L’open source come tecnologia e come approccio che attraversa tutti gli ambiti del sapere. Il movimento della “codice aperto” permea talmente la cultura contemporanea, da attraversarla in maniera trasversale. A Bari un gruppo di giovani ha fondato una scuola open source, che fa da tramite tra ricerca e impresa, tra territorio e reti internazionali. A Bologna Baumhaus – la casa delle arti urbane – è il progetto imprenditoriale che investe sulla cultura underground, arti urbane, produzioni video indipendenti e open access. Entrambi hanno vinto la terza edizione del bando per l’innovazione culturale cheFare (spuntandola su 700 partecipanti), assieme a Tournée da Bar, che vuole invece innovare il mondo del teatro portandolo nei luoghi della vita quotidiana.

Scuola Open Source

Nato dal laboratorio di ricerca e coprogettazione Xylab, nell’ambito dell’iniziativa Laboratori dal Basso promossa dalla Regione Puglia, la Scuola Open Sorce sarà tante cose assieme: istituto didattico, luogo di ricerca, spazio di innovazione collettiva.

“Nei prossimi mesi faremo un primo laboratorio di co-progettazione della scuola” spiega Alessandro Tartaglia, 32 anni, designer della comunicazione -. Chiameremo esperti di open source ma potranno partecipare anche persone comuni”. Il progetto punta sulla collaborazione con maker, hacker, informatici, designer, professionisti di vari ambiti come Nefula (società di “near future design” nata all’Isia di Firenze da un gruppo di studenti e docenti), Salvatore Zingale (docente di Semiotica del Politecnico di Milano), Luciano Perondi (direttore dell’Isia di Urbino), Mark Coté (direttore del dipartimento di ricerca su culture e società del King’s College di Londra), Carlo Ratti (direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston), Salvatore Iaconesi (hacker e docente Isia Firenze), Giacomo Leonzi (tra i fondatori del Fablab di Torino), Bruce Sterling (saggista e scrittore di fantascienza). Tutti esperti che saranno invitati alla scuola che sarà “Istituto Didattico, Centro di Ricerca e Consulenza, Artistica e Tecnologica, per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato (digitale e non)”.

Inoltre la scuola punta a radicarsi profondamente nel tessuto imprenditoriale locale. “Abbiamo alcuni contatti e abbiamo chiesto alla Regione Puglia un incontro con il tavolo dei distretti, la meccatronica, l’editoria ecc”. Alcune esperienze sono già alle spalle. La comunità degli ideatori – che si costituirà a breve come Srl sociale – ha lavorato con una web tv locale modificando un software per migliorare le prestazioni delle videocamere e con un servizio di cicloturismo mettendo pannelli fotovoltaici, impianti di casse e gps sui risciò trasformandoli così in guide turistiche di Bari.

Nella migliore tradizione open source la Scuola si vuole aprire a tutta la comunità in modo trasversale, pensando a tutte le fasce di pubblico, dai bambini ai pensionati. “L’idea è quella di fare le cose che interessano a loro con metodologie che non conoscono” aggiunge Tartaglia, pensando subito a un corso di Linux per genitori e nonni.

 

Baumhaus

Baumhaus

Hip-hop, coding, fotogiornalismo e tutte le arti urbane. Con Baumhaus, l’associazione Map punta a massimizzare l’esperienza di anni di attivismo nella culture underground per farne un vero e proprio progetto imprenditoriale di produzione e distribuzione di contenuti di qualità. La città, Bologna, è certamente un ottimo presupposto. Come l’esperienza maturata dalle reti informali che si sono strette attorno alla creazione di Baumhaus, da On the Move, una crew hip hop di ragazzi fra i 16 e i 30 anni, Bolognina Basement, rivista online di critica culturale, Baum il festival delle arti urbane della Bolognina, Corte 3, il community center di quartiere, Smk Videofactory e Distribuzioni dal Basso (DdB), portale italiano per la circolazione di documentari, album musicali e serial indipendenti rilasciati con licenza Creative Commons e realizzati in crowdfunding.

“Ora partiremo subito con la traduzione e l’internazionalizzazione di Distribuzione dal Basso che ha già 80 titoli tra catalogo e archivio – spiega Anna Romani, responsabile del progetto, 30 anni e un dottorato in Scienze Politiche – E poi un laboratorio coprogettato aperto per testare i diversi ambiti delle arti urbane, dal fotogiornalismo al coding, dall’hip hop al deejaying”.

In questi anni sono stati circa un centinaio i ragazzi che hanno partecipato ai corsi, grazie a fondi pubblici e a iniziative di autofinanziamento. Ora si vuole integrare con logiche un po’ diverse, dal crowdfuding al modello del caffè sospeso. E di volta in volta decidendo quali corsi saranno venduti e quali saranno proposti gratuitamente (anche rispetto al reddito e al merito dei candidati).

Attraverso percorsi costruiti sulla metodologia dell’educazione non formale, Baumhaus inoltre vuole  favorire la nascita di una rete che sperimenti percorsi formativi per lo sviluppo di competenze spendibili nel settore culturale e non solo. “In un’ottica partecipazione attiva, i corsi saranno co-progettati con i partecipanti e realizzati insieme all’expertise cittadina in ambito di produzioni culturali – si legge nel progetto –  L’obiettivo è diventare un punto di riferimento per le produzioni culturali della città, innescare meccanismi di inclusione ed empowerment delle nuove generazioni, contrastare gli effetti dispersione scolastica”.

 

Tournée da Bar

Tournée Da Bar

L’innovazione del terzo vincitore – Tournée da Bar – è principalmente nel modello “distributivo”. L’idea è semplice quanto potenzialmente di grande impatto: avvicinare il pubblico al teatro classico, portando le performance nei bar. Non solo, anche il teatro sembra riappropriarsi della sua antica natura “open source”: “Al Globe Theatre Shakespeare coinvolgeva il pubblico, non c’era la distinzione tra il palco e la platea, avvenuta successivamente” spiega Davide Lorenzo Palla, 34 anni, diplomato alla Scuola Paolo Grassi. L’idea gli viene qualche anno fa quando in camerino – tra una scena e l’altra- scrive uno spettacolo tutto suo. Ma si rende presto conto della difficoltà di entrare nei circuiti tradizionali. Con i teatri che spesso chiedono il 50% degli incassi e fanno poca promozione. Così quattro anni fa è partito con dieci date in un anno nei bar di Milano, con serate da 50 spettatori. Ora è arrivato a 18 serate e un pubblico mediamente raddoppiato.  “Abbiamo verificato che porre un prezzo, anche basso, d’ingresso non incentiva il pubblico. Che preferisce la formula a offerta libera, salvo poi lasciarti una cifra almeno pari a quella che avevamo in mente” aggiunge Palla. I bar riconoscono un cachet alla compagnia, le persone possono poi fare un’offerta libera. Ora il progetto Tournée da Bar – che si avvale della collaborazione di un regista, un polistrumentista e altri due attori – punta a scalare a livello nazionale. “Progetteremo una piattaforma che incrocerà domanda e offerta e nel frattempo prenderemo contatti con bar e attori per avviare poi future possibili collaborazioni” conclude Palla (che invita gli interessati a scrivere a teatroalbar@gmail.com). Saranno priviliegiati repertori classici riadattati con impianto scenografico semplice e pochi attori in scena.

I tre team del premio per l’innovazione culturali (di cui Nòva24 è mediapartner e per la quale l’autrice ha partecipato come giurata) si sono aggiudicati 50mila euro ciascuno.