L’innovazione arriva per cena. Bussa alla porta ed entra con una valigetta di legno in mano, lievemente imbarazzata. Permesso? La famiglia italiana è lì sorridente, si presenta e invita ad accomodarsi a tavola. Ci si siede in salone, in cucina, in terrazzo, nel giardino. I luoghi sono tutti diversi, come gli ospiti e gli invitati: trentotto in diverse città e paesi d’Italia, per l’iniziativa ‘Startup in famiglia’ organizzata lo scorso 30 giugno dal festival dell’innovazione Heroes meet in Maratea in collaborazione con la piattaforma di social eating Gnammo. L’idea è semplice e divertente: portare le startup a casa di persone comuni (cioè non innovatori o esperti del settore), presentargli le migliori idee di business e poi fargliele votare. Sono proprio loro – i futuri utenti finali – che del resto dovranno prima o poi decretarne il successo. E allora perché non partire da lì? “L’iniziativa nasce anche per promuovere l’alfabetizzazione all’innovazione e alla cittadinanza scientifica, attraverso il coinvolgimento di soggetti altrimenti periferici rispetto ai luoghi classici legati al mondo delle startup – spiega Valentina Cillo, che ha fondato Heroes insieme a Michele Franzese e Andreina Serena Romano – nel pieno spirito del festival di Maratea, che punta a unire realtà diverse come aziende, innovatori, università e istituzioni “. All’iniziativa ‘startup in famiglia’ partecipano aspiranti imprese dei settori più disparati, dal babysitting al cibo, dall’arte all’ambiente fino naturalmente alla tecnologia. Un’Italia giovane, vivace e tecnologica, che da Nord a Sud si è messa in moto, anzi a tavola, per raccogliere la sfida.

Alla nostra cena, a casa di Federica a Roma, l’ospite d’onore è Powahome (http://www.powahome.com), anzi sono Pasquale Longo, suo fratello Michele e Federica De Sanctis, che per la società si occupa della comunicazione e del design. A tavola ci si presenta tutti: chi sei? cosa fai? cosa hai inventato? Il cibo mette alla pari, rilassa, e intanto arriva l’antipasto, ovviamente cucinato dalla padrona di casa nella sua cucina. L’innovazione di Powahome consiste in un dispositivo che si inserisce nella scatoletta degli interruttori in modo estremamente semplice, trasformandoli in congegni smart e consentendo di comandarli dal cellulare da qualsiasi parte del mondo grazie alla rete internet. In questo modo non solo si possono controllare le luci quando siamo fuori ma si può anche difendere la casa dalle intrusioni disattivandoli o ricevendo un messaggio se qualcuno accende la luce mentre non ci siamo.

Tra una chiacchiera e l’altra ci si conosce, ci si spiega, si imparano cose nuove. E arriva il primo. I giovani innovatori raccontano e intanto assaggiano. Si appassionano. I padroni di casa sono incuriositi, domandano, propongono persino qualche miglioramento.

Intanto, in altre trentasette case, la scena si ripete. Le idee imprenditoriali più innovative del Paese, selezionate da Heroes, si confrontano con il pubblico. Arrivati al secondo, il gergo tecnico è ormai messo da parte, le spiegazioni si semplificano, l’atmosfera si rilassa ancora. Pasquale racconta dell’ideazione del dispositivo, che è nato perché dimenticava sempre di spegnere la luce prima di salire a dormire sul soppalco. Inutile pensare a un telecomando: avrebbe dimenticato anche quello. L’unica cosa che porta sempre con sé è il cellulare, e allora è partito da lì. Nel piatto finiscono sogni, difficoltà e ambizioni di due giovani pugliesi (lui e il fratello) meno che trentenni, che hanno studiato al Politecnico di Torino e ora con la loro startup sono stati incubati nel Luiss Enlabs di Roma e quindi si sono trasferiti di nuovo. Il tentativo dichiarato è quello di convincere i commensali che senza quella scatoletta di plastica bianca delle dimensioni di una scatola di fiammiferi, anche se non lo sapevano, finora la vita è stata davvero molto dura.

Alla fine della cena si torna a far sul serio: è il momento della dimostrazione. Pasquale apre la valigetta di legno, dentro ci sono due luci e altrettanti interruttori collegati al dispositivo Powahome. La luce si accende e si spegne sia schiacciando sull’interruttore fisico che tramite il cellulare. Il tutto è di una semplicità incredibile, che fa ben sperare per la commercializzazione del dispositivo e la sua diffusione di massa: una domotica semplice ed economica è finalmente alle porte, senza megaimpianti, codici, istallazioni vertiginose, lavori sull’impianto elettrico e buchi nei muri. C’è tempo per le ultime domande, poi la famiglia deve votare e i punteggi che assegnerà alla startup, in segreto, ne decreteranno l’ammissione o meno al festival di Maratea (https://www.goheroes.it/). Tre giorni (dal 21 al 23 settembre) per la co-progettazione e l’incontro con ricercatori, altri startupper, business angels e investitori. Per parlare di industria 4.0, intelligenza artificiale, interazione uomo-macchina (in un summer camp dedicato), realtà aumentata e virtuale, fintech, cyber security e trasferimento tecnologico. E naturalmente per assaggiare la cucina della Basilicata, magari di nuovo in una cena di Gnammo. Buon appetito, l’innovazione è servita.