Fare la banca non basta più. “Siamo il terzo istituto finanziario dell’eurozona ma pensiamo di avere un ruolo più vasto rispetto a quello del credito perché ci vediamo come un soggetto che deve essere in grado di accompagnare la trasformazione delle aziende”, spiega Livio Scalvini, responsabile innovazione e crescita imprese di Banca Intesa Sanpaolo.

L’urgenza della trasformazione è chiara nell’eurozona e soprattutto in Italia che ha un’economia ancora fortemente basata sul manifatturiero. Il settore, infatti dal 2008 è sceso dal 20 al 15% per peso sul Pil. È per questo che la banca sta investendo con decisione non solo sull’ammodernamento dei suoi processi interni, ma soprattutto sugli strumento per far emergere startup utili ad accelerare la trasformazione di molte imprese europee.

Ad aprile l’istituto ha infatti lanciato Neva Finventures spa, un veicolo con un plafond tra 30 e 100 milioni di euro  guidato dallo stesso Scalvini che sta già valutando i primi investimenti. Il target sono startup non solo italiane ma di tutto il mondo, con l’obiettivo di acquisire una partecipazione di minoranza in modo da permettere agli imprenditori di continuare a guidare lo sviluppo delle loro creature. A inizio maggio ha annunciato l’accordo con Quadrivio, per  raccogliere 120 milioni di euro, di cui 70 già committed dai soci fondatori, focalizzato prevalentemente su investimenti nel capitale di rischio di imprese in fase di sviluppo, attive nel biomedicale, nell’elettronica avanzata (con particolare attenzione all’Internet of Things) e al cleantech, con un’attenzione particolare ai temi dell’economia circolare e dei nuovi materiali. Per completare il quadro due settimane fa ha aperto i battenti la sede londinese dell’Innovation center dell’istituto che ha anche stretto un’alleanza una partnership con SetSquared (setsquared.co.uk), uno degli incubatori britannici di punta e tra i leader in Europa.

Un esempio della startup selezionate? Il primo roadshow a Londra ha proposto un ventaglio di eccellenze italiane provenienti da tutto il mondo e con applicazioni diversissime. Da HorusTech, il più avanzato prototipo di occhiale per ciechi e ipovedenti sviluppato da Luca Nardelli e Saverio Murgia che dovrebbe arrivare sul mercato a inizio 2017 con un prezzo di 1.500 euro contro i più di 3mila della concorrenza, a idee che combinano food e internet delle cose come Click’N’Pizza, il device con un unico bottone per comandare l’ordine della pizza a domicilio sviluppato da La Comanda di Carlo Brianza, che ha già accordi con Pizza Hut e altri grandi marchi Usa della ristorazione.

Non mancano però anche startup più “science-driven” come la Sem+ lanciata da Alessandro Levi in Silicon Valley dove sta sviluppando il più performante schermo a multipressione che permetterà di impartire comandi complessi grazie a più più punti di pressione. Una scommessa che potrebbe rapidamente rivoluzionare il mercato dei dispositivi touch e, se adottato da big come Samsung o Apple, garantire crescite esponenziali.