Tra i tanti esoscheletri per i paraplegici in circolazione, il più diffuso in Italia è un prodotto israeliano (distribuito da ATID di Roma: www.atidtech.com): si chiama ReWalk e lo ha creato l’ingegnere Amit Goffer, che paradossalmente non ne può beneficiare perché è tetraplegico e le gambe robotiche di sua invenzione funzionano solo con paraplegici che abbiano però l’uso delle braccia. Infatti il busto trasmette l’intenzione di camminare o fermarsi alle gambe motorizzate, attraverso sensori e un computer posto in uno “zaino”, mentre le braccia servono a impostare i comandi del programma (ad esempio per sedersi), e a rimanere in equilibrio con l’utilizzo di stampelle.

Il ReWalk pesa circa 30 kg, ha un’autonomia di funzionamento prossimo alle nove ore, ed ha un prezzo ancora piuttosto alto, attorno ai 50mila euro, non ancora rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale, ma comunque ammortizzabile in due anni e mezzo per il minor costo delle cure comunque necessarie ai pazienti. Nonostante questo sono diversi i centri che ne hanno iniziato da tempo la sperimentazione, ad iniziare dal centro di riabilitazione Villa Beretta a Costa Masnaga (LC), diretto dal primario Franco Molteni, che tra i tanti ha aiutato anche Manuela Migliaccio, ventinovenne paraplegica, in grado con il ReWalk non solo di tornare a camminare, ma anche di battere il record del mondo di mini-maratona con esoscheletro: 11 km, percorsi in 5 ore, 11 minuti e 7 secondi. Al centro di Lecco si aggiungono anche la Casa di cura Domus Salutis di Brescia, il Bambin Gesù di Roma, il centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (BO) e la casa di cura Villa Melitta di Bolzano. D’altra parte sono oltre 100mila i paraplegici in Italia, numero che cresce di circa 1200 nuove unità all’anno, soprattutto per incidenti sul lavoro o d’auto. Ed è proprio una tragedia della strada nel 1989 ad avere imprigionato nell’immobilità Goffer. Che però non si è abbattuto e ha pensato di aiutare chi soffriva come lui: “Non amo le sedie a rotelle”, ha dichiarato “perché causano enormi problemi a partire dalla perdita di dignità. Così appena lo sviluppo tecnologico me lo ha permesso ho cercato una soluzione, che oggi si chiama ReWalk”. Una soluzione che potrebbe cambiare la vita di migliaia di paraplegici che non speravano più di tornare a camminare sulle proprie gambe.