Come si favorisce l’innovazione? Questo sta diventando uno dei problemi principali in un mondo in rapida trasformazione, in cui i modelli consolidati vengono sempre più spesso messi in crisi e la capacità di innovare diventa la chiave quasi unica del successo. Il nostro Paese si trova spesso in difficoltà quando si tratta di trasformare le sue valide competenze nella ricerca scientifica in vera innovazione tecnologica. Vale la pena perciò guardare agli esempi virtuosi in cui una sinergia ha permesso la nascita di invenzioni radicalmente nuove.

Un caso davvero emblematico è quello del progetto Cobra, iniziativa che ha messo insieme quattro realtà italiane molto diverse per realizzare un’idea non solo innovativa, ma addirittura difficile da immaginare fino al momento in cui non si è materializzata: produrre pastiglie frenanti utilizzando una miscela idraulica composta da materiali a base di cemento al posto della resina fenolica abitualmente utilizzata come legante.

Questa sostituzione avrebbe considerevoli vantaggi dal punto di vista della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Comporterebbe infatti una forte riduzione del consumo di energia e di acqua per la produzione, passando da 80 a 6 MJ/kg di energia e da 150 a 3,5 l/kg di acqua. Il progetto mira inoltre a dimostrare che la natura inorganica del nuovo materiale sia vantaggiosa sia in termini di accresciuta resistenza termica delle pastiglie, sia per la minore diffusione nell’ambiente di particelle dannose per la salute. Si tratta della prima volta in assoluto che un materiale cementizio viene usato a questo scopo. Attualmente ci si trova ancora nella fase della messa a punto e dell’esame tossicologico. Successivamente verrà realizzato un prototipo che permetterà di valutare la scalabilità industriale del metodo produttivo.

L’idea è nata dalla collaborazione di Brembo, leader mondiale nella progettazione, sviluppo e produzione di sistemi frenanti, con il centro tecnico del gruppo Italcementi. A loro si si sono uniti l’istituto di ricerca biomedica Mario Negri, che si occuperà di valutare gli effetti del nuovo materiale sulla salute, e CiaoTech, società del gruppo Pno specializzata nel supporto ai processi di innovazione, di trasferimento tecnologico e di valutazione degli impatti ambientali. Il tentativo di sviluppare una nuova tecnologia produttiva industrializzabile durerà quattro anni e impiegherà 41 ricercatori con un vasto spettro di competenze. Il progetto è stato selezionato dall’Unione Europea per ricevere un contributo di 1,48 ml di euro attraverso il bando LIFE+ (a fronte di un impegno complessivo di 3,8 milioni di euro).

L’impresa ha avuto origine grazie al fatto che tre dei quattro soggetti partecipanti hanno sede all’interno del Kilometro Rosso, il parco scientifico-tecnologico che sorge alle porte di Bergamo. “È nato in modo casuale, si può dire che abbia preso forma di fronte alla macchina del caffè”, ci ha raccontato l’ingegner Roberta Alfani di Italcementi. “Il fatto che tre delle quattro aziende partecipanti si trovino all’interno del parco scientifico-tecnologico ha creato una comunità scientifica di persone appartenenti a diversi settori. Questo progetto è un inizio che noi speriamo possa continuare anche su altre tematiche, mettendo insieme conoscenze appartenenti a mondi molto differenti”.

Ecco come il dottor Andrea Gavazzi di Brembo racconta la nascita della collaborazione: “Tutto ha avuto origine quando abbiamo deciso di studiare i materiali di attrito, per la necessità di imporre un’evoluzione tecnologica anche nel settore delle pastiglie. Per questo abbiamo investito in un laboratorio analitico chimico, mentre in precedenza ci occupavamo solo di meccanica. Ci siamo così scontrati con il problema delle materie prime e con quelli correlati della protezione dell’ambiente e della sicurezza del lavoro. Ci siamo guardati intorno alla ricerca di competenze, ed è stato naturale rivolgerci ai nostri vicini, Italcementi e l’istituto Mario Negri”. Insomma un progetto quasi per caso, in cui la vicinanza fisica ha fatto da catalizzatore. “Potersi parlare passando da un laboratorio all’altro, lavorare insieme giorno dopo giorno, è fondamentale quando si vuole creare qualcosa di nuovo, e non semplicemente attingere a una competenza preesistente”.

Della stessa opinione anche il professor Giuseppe Remuzzi dell’istituto Mario Negri: “E-mail e teleconferenze vanno bene durante la fase operativa. Ma quando bisogna risolvere un problema, potersi sedere insieme intorno a un tavolo è cruciale. Io spero che questo progetto permetta di capire come sia importante l’interdisciplinarietà, la trasmissione di conoscenze da un campo all’altro, qualcosa che è comune nella ricerca scientifica ma ancora non molto nella ricerca industriale. Penso che possa essere un esempio soprattutto per il nostro territorio, dove ci sono tante piccole aziende che potrebbero beneficiare dall’introduzione nella loro filiera di competenze provenienti da realtà diverse”.

Conclude l’ingegner Marco Romeo di Ciao Tech, che oltre a occuparsi della valutazione di impatto ambientale del nuovo prodotto ha gestito le procedure per la richiesta di fondi europei: “L’innovazione è fatta dalle Pmi, dal mondo della ricerca e dalle grandi aziende, spesso in collaborazione. I fondi a disposizione sono molti per chi ha delle buone idee, ma l’importante è saperli richiedere nel modo giusto, al momento giusto, all’interno del processo giusto e seguendo un iter adeguato”. Perché le idee nascano, perciò, l’unione fa la forza. E speriamo che il cliché degli italiani campanilisti e individualisti possa venire superato da risultati come il progetto Cobra.