Ha preso il via a Parkes (Australia) una delle più grandi operazioni di ricerca di forme di intelligenza extraterrestre mai condotte finora. Oltre 1.500 ore di osservazioni alla ricerca di segnali radio su un’area di 3mila gradi quadrati, che finiranno per generare una mole di dati pari a 100 petabytes. Per dare un’idea, per immagazzinarli servirebbero più di 100mila hard disk da un terabyte di quelli che si trovano in commercio.

L’iniziativa rientra in Breakthrough Listen, progetto di ricerca di vita intelligente nell’universo coordinato dall’Università di Berkeley in California, e si affiderà alle osservazioni compiute dal radio telescopio posizionato nella cittadina del Nuovo Galles del Sud e facente capo a Csiro, agenzia per la ricerca scientifica del governo di Canberra.

«Stiamo esplorando la nostra galassia con un livello di dettaglio mai raggiunto prima», ha commentato Danny Prices, responsabile del progetto nell’ambito del programma Breakthrough Listen a Berkeley, «cercando in questi enormi dataset le tracce di civiltà tecnologicamente avanzate speriamo di trovare le prove che il nostro pianeta, tra le centinaia di miliardi che popolano la galassia, non è l’unico sul quale si sia sviluppata la vita intelligente».

Le osservazioni a Parkes sono iniziate nel novembre del 2016, ma fino ad oggi si sono concentrate su stelle distanti pochi anni luce dalla Terra. Una recente implementazione della strumentazione digitale chiamata a registrare l’enorme mole di dati raccolta dal radio telescopio, ora in grado di gestire qualcosa come 130 gigabits al secondo, permetterà di aumentare l’area di ricerca, estendendola a tutta la parte di disco galattico visibile da questa regione dell’emisfero australe. In particolare, il radio telescopio sarà puntato verso una delle zone più dense della galassia, in una regione che contiene decine di milioni di stelle.

I dati raccolti verranno trasferiti al Pawsey supercomputing center di Perth, dove saranno analizzati alla ricerca di segnali di origine extraterrestre. La fase più lunga e complessa consisterà nell’eliminare la RFI, ovvero la radio frequency interference di origine umana. In altre parole, i segnali prodotti da satelliti, aeroplani, persino telefoni cellulari. E proprio per la difficoltà di maneggiare una mole così enorme di dati, Breakthrough invita chiunque ne abbia la competenze a sviluppate algoritmi capaci di individuare e classificare questo tipo di segnali. La sfida, del resto, è di quelle affascinanti: trovare le prove che non siamo soli nell’universo.