è perfettamente riproducibile su una lavorazione in scala. Quindi la qualità del giunto saldato è sempre ripetibile e può essere certificata al variare delle condizioni del manufatto da saldare.

“Inoltre il robot è “intelligente” – fa sapere Santamaria. Può infatti disporre di sensori in grado di adattare i suoi percorsi alle condizioni produttive che possono mutare, ad esempio in caso di dimensioni variabili o deformazioni indotte dalla saldatura. Addirittura può “decidere” che il pezzo appena saldato deve essere scartato e provvede quindi, dopo la saldatura, ad effettuare anche lo scarico in automatico in una ben definita posizione, assegnata ai pezzi da scartare. La “memoria” informatica dello strumento diventa quindi un serbatoio ricchissimo di informazioni, che consentono di tracciare ogni singolo componente nell’ambito di un processo che richiede spazi produttivi sempre più limitati”.

Per il futuro, la sfida italiana nella robotica industriale sarà soprattutto quella di continuare a essere “vincente” nell’intuizione e nella creatività, per sviluppare applicazioni sempre più efficienti nel mondo dei robot. “Qualche tempo fa in Germania è stata realizzata la prima manifattura robotizzata della birra ed è stata sviluppata dagli italiani, perché siamo i più bravi a integrare il lavoro delle diverse componenti robotiche creando applicazioni nuove – conclude Molfino. In un mercato esigente e volubile, con richiesta di prodotti sempre nuovi, a breve ciclo di vita, la produzione deve adattarsi alle diverse richieste in tempi brevi e la robotica sarà sempre più uno strumento essenziale”.