Una giovane studentessa di tecniche di radiologia all’Università di Genova si ritrova suo malgrado a dover vivere l’esperienza di paziente. Dopo aver sostenuto centinaia di persone, ora è lei dall’altra parte in un ruolo nuovo rispetto al passato.

Così la vita di Laura Rossi, 35enne genovese, ha un prima e un dopo. E lo spartiacque è una fredda giornata di marzo del 2014, con la diagnosi che non lascia spazio ad equivoci: linfoma di Hodgkin. Nel pieno del suo tirocinio Laura si ritrova ad affrontare la malattia con le sue paure, i suoi tempi, i suoi linguaggi spesso per specialisti. E allora decide di viverla in modo diverso, lanciando con un video – divenuto col tempo virale – una campagna di crowdfunding per la creazione di un’applicazione. Obiettivo: orientare i pazienti oncologici nel percorso di cure. L’app diventa così attraverso le immagini della protagonista, una storia in video condivisa su migliaia di bacheche. H-maps – questo è il nome del suo progetto, ora divenuto anche startup innovativa – è un modo per trovare un personale senso alle difficoltà e, cosa più importante di tutte, di contributo alle cure. Se sai quel è la strada la meta sembra più vicina, dice Laura nel video realizzato da Samuele Wurtz insieme al team del teatro Altrove di Genova.

«L’idea è nata per caso dalla mia esperienza dopo il primo ciclo di trattamenti. In realtà l’ho sempre avuta in testa: cercare di avere una visione di insieme dell’iter terapeutico», afferma Laura, che dal reparto di ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova è stata supportata per validare questa mappa. «Il progetto consentirà di avere una scansione del percorso per tappe: procedure, analisi, visite, trattamenti», precisa Laura.

Quando le venne in mente di realizzare uno strumento digitale per orientare i pazienti come lei sul percorso di cura, non si sarebbe mai immaginata questo abbraccio collettivo della rete. E invece l’applicazione per mobile è stata sostenuta da centinaia di utenti che hanno dato il loro contributo alla campagna di raccolta fondi: 40.373 euro raccolti da 417 donatori che arrivano anche dall’estero, Francia e Germania in testa. «A gennaio 2017 si parte in versione beta con i pazienti genovesi, poi allargheremo a tutti», conclude con orgoglio Laura.

Video da oscar

La mappa personalizzata sul percorso di cure di Laura Rossi è uno dei vincitori dell’edizione 2016 dei Teletopi, gli oscar del video storytelling: in gara centinaia di progetti italiani che declinano le storie attraverso il video. Quattro categorie per questo premio nato ormai nove anni fa: brand multinazionali e piccole e medie imprese, sociale, community e infine editori, ovvero quelle testate che nascono in ambiente digitale o dalla rete si contaminano.

I vincitori dell’Oscar 2016 parlano anche del saper fare che affonda le radici nella cultura centenaria artigiana italiana, di campioni nella vita e nello sport, di community che partono dal digitale per aggregare in un concerto da guinness dei primati. La premiazione al Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna ha visto trionfare per la categoria brand/Pmi il saper fare artigiano del violinaio cremonese Valerio Ferron, per la categoria community l’impresa da guinness dei primati di That’s Live di Rockin’1000, per la categoria sociale la storia di H-maps, per la categoria editori i campioni nella vita e nello sport di Made in Italy. Menzioni speciali alla video-esperienza a 360 gradi di Gomorra e al canale YouTube per bambini campione di views realizzato dallo Zecchino d’Oro. Voto del pubblico in sala alla storia d’amore e di conti realizzata dall’agenzia Combocut per la startup bergamasca Fatture in Cloud.

L’evento – patrocinato dall’Università di Bologna con la media partnership di Nòva24 (di cui l’autore di questo pezzo è il fondatore, ndr) – ha ospitato anche un laboratorio sul brand storytellng realizzato dal team di Eniday di Eni. A valutare le sestine finaliste una giuria formata da tredici giornalisti esperti e critici televisivi: Diego Antonelli (Rai), Cinzia Bancone (TV Talk Rai3), Alessandra Comazzi (La Stampa), Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Luca De Biase (Nòva-Sole24Ore), Gabriele Di Matteo (Repubblica A&F), Riccardo Luna (AGI), Domenico Naso (Il Fatto Quotidiano), Francesco Piccinini (Fanpage), Tiziana Prezzo (SkyTg24), Alberto Puliafito (Blogo.it e Slow News), Maria Volpe (Corriere della Sera). Presidente di giuria: Carmen Lasorella.

