L’ultimo allarme è arrivato proprio venerdì: Whatsapp è la app che oggi offre meno garanzie di sicurezza. La Electronic Frontier Foundation, un’associazione internazionale che tutela i diritti digitali, ha lanciato un warning sulla piattaforma di instant messaging che farebbe acqua da tutte le parti: una sola stella in un rating da uno a cinque!

Ma è solo l’ultima notizia di uno stillicidio ormai quotidiano. Solo questa settimana è tornato ad aleggiare lo scandalo del Datagate sulle nuove rivelazioni in relazione al controllo che gli americani avrebbero esercitato sui presidenti francesi. Al di là dei personaggi politicamente più rilevanti, quello che è emerso dalla vicenda dello spionaggio a tappeto messo in atto dalla Nsa americana è che ogni utente di internet può essere controllato in ogni momento in tutte le comunicazioni via web. D’altra parte lo stesso Garante italiano per la privacy, Antonello Soro, nella sua relazione annuale ha sottolineato proprio in questi giorni che la protezione dei dati personali è intimamente connessa alla protezione delle persone stesse.

Ora anche i Millennials, quelli che sono nati insieme al web e ai nuovi media digitali, iniziano a essere preoccupati. Tanto da non escludere di essere pronti ad abbandonare quei social media che sono diventati le nuove piazze virtuali. A sottolinearlo è un nuovo sondaggio di Usa Network, secondo il quale il 55% dei giovani sarebbe pronto a uscire dai social media “se potessero iniziare da zero”, vale a dire se potessero cancellare tutte le informazioni che hanno condiviso con eccessiva leggerezza in questi siti.

E, se dovessero evidenziarsi nuovi episodi di violazione della privacy, il 75% dei ragazzi prenderebbe “probabilmente” in considerazione l’ipotesi di cancellare i loro account nei social media, e un terzo di questo lo farebbe con “altissima probabilità”, quasi una certezza.  Per i colossi dell’hi-tech, la questione si fa veramente seria! Proprio perché i social media finora si sono fondati sulla scarsa consapevolezza del valore delle informazioni condivise in rete. Un gigante come Facebook basa il proprio modello di business sul fatto che, paradossalmente, i suoi utenti valutano i loro dati personali meno dei servizi ricevuti. Ma il vento potrebbe cambiare. E sul web i cambiamenti sono molto più rapidi che nel mondo reale.