BRUXELLES – Norme comuni per gli acquisti online, spingere i servizi postali a offrire una consegna più economica ed efficiente dei pacchi nei confini dell’Unione europea e ridurre gli oneri sulle imprese causati da diversi regimi Iva. Oltre ad armonizzare le differenti legislazioni in materia di telecomunicazioni. Questi sono alcuni tra gli obiettivi primari della nuova strategia lanciata dalla Commissione europea che mira a creare un mercato digitale unico in Europa. “Il raggiungimento di questo mercato unico per beni, servizi e dati, è una questione di vita o di morte per le compagnie del Vecchio Continente”, ha sottolineato Gérard Pogorel, professore emerito di Economia e Management all’Università ParisTech nella capitale francese. “Attualmente le automobili connesse in rete dovrebbero confrontarsi con 28 legislazioni differenti sulla protezione dei dati per poter circolare liberamente”.

Bruxelles ha reso noto che solo il 7% delle Pmi europee vende all’estero. Secondo la Commissione, se le 100 principali industrie manifatturiere dell’Ue usassero i megadati (big data), i risparmi potrebbero toccare i 425 miliardi di euro.

“Il  potenziale dei big data per scopi di management e di marketing è ampio – ha indicato Pogorel – ma alle compagnie non è consentito far circolare e sfruttare i dati provenienti da diversi Paesi dell’Unione in cui operano a causa delle diverse regolamentazioni sulla privacy e protezione dei dati”. Per Pogorel, nella nuova strategia i problemi incontrati dai business europei sono “giustamente e comprensivamente identificati, come per esempio il costo eccessivo per la consegna transfrontaliera dei pacchi all’interno dell’Unione europea, o anche il geo-blocking, cioè il blocco geografico di siti e video, per esempio, a seconda del Paese, o le difficoltà nell’offerta di film e video su ampia scala”.

Pogorel individua due sfide. “La prima è mobilitare gli Stati membri. Finora molti si sono dimostrati riluttanti, senza la visione a lungo termine nell’affrontare la rivoluzione digitale. Per citare l’Amleto di Shakespeare, preferiscono ‘i mali che conosciamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti’. La seconda sfida è questa: entriamo in una fase in cui tutte le discrepanze legali, fiscali, sociali, tra gli Stati membri mettono gli affari europei su un piano di svantaggio rispetto ai concorrenti su altri continenti, come America e Cina, che godono dei benefici di una coerenza territoriale su mercati multimilionari”. Ma Pogorel è positivo. “Le iniziative verso un mercato digitale unico sono un passo molto significativo intrapreso dalla Commissione europea nella giusta direzione”.

Nel 2014, secondo l’Ue, solo il 15% dei consumatori ha fatto acquisti online comprando da un Paese dell’Ue diverso dal proprio. La percentuale di chi ha fatto acquisti nel proprio Paese è invece del 44%. “Abbiamo bisogno di sradicare le frustrazioni generate per i consumatori, come il tentativo di acquistare online e scoprire solo alla fine che il venditore non consegna nel vostro Paese”, ha segnalato John Phelan dell’Organizzazione dei consumatori europei (Beuc). “Abbiamo bisogno di soluzioni prudenti, visionarie e pratiche, come la riduzione del costo di consegna oltre i confini nazionali che non dovrebbero neanche esistere online”.

Non sono efficaci le disposizioni previste della Commissione europea su privacy e protezione dei dati, secondo Edri (European Digital Rights), organizzazione no-profit che promuove e difende i diritti civili in rete. “Il riferimento alla modifica della direttiva sulla e-Privacy è estremamente vago – ha detto Diego Naranjo di Edri – e si concentra sulle esigenze di lobbying degli operatori delle telecomunicazioni, invece che sui rischi dei big data”.

Critica la visione dell’Ong Edri anche sulla riforma del diritto d’autore. “La proposta di armonizzazione è diretta solo ad alcune specifiche eccezioni. La Commissione promuove schemi di autoregolamentazione ignorando i rischi di efficacia, proporzionalità, prevedibilità, privacy, libertà di comunicazione e diritto a iniziare un business”.

John Phelan ha usato una metafora per fare il punto della situazione. “Ora è come avere 28 diverse serrature sulla porta di un mercato unico digitale, una per ogni Paese dell’Ue. Si tratta di un problema di lunga data. È necessario che l’Unione europea utilizzi questa strategia come  trampolino di lancio per dimostrare il coraggio politico e normativo per superare gli interessi commerciali che oggi frenano l’accesso per i consumatori europei a tutti i contenuti digitali”.

Giovanni de Paola