Ci sono campi da cui i mafiosi traevano la propria ricchezza. Quei terreni, adesso, sono gestiti da cooperative che impiegano anche lavoratori svantaggiati. Da granai della Sicilia, della Calabria e della Puglia, con un passato pesante, arriva la pasta «Venti Liberi», spaghettoni prodotti in edizione limitata, in occasione dei vent’anni di «Libera». Portare quest’alimento simbolo nelle tavole è uno degli inviti che «Gnammo», startup dell’incubatore I3P del Politecnico di Torino, fa ai suoi utenti. Dal 12 al 31 ottobre, compiendo questa scelta per organizzare pranzi o cene attraverso la piattaforma di social eating, le commissioni di «Gnammo» saranno devolute a «Libera».

Un modo per non dimenticare. Lucilla Andreucci, referente di Libera a Milano, sottolinea il valore del ricordo: «La memoria è uno dei nostri principi fondanti. Non a caso, i beni confiscati sono intitolati a chi ha lottato contro la mafia e ne è diventato vittima. Hanno i nomi di Placido Rizzotto, don Peppe Diana, Pio La Torre».

Libera vent’anni fa, nel 1995, intraprese una raccolta di firme per introdurre il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati. Questa la prima grande campagna nazionale che portò alla legge n.109 del 7 marzo del 1996. A distanza di due decenni, si può fare un bilancio, come spiega Andreucci: «Facciamo scoprire il bene confiscato ai più giovani anche parlando della sua storia criminale. Dove prima si stipava la droga adesso si presentano libri, organizzano mostre fotografiche e ascoltano le testimonianze dei magistrati». Non mancano le difficoltà: «Non è raro che i beni confiscati siano oggetto di intimidazioni come l’appiccamento di incendi o il furto di mezzi». I colli di bottiglia sono anche burocratici: «Dal sequestro alla confisca possono passare anni. Se si potesse dare un colpo di spugna a questo passaggio arriverebbero, a cascata, 50 mila nuovi beni».

Per festeggiare quanto di positivo c’è stato dal 6 al 9 novembre a Milano si terrà il terzo Festival dei beni confiscati. I ragazzi saranno coinvolti in momenti teatrali e sportivi. In particolare, nella staffetta, scelta non casuale, come spiega la referente di Libera del capoluogo lombardo: «È un tipo di attività che promuove il senso del “noi”. Ognuno fa un pezzo di strada e insieme si raggiunge un obiettivo».

L’innovazione sociale promossa da «Libera» passa anche dalla tavola e dalla creazione di prodotti sia “giusti” che “buoni”. Nasce, così, l’iniziativa di «Gnammo» a supporto del coordinamento nazionale contro le mafie. In occasione di Venti Liberi, ognuno potrà organizzare il suo evento e decidere di “dedicarlo” all’associazione, offrendo parte del ricavato alla campagna di raccolta fondi. Il cuoco potrà richiedere uno o più pacchi di spaghetti in base agli ospiti presenti all’evento, e potrà ritirarli dal gruppo territoriale Libera della sua città. Anche i gruppi territoriali che organizzeranno eventi nei beni confiscati o presso altre location potranno pubblicarli e raccogliere le prenotazioni e i pagamenti sulla community. Dal canto suo, Gnammo sia per gli eventi dei propri cook che per quelli dei gruppi territoriali, abbatterà la sua commissione abituale in modo da coprire solo i costi tecnici della piattaforma di pagamento.

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agricoltura, green, Human Innovation e Humanities