Chi ha detto che in estate si va in vacanza? Può anche capitare di sfidare il proprio intelletto e trovarsi, in una sorta di gioco di ruolo, a confrontarsi su come programmare e far crescere un robot. E’ questa la sfida che hanno raccolto i ragazzi particolarmente dotati selezionati in tutta Italia da Aistap (Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione), che dopo un periodo di infarinatura teorica si sono trovati di fronte alla complessità della “creazione” di un robot, dal percorso di programmazione fino alla vera e propria messa a punto delle sue parti. L’occasione, che non ha avuto solamente un significato ludico ma il ben preciso scopo di colmare un gap difficilmente dominabile nelle classiche aule scolastiche per una popolazione ad alte capacità recettive, è venuta dal primo Summer Camp Aistap-Iit che ha raccolto i giovani, negli stessi laboratori dell’Iit (Istituto italiano di tecnologia) di Genova e del Center for Nano Science and Technology di Milano.

“Il progetto, unico nel suo genere, ha voluto associare i primi rudimenti teorici di programmazione con una serie di meccanismi concettuali e pratici, che hanno voluto mettere alla prova i partecipanti – spiega Luca Caridà, responsabile del Research Organization Office dell’Istituto genovese. Sul fronte delle attività, dapprima i giovani hanno appreso le basi per la programmazione in C, il linguaggio che viene impiegato per i robot più evoluti, poi si sono messi alla prova nell’effettiva realizzazione di un prototipo”.

L’iniziativa ha quindi associato nozioni teoriche alla capacità di saper raccogliere ed affrontare una sfida produttiva e affascinante, facendo emergere anche le capacità di “problem solver” dei giovani posti di fronte a una sfida davvero originale. Il tutto nell’ottica della massima interdisciplinarietà, che ha permesso di passare da nozioni legate all’intelligenza artificiale fino a elementi di meccatronica come i codici di programmazione delle schede a microprocessore Dwenguino, di nanofisica, (nanofotonica, studio di dispositivi bio-mimetici a energia solare, metodi di misurazione), e nanotecnologie (elettronica stampabile, plastiche edibili, nuove sorgenti di energia).

Limitare il tutto alla sola componente teorica, tuttavia, sarebbe stato riduttivo per il Summer Camp. E allora? Allora i giovani, all’interno dei laboratori dell’Iit, hanno provato ad applicare le loro conoscenze sfidando la realtà intrinseca della robotica, che vuole il robot in grado di portare avanti senza difficoltà uno o più compiti specifici per i quali è stato programmato ma tremendamente in difficoltà di fronte a stimoli ambientali che possono portare a condizioni ambientali nuove. “Questa è stata la parte sicuramente più affascinante per i giovani, che hanno dovuto applicare quanto appreso al meglio – fa sapere Caridà -. Per questo gli “studenti” hanno avuto a disposizione una serie di parti da assemblare per costruire un robot dotato di particolari sensori, e in grado di svolgere compiti semplici. Sia chiaro però che abbiamo voluto ricreare la situazione in cui i ricercatori formati si trovano spesso a operare, ovvero non abbiamo offerto ai giovani risorse infinite per raggiungere il loro obiettivo”.

In questo modo si è davvero creato un modello didattico innovativo, che non mira solamente a far apprendere una serie di passaggi teorici da mettere poi in pratica, ma che riproduce fedelmente le difficoltà che oggi incontra la scienziato, spesso costretto a fare di necessità virtù, e non solo sotto l’aspetto puramente economico. Per i ricercatori di domani, probabilmente questa rappresenta la sfida più difficile da vincere: mettere in moto il cervello per poter realizzare un progetto sfruttando esclusivamente quello che si ha a disposizione, nell’ambito di un approccio interdisciplinare che appare davvero propedeutico alla realtà della scienza.   Il Summer Camp, quindi, non rappresenta solamente una formidabile esperienza didattica, ma una vera e propria semina di cultura sull’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di  valorizzare il talento delle migliori menti e aumentarne ancora il potenziale attraverso studi in linea con le abilità e il know-how in costante formazione. Alla fine, si realizza la “mission” stessa di Aistap. Il nostro principale fine è quello di proporre più alternative di studio, dando un ampio menù di scelta, per far sì che i partecipanti comprendano quale sia la loro maggiore potenzialità, seguendo le loro predisposizioni d’animo senza obblighi e costrizioni – è il commento finale del presidente Aistap Anna Maria Roncoroni”.

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