Arriverà il 16 giugno su Pc e console, ma “Valentino the Game” è già uno dei videogiochi più importanti mai sviluppati in Italia.La simulazione motociclistica della milanese Milestone, intitolata al pluricampione di Tavullia e ordinabile qui (da 69,99 ai 119 euro per l’edizione collector’s), sfoggia tutti i crismi di una celebrazione.Certo, di uno dei centauri migliori di tutti i tempi, ma anche dello studio di sviluppo più strutturato del nostro Paese. Che vista l’occasione, è alla proverbiale prova del 9: da una parte può sfruttare la notorietà di un testimonial in grado di offrire prospettive di vendita mai avute da una produzione italiana. Dall’altra, deve dimostrare di poterne fare a meno in futuro, anche alla luce di pubblicazioni recenti non ineccepibili dal punto di vista tecnico – su tutti, “Sébastien Loeb – Rally EVO”.

I vantaggi dei numero uno. Circa il primo punto, non capita spesso di pubblicare un gioco sul Michael Jordan (italiano) delle due ruote.Motivo per cui al titolo, con un budget promozionale di oltre 1 milione e mezzo di euro, e una produzione che per oltre 2 anni ha coinvolto i 170 dipendenti e quasi 100 impiegati in outsorce, sarà dedicato un bundle Playstation 4 in esclusiva per l’Italia, con console da 1 Terabyte, cover customizzata e i futuri 6 contenuti aggiuntivi già compresi nel prezzo.

Non solo. La dedica al 46 permette di arricchire una licenza, quella del Motomondiale, altrimenti difficile da rinfrescare anno dopo anno. Alle tradizionali modalità della serie “MotoGP”, con la possibilità di viverne le stagioni da protagonisti, il titolo aggiunge due novità consistenti: da una parte l’opportunità di diventare un pilota della VR46 Riders Academy, con l’obbiettivo di entrare nella scuderia del Dottore e impennare verso la gloria, dalla Moto3 alla classe maggiore. Dall’altra quella di ripercorrere in prima persona l’epopea sportiva di Rossi: attraverso la “Rossipedia”, per scoprire tutti i segreti di caschi e livree, oppure nella “Rossi Story”, che dopo video esclusivi con testimonianze del campione permette di riprodurne le gesta più note in 20 sfide distribuite fra il debutto in 125 e la stagione più recente in MotoGP.Perché in fondo, come fa notare il lead programmer, Michele Caletti, «Valentino è anche la storia della MotoGP e il gioco non a caso arriva al ventesimo anniversario della carriera di Vale e al quindicesimo della categoria, nata nel 2002».Ancora, celebrazioni. Che il videogame promette di officiare con motociclette e materiali diversi per fisica e fattura, fra 110 piloti dei roster ufficiali 2015 e ‘16 e altri 70 delle classi d’altri tempi – 125cc, 250cc e 500cc – e con i 18 circuiti ufficiali del Motomondiale più 5 storici.Per questo e per le sue 21 modalità di gioco, di cui 8 online fino a 12 utenti, “Valentino the Game” si vende come «il motociclistico più completo di sempre». E a pieno titolo. Perché all’audio migliorato, vero tallone d’Achille delle produzioni Milestone, e a una grafica finalmente current-gen, aggiunge anche competizioni flat-track, sorta di motocross su ghiaia finissima organizzate da Rossi nel suo circuito di allenamento a Misano, e gare di rally, che il 9 volte campione del mondo bazzica con regolarità.

I rischi di essere i numeri uno

Convincente per completezza e appeal commerciale, “Valentino the Game” lo è meno per l’utilizzo di un motore di gioco con qualche anno sulle spalle. «Si tratta del Jam Engine, di nostra proprietà – spiega Caletti – per due anni un team di programmatori dedicato ha apportato migliorie alla struttura già usata nei precedenti “MotoGP” o in “Sébastien Loeb”. Oggi il motore gestisce ambienti più dettagliati, vegetazioni più ricche, un maggior numero di persone sugli spalti, una fisica delle moto rivista personalmente da Rossi e le cadute, che prima di un’animazione ad hoc riproducono lo scossone al pilota.Sapevamo dell’amore di Valentino per i nostri giochi, ma ci hanno stupito la sua attenzione ai dettagli e la disponibilità di tutti i collaboratori dell’Academy. Abbiamo trascorso giorni interi nel suo ranch, a Tavullia, provando il gioco con lui, Nicolò Bulega o Alessio Salucci, e abbiamo lavorato molto su qualsiasi aspetto non li convincesse».Croce e delizia, a onor del vero: dopo 20 anni di attività, 50 pubblicazioni, un bilancio 2015 chiuso con un ricavo di 22,7 milioni di euro e un utile netto di 2 milioni, con “Valentino the Game” Milestone ribadisce l’intenzione inaugurata con “Sébastien Loeb Rally EVO” di affiancarsi a personaggi di primo piano, sfruttandone non solo l’immagine, ma anche la consulenza.Che il destino del più importante studio videoludico italiano, fra i leader internazionali dei racing game su licenza, sembri sempre più legato a testimonial d’eccezione è però anche un rischio. Anzitutto per la possibilità che la star adombri il gioco – pericolo sconosciuto a serie storiche come “Fifa”, “Madden” o “Nba2k”, la cui solidità anticipa ed eventualmente attrae l’endorser di turno. Poi perché non è detto ci siano sempre un Loeb o un Rossi a portata di partnership.Detto altrimenti, che cosa succederà dopo Valentino?

 

La risposta di Milestone è il gioco: nel nostro test, “Valentino the Game” si è rivelato un racing game flessibile, capace di trasformare una fisica un po’ troppo permissiva con gli aiuti attivati, soprattutto in caso di collisioni, in competizioni durissime in cui ogni errore si paga. Anche caro.A proposito, inevitabile la domanda circa la presenza delle gare contestate della passata stagione. «Non ci sono» risponde Caletti prima ancora si finisca di chiederglielo. E chi non le ha volute? «Tutti».Le celebrazioni, anche quelle in pixel e poligoni, non vanno rovinate.