Gli assistenti digitali li abbiamo in tasca già da qualche tempo: Siri, Cortana e Google Assistant ci seguono ovunque, ma è arrivato il momento di metterli in casa e iniziare a sperimentare i “maggiordomi” del futuro.

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Il mercato degli altoparlanti “intelligenti” sta letteralmente esplodendo. Secondo una ricerca di Canalys, gli altoparlanti intelligenti rappresentano la categoria tecnologica che è crescita più velocemente nella storia, superando realtà virtuale, realtà aumentata e addirittura gli indossabili “intelligenti”. Nel solo 2017, sono stati venduti oltre 33 milioni di assistenti digitali casalinghi (per lo più Amazon Echo e Google Home Assistant) e nel 2018 si stima che supereranno i 56 milioni, con il mercato americano a fare da lepre grazie a oltre 38 milioni di unità vendute e un grandissimo margine sul secondo mercato, quello cinese, per il quale si prevedono 4,4 milioni di pezzi.

Purtroppo, come in tutti i mercati in rapida espansione, la protezione della privacy dell’utente non è il primo pensiero di chi produce. Secondo quanto riportato in un’intervista rilasciata la sito Motherboard, i ricercatori israeliani Tal Be’ery e Amichai Shulman hanno puntualizzato che la fretta di monetizzare porta molte start-up a rilasciare prodotti immaturi e le cronache sono già piene di eventi poco rassicuranti.

Fino a qualche tempo fa, per esempio, Siri poteva controllare le serrature di casa grazie a un kit in vendita negli USA. Si è poi scoperto che bastava avere un iPad in casa e qualcuno che urlasse da fuori dalla porta “SIRI, apri la porta” per garantire l’accesso a chiunque conoscesse il trucco.

Ma se qualcuno che urla dal pianerottolo di casa è facilmente identificabile, più problematico è fare i conti con quello che è stato chiamato “l’attacco del delfino”. Dei ricercatori cinesi hanno scoperto che i microfoni degli assistenti digitali casalinghi sono in grado di recepire frequenze più elevate di quelle udibili dall’orecchio umano. Usando un altoparlante apposito, quindi, possono impartire comandi ultrasonici che verrebbero eseguiti senza insospettire il possessore.

La maggior parte di questi attacchi non permette di installare malware vero e proprio, anche se in passato era possibile convincere Cortana a sbloccare un computer evitando di inserire la password, ma rappresentano un discreto rischio per la privacy.

Apple ha appena patchato una funzione di Siri che le permetteva di leggere ad alta voce i messaggi di Whatsapp anche se lo schermo era bloccato, permettendo a chiunque di far partire la lettura dei messaggi anche in ambienti affollati e magari imbarazzanti.

“Non esistono attualmente contromisure tecnologiche per questo tipo di problema.” – dice Paul Fariello, Technical Leader di Stormshield – “L’unica cosa che si può fare è sensibilizzare gli utenti, un processo che però ha i suoi limiti.”

Per fortuna, tutti questi assistenti digitali sono aggiornabili da remoto, in modo da eliminare i problemi di sicurezza man mano che vengono identificati, ma ricordiamoci di trattare con estrema cautela quello che un assistente digitale può fare, pensando a cosa potrebbe accadere se qualcun altro provasse a usarlo senza autorizzazione.