Partiamo da un’analisi, nuda e cruda: secondo un’indagine del 2013 condotta dalla società di ricerca Idc, su 1.651 imprese dell’Unione Europea più della metà non ha adottato soluzioni per elaborare le informazioni non strutturate. Anzi, il 15% non conosce proprio i Big Data.

Allo stesso tempo, però, gli investimenti nelle tecnologie dei Big Data continuano a crescere. E da un sondaggio condotto da Gartner su 302 membri del Gartner Research Circle emerge un quadro decisamente più positivo: il 73% degli intervistati investe o intende investire nei Big Data nei prossimi 24 mesi.

 

A sorpresa, fra i settori maggiormente interessati all’analisi dei dati c’è il calcio. Già, il mondo pallonaro.

Una partita di calcio è sudore, passione, pulsazioni cardiache che arrivano al limite, tifo, gol. Ma è anche 60 milioni di dati. Già, 60 milioni di elementi prodotti dai 22 giocatori che corrono e calciano sul terreno di gioco per 90 minuti. Dati che se incrociati in modo analitico possono diventare un’arma in più. Chiedere a Joachim Löw, ct della Germania campione del Mondo, prima squadra ad aver utilizzato i big data per cercare la perfezione.

E oggi? Oggi lo stesso software (e hardware) utilizzato dalla Germania di Löw fa il suo approdo nel calcio milionario dei club. E’ il Bayern Monaco di Pep Guardiola ad utilizzarlo. La notizia è ufficiale, e i retroscenisti già descrivono il tecnico spagnolo davanti al touch screen a scannerizzare Ribery e compagni. Di non ufficiale, invece, c’è che anche tre squadre di Serie A hanno deciso di investire milioni di euro (quanti non è ancora chiaro) in Big Data. Tre squadre ai vertici del nostro calcio, ma i nomi sono ancora top secret.

Ma come possono essere applicati i Big Data al calcio? Una dimostrazione diretta è stata possibile grazie a Sap e al suo Big Data Tour. Nel Truck che sta attraversando 17 Paesi, quelli di Sap hanno installato la softwarehouse usata dalla nazionale tedesca. Grazie a un touch screen 42 pollici è possibile visionare una partita ed entrare nelle viscere del match analizzando i chilometri percorsi, le accelerazioni, i tiri, i passaggi sbagliati, le aree coperte e ogni altro dettaglio immaginabile. Basta cliccare sul calciatore che si muove per avere a disposizione ogni dato generato da quest’ultimo durante quel match (o anche ad un particolare minuto del match).

A monte, ovviamente, c’è la registrazione dell’evento. E per fare i modo che i calciatori diventino produttori di dati servono due enormi telecamere che filmano la partita. Tre giocatori che si muovono generano più o meno 5 mila dati al secondo. Tre centrali difensivi, ad esempio, generano 300 mila dati al minuto. Dati che possono svelare come si è mossa la line difensiva in una determinata circostanza.

Ma una squadra di club con uno stadio di proprietà può sfruttare i Big Data anche per intenti promozionali, analizzando tutto ciò che accade sugli spalti grazie ai tifosi che utilizzano il loro smartphone. Scenari infiniti. Infiniti come i Big Data.

BIG DATA. LA SFIDA DELL’INNOVAZIONE

Mercoledì 8 ottobre, presso la sede del Sole 24 Ore in via Monte Rosa 91 a Milano, appuntamento con i “dati”. Un doppio incontro dedicato all’analisi e gestione delle informazioni fino al loro utilizzo per fidelizzare i clienti e migliorare le performance del proprio business. Durante la mattina nel Big Data Forum verrà analizzato il valore strategico della gestione efficiente dei dati come elemento chiave per la crescita dell’impresa, lo sviluppo di nuovi segmenti di mercato e l’innovazione di prodotto. Nel pomeriggio il Digital Customer Experience Forum, organizzato in collaborazione con Neosperience, focalizza l’attenzione sul nuovo modello di relazione tra brand, prodotti e clienti, mediato dalle nuove tecnologie digitali.