Tuoni, fulmini e saette non mi fermeranno, diceva il grande Totò in alcuni dei suoi innumerevoli film, ma sembra niente rispetto a quanto potrebbero dire i tardigradi, noti anche come orsi d’acqua, animali diffusissimi sul nostro Pianeta.  Un recente studio, svolto da ricercatori delle due blasonate Università di Cambridge e Harvard e pubblicato su Scientific Reports nei giorni scorsi, rivista del gruppo Nature, ci assicura che i tardigradi, nelle loro numerose diverse specie, rimarranno certamente sul pianeta fino a che la Terra verrà vaporizzata dal Sole, fra 4.5 miliardi di anni se i calcoli degli astrofisici sono giusti.

Nessuna catastrofe cosmica come l’impatto di un asteroide, esplosione di Supernova o pioggia di micidiali raggi gamma, potrà sradicarli dalla Terra, e non sembra poco. Questi animali sono diffusissimi, come detto, ma le loro dimensioni massime, sul millimetro ma quasi sempre molto meno, li rende invisibili ai nostri occhi, eppure sono in ogni dove. Ne sono stati trovati in tutti i continenti, in genere nelle acque, anche sui monti, fino all’Himalaya. Hanno un aspetto molto intrigante, sembrano dei gonfiabili per bambini o, se vogliamo e per chi se li ricorda, una specie di omino della pubblicità Michelin d’antan. Si riproducono anche sessualmente e sono sia erbivori che carnivori, a seconda della specie, pare impossibile a chi non è del mestiere ma riescono a trovare e predare protozoi e altro, ancora più piccoli di loro.

Detto questo le loro capacità di sopravvivenza sono stupefacenti e note anche prima di questo ulteriore studio. Possono resistere senza acqua e cibo per un tempo quasi indefinito, mesi e anni, possono sopravvivere a temperature ben oltre l’ebollizione, anche 150 gradi, per qualche minuto, e il congelamento, -200, per oltre un giorno. Resistono poi a pressioni e livelli di radiazione che ucciderebbero un bisonte, oltre all’uomo, e sono i candidati perfetti per essere esportati nello spazio, anche se non si capisce bene quale sarebbe il senso dell’operazione, a parte l’esperimento stesso. Insomma sono il massimo della resilienza, proprietà molto di moda in questo periodo, certo non stanno bene in condizioni estreme e in genere reagiscono entrando in una sorta di animazione sospesa con metabolismo quasi a zero.

I nostri orsi d’acqua quindi sono candidati a essere l’ultima specie animale a resistere sul pianeta per i prossimi miliardi di anni, fino a che il Sole, espandendosi grosso modo fino a Giove, non ingoierà la Terra e allora addio anche per questi simpatico nostri coinquilino.

Ma se una catastrofe cosmica dovesse succedere prima? Gli studiosi anglosassoni sono arrivati alla conclusione che non sono possibili entro i prossimi pochi miliardi di anni. Per far del male ai tardigradi una Supernova, che ricordiamo è una delle esplosioni più potenti che avvengono nell’universo, dovrebbe stare addirittura più vicina della nostra stella più vicina, e quindi nulla. L’impatto di un asteroide capace di distruggere la nostra Terra potrebbe essere un buon indizio, ma se ne conoscono 17 nel nostro sistema solare, compreso il piccolo pianeta Plutone, e tutti hanno orbite stabili e sicure. Che possa venire un super asteroide da fuori il sistema solare è poi escluso, non se ne parla proprio, a parte le continue profezie contrarie che appaiono su Facebook, che però non è ancora accreditato del tutto come rivista scientifica di Fisica e dintorni nonostante ne scrivano continui esperti di catastrofi cosmiche. L’ultima possibilità sarebbe un lampo di raggi gamma capace di far bollire gli oceani, ma anche qui non si vede proprio la possibile sorgente.

Lo studio sembra forse un po’ strano se non umoristico, ma la motivazione è profonda e importante e serve a dimostrare, a noi per primi, come sradicare ogni forma di vita, lì dove esista, è un esercizio notevolmente complesso e soprattutto poco probabile. Insomma se far sparire la vita “umana” pare molto facile, e ultimamente gli umani ci si applicano parecchio, far sparire la vita in quanto tale pare un bel problema. Un’ultima osservazione del gruppo di ricercatori è che queste bestioline microscopiche di fatto per sopravvivere vanno in disidratazione e quindi, se nel periodo in cui cercano di sopravvivere l’acqua sparisce dal loro pianeta, così restano per l’eternità.