Un nuovo decennio di crescita è possibile per una compagnia che meno di 10 anni fa era un’emerita sconosciuta nel panorama hi-tech internazionale? E che solo nel 2005, con l’acquisizione della divisione pc di Ibm, è salita agli onori della cronaca iniziando una scalata che oggi l’ha portata sul trono del mercato dei personal computer e ai margini del podio in quello degli smartphone e dei tablet? Sì, e lo dice convinto chi questa società la guida dalla poltrona di Chairman e Ceo. Il suo nome è Yang Yuanqing, cinese, 50 anni (portati benissimo) il prossimo novembre e in tasca un master conseguito nel 1988 presso il Department of Computer Science alla Università della Scienza e della Tecnologia della Cina. Un manager la cui carriera è partita dal basso, da uno stipendio di 25 dollari al mese per un ruolo alle vendite. Era il 1989, quando Yang entra in Legend, nome con la quale era conosciuta in patria Lenovo. Una carriera che conosce un’immediata accelerazione. A 29 anni è già responsabile del business dei pc, nel 2001 arriva la prima promozione a Ceo, carica che ha ripreso stabilmente nel 2009 dopo un quadriennio dedicato alla carica di presidente del Consiglio di Amministrazione. Oggi possiede poco meno di un decimo delle azioni della società e nel 2012 ha “costretto” i grandi quotidiani finanziari americani a parlare di lui per aver distribuito il proprio bonus da tre milioni di dollari (premio per i profitti record ottenuti nell’esercizio) a circa 10mila dipendenti dell’area produttiva di Lenovo. Identico gesto, Yang, l’ha ripetuto anche nel 2013.

Le principali doti che gli sono riconosciute sono la capacità di fissare e di raggiungere obiettivi e di saper rischiare. A colloquio con Nòva, YY (questa la sigla che lo contraddistingue sui documenti interni e fra i dipendenti della società) ci ha subito fatto capire perché Lenovo rivendica oggi il titolo di “azienda globale” che aspira a diventare l’orgoglio della Cina nell’industria hi-tech. Dove l’aggettivo globale ha una spiegazione non solo commerciale. Parliamo infatti di un’azienda che, per espressa volontà del suo numero uno, si è aperta alle culture straniere (Yang ha vissuto parecchi anni negli Usa, dopo il deal con Ibm, per affinare l’inglese e assorbire usi e costumi occidentali) e che si affida in modo esteso a figure non cinesi a livello di top management (fra questi anche l’italiano, ex Ceo di Acer, Gianfranco Lanci). Quella di YY è però anche una cultura delle performance e dell’efficienza, tanto che la supply chain di Lenovo è ritenuta da vari analisti la chiave del successo della compagnia di Pechino (l’altro head quarter è a Morrisville, in Nord Carolina).

Quando, a precisa domanda, ci risponde che “senza economie di scala e senza volumi di vendita, e quindi senza quote di mercato, è difficile fare soldi e di conseguenza profitti” si intuisce perché i risultati fin qui raggiunti non sono frutto del caso. Bensì di una strategia precisa, definita “protect and attack”, che prevede per l’appunto la protezione di un mercato in cui si è leader (quello dei pc in Cina) e la conquista di nuovi mercati successivamente. Uno a uno, con l’obiettivo di una market share a due cifre; è quanto successo per i computer in Europa e in America, dove la quota di venduto è rispettivamente del 15% e dell’11%. In Lenovo, e Yang in prima persona, sono ora convinti che l’obiettivo “doppio digit” verrà centrato abbastanza presto anche con gli smartphone e i tablet (la società è al quarto posto del ranking mondiale in entrambi i comparti, con una fetta mondiale del 5%) e con i server. In campo mobile il salto di qualità sono gli asset acquisiti comprando Motorola Mobility da Google; nei sistemi per i data center il jolly che si è speso Yang è la divisione x86 di Ibm e con essa tutte le competenze che Big Blue può vantare in questo campo.

 

Ai circa 300 manager Lenovo convenuti all’annuale Kick Off della società tenutosi a Marrakech, il Ceo ha parlato di risultati record chiamando la platea all’ovazione quando ha sentenziato l’atteso proclama: “diventeremo numeri uno”. Ma non è solo una questione di market share. “Dobbiamo – ci ha detto Yang – raggiungere la profittabilità nel consumer ed aumentarla nel segmento Smb (Small e medium business, ndr), consolidando la nostra posizione nel Commercial (il mercato aziendale, ndr)”. E ancora più mirato è il suo affondo in campo mobile: “entro il 2015 si venderanno due miliardi di smartphone – questa la sua premessa – e noi dobbiamo aprirci al mercato internazionale e agli altri Paesi emergenti perché non si può continuare a essere profittevoli operando solo in Cina. Motorola? Ci aiuterà a diventare il terzo player del mercato, grazie al suo brand, ai suoi brevetti (a quelli dell’ex sussidiaria di Google si aggiungono i 3.800 relativi a tecnologie 3G e Lte appena rilevati da Nec ) e ai suoi ingegneri, alla sua relazione con gli operatori mobili”.

Come intercettare la domanda degli utenti, business e consumer che siano, superando la popolarità di marchi ben più popolari di Lenovo, chiediamo ancora a YY. La risposta parte da un concetto astratto: “velocità, interattività e responsiveness saranno aspetti molto più importanti rispetto al passato, Internet sta imponendo una trasformazione a tutti i livelli, dallo sviluppo dei prodotti al marketing, dai servizi al canale fino al manufacturing. Cosa deve fare Lenovo per continuare a crescere? Metabolizzare le nostre ultime due acquisizioni e farlo in fretta, perché sono deal perfetti per la strategia di crescita della compagnia, e continuare ad investire in innovazione dei prodotti, persone ed operation per generare nuovo business, bilanciando volumi e profitti”. Questa è la filosofia di Lenovo, questa è soprattutto la filosofia globale di Yang Yuanqing. Un manager che sorridendo ci svela forse la formula magica del boom della sua società: “non abbiamo paura del cambiamento, impariamo velocemente, indirizzando le sfide da vincere”.