«Gli antivirus sono morti». Parole e musica di Brian Dye, vice presidente di Symantec, l’azienda che produce il celebre Norton AntiVirus. E se lo dice lui c’è da crederci.  Una frase che, in un attimo, spazza via un paio di decenni di certezze, polverizzando campagne pubblicitarie, aggiornamenti, software sempre più complessi. Perché gli antivirus sono morti, e con loro tutto ciò che li circonda.

La frase di Dye è eloquente, e racchiude in quattro parole la disfatta di un settore del valore di oltre 70 miliardi di dollari l’anno che ora è costretto a cambiar pelle per poter sopravvivere: «Gli antivirus sono un business destinato a scomparire».  Secondo il vicepresidente di Symantec, che ha parlato col Wall Street Journal,  «il modello che ha resistito fino a oggi è quello passivo: per proteggere un computer da una nuova minaccia, bisogna aggiornare prima l’antivirus, fargli sapere che esiste un nuovo virus e quindi dargli gli strumenti per difendersi».  E in futuro? «In futuro bisognerà fare in modo che i sistemi di protezione siano attivi, che sappiano da soli individuare una minaccia o un tentativo di hacking, limitandone i danni ben oltre l’infiltrazione iniziale».

Il requiem di Dye agli antivirus ha basi solide, nonostante gli scettici che lo accusano di disfattismo. Non tutti sanno, per esempio, che Norton AntiVirus oggi è capace di difenderci soltanto dal 45% dei possibili attacchi informatici. Che tradotto significa che più di un virus su due di quelli in circolazione si fa beffe del nostro software di protezione e infetta i nostri computer con estrema facilità.

Cosa fare, allora? Scoprire il fianco ai criminali informatici e sperare che non faccia troppo male? Per ora pare l’unica strada percorribile. Anche perché due concetti sembrano essere abbastanza chiari. Il primo arriva proprio dal rapporto sulla sicurezza informatica stilato da Symantec, che quantifica in 1,5 milioni le vittime che ogni giorno vengono colpite dal  cybercrime. Il secondo non ha niente di ufficiale, ma suona tanto come una verità inconfutabile: se un cracker decide di attaccarti, di rubarti l’identità, di infettare i tuoi dati… puoi farci veramente poco. Non c’è antivirus che tenga.

Le aziende  che si occupano di sicurezza informatica, comunque, si riposizioneranno. L’obiettivo sarà spostato dalla prevenzione alla cura. Perché se è inutile cercare di bloccare un cybercriminale che vuole infettare il tuo computer, allora forse è più ragionevole studiare un modo per curare le ferite nel minor tempo possibile e cercando di limitare al massimo i danni. Symantec e gli altri si concentreranno sull’assistenza all’utente infetto. L’industria della sicurezza informatica curerà ammalati, insomma. Perché gli antivirus non funzionano più. Sono morti.