In assenza di mirate strategie dedicate all’efficienza e al risparmio, la domanda di energia del settore informatico e delle telecomunicazioni potrebbe aumentare fino al limite dei 3.000 TWh l’anno entro il 2025. L’industria digitale nel suo complesso (computer, dispositivi mobili, periferiche, server farm e data center) sembra dunque avere tutti i requisiti per diventare uno dei settori più energivori dell’immediato futuro, arrivando ad impiegare il 20% di tutta l’elettricità mondiale entro i prossimi sette anni. Rispetto ai consumi calcolati nel 2015, lo rivelano recenti proiezioni elaborate da un team di ricercatori di Huawei, si tratterebbe di un fabbisogno di quattro-sei volte superiore, frutto di un aumento anno su anno del 20%.

Il prezzo da pagare per l’iperconnettività di miliardi di persone assetate di mail, contenuti, post e video rischia quindi di essere salatissimo. Le stime attribuiscono ai diversi miliardi di dispositivi e oggetti connessi che saranno in circolazione nei prossimi anni – oltre a pc e smartphone vanno necessariamente aggiunti anche i nuovi gadget tech della casa intelligente, dagli altoparlanti wireless con assistenti virtuali integrati alle smart TV passando per le telecamere di sorveglianza collegate alla rete Wi-fi – un potenziale impatto sulle emissioni globali di CO2 del 3,5% nel 2020, una percentuale superiore a quella del trasporto aereo e marittimo. Senza le contromisure accennate sopra, nell’arco di soli vent’anni il peso del digitale e dello tsunami di dati generato dagli apparecchi intelligenti potrebbe raggiungere addirittura il 14%. L’allarme, se tale si può definirlo, è lanciato. I ricercatori parlano non a caso di “tempesta perfetta”, alimentata dall’incremento costante del traffico Internet (nei Paesi in via di sviluppo, un nuovo miliardo di persone sarà online nei prossimi anni), delle connessioni IoT e machine-to-machine, dei dati prodotti e trasmessi dai robot e dai sensori, senza contare il previsto e ulteriore boom di consumi che segnerà l’avvento delle reti e dei servizi mobili di quinta generazione.

L’indiscutibile maggiore sensibilità verso le energie rinnovabili dimostrata dai grandi nomi dell’industria tecnologica (a cominciare da Apple per proseguire con Google, Facebook, Intel e Amazon) appare di fatto insufficiente a calmierare l’esponenziale fabbisogno di energia che richiede l’industria del digitale. Occorre dunque seguire anche altre strade. Una di queste la devono percorrere gli utenti attraverso comportamenti d’uso più virtuosi delle macchine connesse: modificare le impostazioni di alimentazione di computer, accessori e periferiche varie per ridurre il consumo di energia, per esempio, è un piccolo passo che la tecnologia consente e che, se replicato su vastissima scala, può produrre risultati importanti. I produttori di device, da parte loro, sono chiamati (anche in termini normativi) a sviluppare e vendere apparecchi in grado di rispondere ai requisiti energetici ben definiti.L’etichetta Energy Star, coniata nel 1992 dall’agenzia governativa statunitense Epa (Environmental Protection Agency) per ridurre il consumo energetico e la produzione di gas serra dei prodotti informatici, è un marchio di fabbrica riconosciuto in tutto il mondo, al pari di altri bollini ambientali come Blue Angel e Nordic Swan o lo standard europeo Tco rilasciato dalla svedese Tjänstemännens Centralorganisation, che valuta anche le prestazioni ergonomiche dei prodotti.

Molto in voga agli inizi di questo decennio e poi scemato, il tema “green It” sta tornando prepotentemente di attualità a cavallo della nuova rivoluzione digitale. Razionalizzare i consumi di energia di compute, telefonini e affini, oggi come allora, è la grande sfida: va affrontata nell’uso dei data center, dove l’industria tech sprigiona i picchi di fabbisogno, ma anche nella progettazione dei singoli prodotti: i processori che offrono sempre più potenza elaborativa per Watt consumato, per esempio, gli hard disk che smettono di ruotare quando non sono usati e così via. C’è poi un secondo filone “green” associato al mondo informatico”, non meno importante, ed è quello della eco-compatibilità dei suoi prodotti, che idealmente dovrebbero essere realizzati utilizzando la minor quantità possibile di materiali e sostanze dannose per l’ambiente. Normative internazionali, come l’europea RoHS, vietano in tal senso l’utilizzo di piombo, mercurio, cadmio e alcuni materiali plastici, altre regolamentano le pratiche di smaltimento. Allungare la vita di miliardi di telefonini e gadget digitali, e gestirne in modo strutturato il riuso, è un ulteriore passo dovuto.