È ancora la tecnologia applicata all’ambito sanitario a portare le start-up italiane sul palco di Berkeley, dove dal 2005 Intel organizza il Global Challenge. I progetti arrivano da tutto il mondo ma solo una ventina approdano qui alla finale nella baia di San Francisco. Di questi, i due italiani sono arrivati tra i primi 8, e Neuron Guard si è aggiudicata il primo posto nella categoria Internet of things and hardware. Un anno fa lo stesso risultato era toccato alla milanese Tensive, con una nuova soluzione per l’impianto osseo, ed era la prima volta che un’italiana vinceva.

Neuron Guard è nata a Modena e ora ha un ufficio a Mirandola, comune che si è rialzato dopo il terremoto in un’area che brilla per la ricerca nel biomedicale e altre aree. Da Berkeley, l’azienda torna a casa con un assegno da 15mila euro ma soprattutto contatti e un ottimo biglietto da visita. È stata fondata da Enrico Giuliani, 32 anni, medico specializzato in anestesia e rianimazione a Modena, cui si è poi aggiunta Mary Franzese, 28, laureata in economia, napoletana di origine poi trasferita a Castellanza e ora a Modena dove l’azienda ha aperto gli uffici. Giuliani ha esercitato qualche anno come medico, una vocazione nata in casa dopo anni di assistenza alla zia colpita da ictus. L’idea nasce nell’ambito della rianimazione. Il danno cerebrale causato da ictus, arresto cardiaco o trauma cranico grave è infatti la prima causa di trauma cranico permanente e comporta una spesa globale annua per la sanità di 330 miliardi di dollari. I danni irreversibili iniziano a manifestarsi dopo 8 minuti di anossia e ogni secondo che passa compromette le funzioni cerebrali del paziente. “Il cervello non è in grado di recuperare, si può però cercare di rallentare il danno” spiega Giuliani. Il freddo riduce considerevolmente la progressione e così Neuron Guard ha sviluppato un sistema di ipotermia portatile che si utilizza come un collare da mettere intorno al collo del paziente. Il collare refrigerante riduce così i danni sia in ambulanza che in ospedale, la persona ha un decorso migliore e i costi di assistenza sanitaria si riducono.

L’azienda ha ricevuto un primo finanziamento dal Seedlab di Milano, che ha messo in contatto Giuliani con Mary Franzese, in quel momento iscritta al master in imprenditorialità alla Sda Bocconi di Milano. Così all’animo scientifico si è aggiunto quello manageriale. Un mix riuscito al punto che Mary Franzese è entrata in Neuron Guard e i due soci hanno deciso di investire le proprie risorse finanziarie e dedicarsi al 100% alla società, che a oggi conta un finanziamento di 350mila euro. Hanno fatto domanda di brevetto in Europa e Stati Uniti, fatto la prima fase di esperimenti sulle pecore, aperto una sede e un laboratorio a Mirandola proprio nella fase di ricostruzione post terremoto, realizzato 3 prototipi con fornitori del territorio, vinto il premio Marzotto e stanno mettendo in piedi un team di ingegneri. Cercano finanziamenti perché in questo campi i tempi sono lunghi e servono risorse.

“Il territorio modenese è la nostra Silicon Valley – sottolinea Giuliani – grazie ad aziende di straordinaria qualità con la quali riusciamo ad avere un rapporto diretto”. L’ambizione è comunque quella di arrivare al mercato americano, ma “mantenendo la ricerca in Italia perché ha qualità e costa meno”. I due viaggi fatti finora in California sono stati importanti “perché abbiamo capito come dialogare con i business angel e affrontare il mercato del venture capital” continua Franzese.

L’altra start-up finalista si chiama Buzzoole, è basata a Napoli e opera nel campo del marketing digitale. “Buzz marketing” nello specifico: ovvero quel filone di promozione di prodotti o servizi che sfrutta la viralità della rete e dei personaggi piu’ seguiti. È un universo in forte crescita che sta cambiando il modo in cui un marchio può proporsi ai consumatori. La soluzione di Buzzoole è una piattaforma basata su un algoritmo proprietario che si rivolge a due attori: utenti che vogliono migliorare la propria presenza e autorevolezza online e aziende che vogliono intercettare i cosiddetti influencer per generare il passaparola. “E’ un lavoro oggi svolto manualmente dalle agenzie, mentre il nostro algoritmo ci permette di arrivare in maniera piu’ efficace agli influencer in base agli argomenti che trattano. Il brand paga la piattaforma sulla base del traffico generato e spende un terzo di quanto si fa con il metodo classico” spiega il ceo Fabrizio Perrone, 30 anni, pioniere del buzz marketing da quando nel 2008 ha fondato l’agenzia Fanmedia, poi ceduta.

Il Cto e socio è Gennaro Varriale, 40 anni, già fondatore di Pingram.me, una web app che mette a Instagram la veste grafica di Pinterest e che ha fatto il giro del mondo. Gli altri fondatori sono Luca Camillo e Luca Pignataro. L’azienda è stata incubata con un finanziamento da 180mila euro da Digital Magics nel 2013, poi è arrivata la partnership con Expert System e i 500mila euro a fondo perduto di Smartstart. Ma soprattutto i clienti: grazie a 3 contratti con brand importanti Buzzoole ha generato 150mila euro di ricavi in 4 mesi. Ora guarda all’estero, a partire dall’Inghilterra. Il team si è allargato a 10 persone tra cui Valeria Iannozzi, 32 anni, ex community manager di Yelp per l’Italia con alle spalle diverse esperienze di lavoro con aziende americane.

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