Manca poco più di un mese a Expo, ma già oggi per le strade milanesi si intuisce che sarà un grande banco di prova per verificare come sono cambiati i trasporti pubblici. Non c’è taxi che non sponsorizzi la sua app. Le più comuni sono TaxiMilano di Taxi Blu, il radiotaxi di Milano e provincia, e IT Taxi, l’app dell’Unione radiotaxi d’Italia. Quest’ultima può contare su 10mila auto in oltre 40 città italiana, anche se in termini di funzionalità ha ancora molto da invidiare a Uber, a partire dalla possibilità di pagare con la carta di credito: per ora si paga con Paypal, ma a breve l’azienda dice che implementerà anche il pagamento con carta.

It Taxi è partner di Iru Global Taxi Network (Gtn), associazione attiva in tre continenti con 160mila taxi. Proprio per essere globale, visto che la piattaforma competitor per eccellenza – Uber – è globale.

Ci sono altri esempi. Basta pensare a Ez Taxi e Digitaxi. Il senso è che la tecnologia ha permesso di rendere molto semplice l’incrocio di domanda e offerta via smartphone. Dalla California Uber è stata la prima a capire e capitalizzare questa opportunità (valutazione attuale, 41 miliardi di dollari e guai legali in mezzo mondo). Poi è arrivata Lyft e la guerra tra le due è stata durissima.

A San Francisco, dove tutto è cominciato, oggi le auto di Uber sono più dei taxi gialli e molti ex tassisti oggi sono dipendenti di Uber.  Le opportunità non sono soltanto per le aziende private: Helsinki con Kutsuplus ha sviluppato un servizio di mini bus on demand più costoso di un autobus ma meno di un taxi, con l’obiettivo di ridurre il numero di auto in circolazione. È una specie di bus-sharing che mette insieme fino a nove persone dando anche indicazioni via app su come raggiungere la destinazione a piedi o in altro modo una volta che il bus arriva alla fermata.