9 maggio 2016, il pianeta Mercurio passa fra noi e il Sole, uno spettacolo della natura che ci viene offerto gratuitamente fra le 15 e le 20 ora italiana. Il transito, così viene chiamato l’evento, è un fenomeno puramente geometrico: il piccolo Mercurio, 4879 chilometri di diametro contro i 12.742 della nostra Terra, sta fra noi e il Sole, lui a 58 milioni di chilometri e noi a 150, e quando ci troviamo grosso modo sulla stessa linea di vista lo vediamo passare, piccola pallina nera, sul grande disco infuocato della nostra stella. Evento non rarissimo, avviene ogni decina di anni, e non è visibile ad occhio nudo.

Questa volta però potremo osservarlo facilmente grazie alla Rete, sono tantissimi i siti che promettono di trasmettere lo svolgersi del fenomeno in diretta, basterà scegliere quello che ci piace di più. Chi poi ne ha la possibilità può partecipare a una delle tantissime osservazioni pubbliche, conferenze e altro organizzate negli Osservatori astronomici statali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, oppure in una delle altrettante manifestazioni nelle piazze organizzate dagli appassionati del cielo, gli astrofili, che mettono a disposizione i loro telecopi amatoriali opportunamente schermati. Il Sole infatti, meglio sempre ribadirlo, non va mai guardato direttamente con gli occhi, anche se provvisti di rimedi di fortuna come le lastre di plastica o vetro annerito.

Il transito di Mercurio, pianeta roccioso piccolo e caldissimo per la sua vicinanza al Sole, è stato osservato per la prima volta nel 1631, praticamente all’epoca di Galilei, quando si rese disponibile il cannocchiale per osservare il cielo, strumento che portò alla rivoluzione della Scienza, oltre che dell’astronomia. Il transito, grazie a complessi calcoli, fu utilizzato per capire la dimensione di Mercurio e la distanza della Terra dal Sole, dato quest’ultimo fondamentale nello studio dell’universo. Ma fu nel 1915 e seguenti che questo fenomeno salì agli onori delle cronache dato che fu nientemeno che Albert Einstein ad applicare la sua Teoria della Relatività all’orbita di Mercurio, che aveva un comportamento inspiegabile, dato che man mano che il pianeta girava attorno al Sole anche la sua orbita ruotava.

Questo era inspiegabile con la teoria della gravitazione elaborata da un altro genio di 250 anni prima: Isacco Newton e Einstein vinse una sorta di gara con altri geniali fisici che tentavano in vari modi di spiegare il fenomeno. Nei prossimi mesi poi un satellite europeo, ma fortemente voluto dall’Italia, andrà a visitare quel pianeta. Il suo nome è Bepi Colombo, in ricordo di Giuseppe Colombo, il grande matematico italiano consulente di Nasa ed Esa, uno dei geni della meccanica celeste, la scienza che studia il moto dei corpi celesti, naturali e artificiali. Il nome non sembri irriverente, Giuseppe Colombo, veneto e persona alla mano nonostante gli altissimi riconoscimenti avuti, amava che gli amici e i colleghi lo chiamassero così.

Ma c’è anche un’altra interessante curiosità legata ai transiti di Mercurio: i 9 quadri e disegni dedicati dal pittore futurista Giacomo Balla al passaggio del 7 novembre 1914. Balla era un grande appassionato del cielo e, come raccontano le due figlie, dai nomi futuristi anch’esse, Elica e Luce, passava tante notti ad ammirare le stelle. Il transito di Mercurio sul Sole, che probabilmente osservò col telescopio amatoriale di un amico, lo colpì talmente che realizzò, come gli era consuetudine, varie opere fra disegni e quadri, forse di vari momenti del fenomeno, tutte ovviamente in puro stile Futur-Balla.    Un’occasione da non perdere quindi.