Il team di H-maps alla premiazione con il presidente della giuria, Carmen Lasorella (seconda da sinistra)
Il team di H-maps alla premiazione con il presidente della giuria, Carmen Lasorella (seconda da sinistra)

 

«La qualità del video storytelling italiano è migliorata, anche come proposta complessiva. C’è una cura nell’elaborazione della proposta creativa, c’è una ricercatezza nell’intercettare il proprio target, c’è una sperimentazione nell’efficacia e nell’utilizzo dei linguaggi multimediali», afferma Carmen Lasorella. Ma questa è pur sempre una fase sperimentale. «Siamo all’inizio dell’uso del video immersivo, un po’ come ai primi anni dell’uso della telefonia mobile: la qualità è ancora bassa, ma è interessante portare le persone in un contesto a 360 gradi – afferma Elisabetta Tola, giornalista e collaboratrice di Google News Lab -. Le storie che più funzionano a livello esperienziale sono quelle che consentono all’utente di entrare in luoghi e situazioni che tendono a essere lontane dalla propria realtà: dal campo rifugiati ai luoghi di guerra e fino agli ambienti sportivi da backstage». Diventa tutto più coinvolgente, ma attenzione: l’immersività deve essere sostenibile: «L’importante è non eccedere. In una situazione eccessivamente drammatica e violenta il rischio è che il meccanismo dell’empatia non scatti, lasciando il posto a quello del rifiuto. Occorre un approccio misurato, sperimentando ma con una spiegazione di contesto», precisa Tola. Così ciascuno di noi diventa narratore esperienziale a 360 gradi. «È un modo nuovo per vivere la propria città, il proprio quartiere, il proprio contesto. C’è tutto un filone che porta in scena il pezzetto di vita che ci circonda. È di fatto una forma di racconto efficace».

Il boom del video online

Da fruire in mobilità con smartphone e tablet, da condividere sulle bacheche dei social network, perfino da immergersi completamente attraverso i nuovi visori per la realtà aumentata: il futuro della nostra esperienza di navigazione in rete passerà sempre di più attraverso il video. E quello che stiamo vivendo in questi anni è solo un assaggio. Tutti gli analisti di svariata estrazione e a varie latitudini del mondo concordano su questa rivoluzione video-centrica: saranno i contenuti multimediali – non solo video, ma anche immagini animate, infografiche, infodata, gif di varia natura  – a dominare per l’anno che verrà. Pochi giorni fa lo ha profetizzato anche Forbes in un pezzo a firma di Jayson DeMers, a capo di AudienceBloom, nota agenzia di contenuti media e marketing con base a Seattle: «Gli utenti di social media stanno cominciando a chiedere sempre più contenuti in live streaming e a fruire di contenuti multimediali on demand. Grazie alle migliori prestazioni di Internet e all’ubiquità dei dispositivi mobili il video, soprattutto quello in diretta, è diventato elemento dominante», precisa DeMers. Dalla realtà aumentata alla data visualization, dal live streaming al 360, la testata americana ha messo nero su bianco come il video avrà a che fare con tutti i trend digitali nel 2017.

«Poche persone avrebbero predetto che Pokémon Go si sarebbe imposto, arrivando a guadagnare fino a 10 milioni di dollari al giorno durante il suo picco. Ora la curva è verso il basso, ma quella esperienza è stata la dimostrazione di come gli utenti siano pronti per la realtà aumentata e i vari brand dovranno ripartire necessariamente da questa riflessione», conclude DeMers.

Tre sono i fattori che hanno determinato maggiormente questa esplosione di video online. Il primo è senza dubbio infrastrutturale. Ci coinvolge ma ha un respiro globale. Il digital divide di fatto si assottiglia consentendo una fruizione di contenuti digitali molto migliore.  Il secondo punto è tecnico, perché di fatto i device mobili – smartphone e tablet in testa – oggi consentono una fruizione multimediale migliore rispetto al passato. Strumenti che hanno permesso una maggiore usabilità, che porta anche una fascia più matura della popolazione ad utilizzare i social in modo più intensivo. D’altronde oggi per gli analisti sono proprio i cosiddetti “silver users”, ovvero i navigatori dai capelli d’argento, ad attirare maggiore attenzione: navigano in rete e con una propensione all’acquisto, essendo una fascia alto-spendente.

Il terzo punto è di linguaggio e afferisce gli elementi di emozionalità che la rivoluzione video-centrica porta con sé. Il video è coinvolgente, empatico, permette la realizzazione di storie che generano un elevato livello di engagement, vero e proprio elemento differenziante per distinguersi in rete. «La ricerca sul ruolo delle emozioni è molto avanzata negli Stati Uniti. In Italia questi elementi vengono messi in pratica, anche se con meno consapevolezza. L’innalzamento medio della qualità dei video italiani è speculare all’aumento di questa componente, perché l’emozionalità genera di fatto maggiore viralità», precisa Giovanna Cosenza, docente di semiotica dell’Università di Bologna.

Comunque il tratto comune del videostorytelling è nel continuo rimando a qualcosa di antico: «C’è la scelta di parole riconoscibili senza dubbio, ma c’è anche qualcosa di nuovo: ovvero il linguaggio, la concitazione musicale, la scelta delle immagini. Il più emozionale in questo 2016 è il discorso di Donovan Livingston, studente 26enne di Harvard», racconta Celia Guimaraes di Rainews24, relatrice ai Teletopi 2016. Perché sul palcoscenico del video in rete in questi anni di vita liquida anche uno studente universitario può diventare icona del perfetto storyteller.

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