Il rilievo assunto dal bitcoin (e dalle altre cripto-valute) e le relative implicazioni economiche e giuridiche derivanti dal suo impiego ha spinto diverse istituzioni e organismi sia europei che internazionali a occuparsene. E numerosi Stati hanno assunto delle deliberazioni ufficiali attraverso le loro autorità di regolamento o attraverso i rispettivi organi legislativi.

Al riguardo, si possono attualmente enumerare circa una settantina di Paesi che, in tutto il mondo, hanno compiuto atti ufficiali sul bitcoin. Di questi, circa cinquanta nazioni hanno espressamente riconosciuto la liceità degli scambi e delle transazioni in valuta virtuale privata; mentre Cina, Russia, Messico, Giordania, e Thailandia consentono le transazioni in bitcoin con alcune limitazioni per lo più operanti sugli intermediari finanziari e bancari di tipo tradizionale. Due nazioni, invece, si sono dichiarate contrarie all’impiego:  Vietnam e Islanda.

Gli Stati Uniti hanno il primato della regolamentazione del Bitcoin avendo affrontato per primi il tema a causa dell’ampia diffusione della cripto-valuta sul loro territorio e della presenza di molti dei maggiori operatori. Ma anche nella “vecchia” Europa gli esempi non mancano. E, a parte la Gran Bretagna – che sta ultimando le analisi occorrenti all’assunzione di un provvedimento che disciplini l’utilizzo delle valute virtuali -, alla Germania va senz’altro attribuito il merito di essere stata tra le prime nazioni ad aver inquadrato la natura giuridica del bitcoin.

Il bitcoin negli Usa

Negli Usa, nel 2013 la Financial Crimes Enforcement Network ha definito le condizioni per consentire ad un operatore economico di valuta virtuale di stare sul mercato equiparandolo, quanto ai requisiti richiesti, a un comune ente di trasmissione di denaro tenuto ad osservare le previsioni delle leggi anti-riciclaggio e di altre normative che impongono precise misure e procedure gestionali per l’identificazione delle persone con cui si trattano affari.

Un anno fa l’Internal Revenue Service, il Fisco Usa, ha chiarito che il bitcoin è una forma di “property” piuttosto che una valuta, e che ogni transazione che ne implica  l’uso è soggetta al capital gain; mentre l’attività di mining – attraverso la quale si immettono nuove unità di conto di cripto-valuta nel sistema – è tassabile come reddito sulla base del fair market value del bene prodotto.

Inoltre, la Fed, dopo essere intervenuta molte volte sul bitcoin e aver preso apertamente una posizione favorevole nei confronti delle valute virtuali ha dichiarato, in un’audizione al Senato, che la regolamentazione spetta al Congresso. Il quale ha predisposto un rapporto completo e ha indicato le leggi che possono essere riformate per consentirne l’applicazione anche al bitcoin.

Alcuni Stati nazionali, inoltre, hanno adottato discipline legali di dettaglio. Un esempio su tutti è costituito dallo Stato di New York che l’anno scorso ha predisposto una procedura legale ed amministrativa completa – peraltro in fase di prima applicazione proprio in questi giorni – per il rilascio della cosiddetta Bilicense a tutti gli operatori che intendano entrare nel mercato delle valute virtuali, obbligandoli a conseguire e mantenere determinati requisiti soggettivi di compliance, di capitale di rischio, di misure di protezione degli asset dei consumatori, ecc.

Le scelte della Germania

Il Governo tedesco, nel 2013, ha esentato (temporaneamente) le transazioni di bitcoin dall’accisa sui trasferimenti di denaro, riconoscendogli la natura di “unità di cambio per le transazioni private”. In tale contesto, la BaFin, l’autorità di supervisione del settore finanziario, è stata individuata come ente preposto al rilascio di apposite licenze per consentire l’operatività economica delle attività a fini di lucro compiute con l’utilizzo del Bitcoin sul territorio tedesco.

Tale autorità ha condotto una completa valutazione di vigilanza sul bitcoin tenendo conto anche dei rischi connessi con il suo commercio ed approdando ad un documento finale che, allo stato, costituisce una delle maggiori fonti istituzionali sulle cripto-valute da cui trarre una base di minima “certezza di diritto” sulla natura giuridica del bitcoin.

La BaFin sottolinea esplicitamente che i bitcoin sono unità di conto incluse nella categoria degli strumenti finanziari ai sensi della legge bancaria tedesca e quindi sono giuridicamente vincolanti come strumenti finanziari. Tali unità di conto sono divise sostitutive del contante che “vengono utilizzate come mezzo di pagamento nei circuiti di compensazione multilaterale sulla base di un accordo di diritto privato. Inoltre, il suo semplice uso come sostituto “forte” della valuta cash, oppure come strumento alternativo di deposito di valuta legale, non è considerato un’attività da regolamentare né innesca alcun obbligo di licenza. Mentre in tutti gli altri casi in cui vi sia acquisto o vendita di Bitcoin per conto terzi e su scala commerciale è necessaria una licenza ai sensi della legge bancaria.

Infine, sono state individuate alcune particolari attività di negoziazione di “titoli finanziari” in cui può ricadere il trading di bitcoin ai sensi della legge bancaria tedesca: broking services, multilateral trading system, contract broking e  proprietary trading.

Nel primo caso, chi acquista o vende bitcoin a proprio nome ma per conto di terzi effettua servizi di intermediazione e deve ottenere un’autorizzazione, specie se le prestazioni vengono erogate attraverso piattaforme elettroniche su cui il gestore/operatore esegue le istruzioni degli utenti/clienti riguardanti sia la quantità negoziata sia il prezzo di scambio. Anche nella seconda ipotesi, vi è necessità di una autorizzazione, in quanto l’attività di contrattazione che offre la possibilità di negoziare strumenti finanziari in modo alternativo su mercati non regolamentati può estendersi alle piattaforme di scambio di bitcoin e richiedere un’apposita licenza, soprattutto qualora su di esse operino fornitori che offrono Bitcoins e ne stabiliscono un prezzo specifico.

Infine, una piattaforma di negoziazione può eseguire servizi di acquisto e vendita di Bitcoin sia per conto di altri, cioè della propria clientela , sia per conto proprio, realizzando per sé attività di proprietary trading, qualificabile comunque come servizio finanziario.

In Germania, dunque, lo scambio commerciale di criptovaluta è un’attività integralmente regolamentata, sebbene il tipo di regolamentazione dipenda quasi esclusivamente dalla struttura individuale del tipo di trading effettuato e dalla connotazione concreta dell’attività commerciale svolta.

Come è giusto che sia, d’altronde.