CoderCamera e CoderMiur, Digital Accademia, Codemotion Kids e Cagliari Code Week: sono solo le più visibili fra le molte iniziative volte a promuovere sul territorio nazionale la formazione informatica dei bambini. Alcune si sono concentrate nell’ambito della Codeweek promossa dal vicepresidente della Commissione Europea, Neelie Kroes, a metà ottobre. L’apice è stato il CoderDojo ospitato alla Camera e presso la sede del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a metà ottobre, quando per tre ore a 80 bambini sono stati insegnati i rudimenti della programmazione tramite Scratch, il software sviluppato dal Mit di Boston che consente la realizzazione di un videogioco grazie a tool semplici e divertenti.

«Gli orari degli spettacoli li controlleremo poi, ma il film da vedere l’abbiamo indicato», ha commentato Stefano Quintarelli, pioniere della diffusione di internet in Italia e ora deputato, nonché presidente del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale. La metafora si riferisce a un percorso a tappe oggi solo inaugurato, ma con una direzione precisa: «L’iniziativa voleva anzitutto mostrare alla politica, Consiglio dei ministri compreso, quello che abitualmente non le è visibile; in secondo luogo segnalare al pubblico quanto il tema della formazione informatica sia rilevante a livello istituzionale. Attenzione, non mi riferisco solo a quella che sull’onda di una moda anglosassone oggi si indica come “coding”; non si tratta di insegnare ai bambini l’utilizzo di linguaggi specifici e più o meno aleatori, ma di trasmettere i fondamenti logici di una nuova grammatica, che implica l’analisi, la scomposizione dei problemi e la capacità di risolverli in modo creativo. Qualcosa di essenziale, più profondo e utile a tutti. Ben meglio lo si apprenda attraverso un videogame. Ecco perché, e sarà l’ultimo passo, con iniziative di questo tipo si tenta di indirizzare la domanda e stimolare l’introduzione definitiva degli insegnamenti nelle scuole. Un percorso subordinato ai tempi della consultazione pubblica già in essere e alle scelte del Ministero».

O, in altri termini, al buon esito di “Programma il futuro”, il progetto del Miur (in collaborazione con il Cini) che si propone entro il 2017 di coinvolgere almeno il 40% delle scuole primarie (circa 6100) nell’avviamento al cosiddetto “pensiero computazionale”: un obbiettivo che prevede l’utilizzo di  lezioni interattive già disponibili, modalità di partecipazione di base o avanzate, nonché ore dedicate nei programmi didattici.

Nel frattempo, la Settimana europea del Codice ha dimostrato che le iniziative perlopiù private non mancano. Alle 40 sedi italiane di Coder Dojo, il movimento open source che, nato in Irlanda tre anni fa, oggi promuove club di programmazione gratuiti e senza scopo di lucro in oltre 40 paesi del mondo, si affiancano realtà altrettanto operose.

Società partecipata da H-Farm Ventures e nata all’interno dell’acceleratore di Roncade, Digital Accademia vende corsi pensati per bambini dai tre anni in su. Lo scopo è rendere stimolante il confronto fra nuove generazioni, famiglie ed educatori con i cambiamenti della contemporaneità digitale. Per questo le iniziative rivolte ai più piccoli spaziano dalla robotica educativa all’informatica – anche in questo caso con una forte componente ludica – e dal 2011 comprendono i Digital Native Camp, full immersion estivi e residenziali, che a breve potrebbero estendersi anche a orari parascolastici, durante la settimana o nel week end. Solo quest’estate i partecipanti sono stati 250.

Da febbraio, a Roma e Milano, opera invece Codemotion Kids, emanazione italiana della più ampia conferenza tecnologica internazionale. La sua attività formativa consta di corsi a pagamento e di durata variabile fra il bimestre e l’interno anno scolastico, e in sei mesi, nelle due sedi presso i romani Luiss Enlabs e il dipartimento di Ingegneria Informatica di Roma3, ha coinvolto più di 200 bambini (erano più di 5mila quelli accorsi ai workshop organizzati durante la Maker Faire Rome di fine settembre). Fissato per i prossimi 28 e 29 novembre, Codemotion Milano punta a soddisfare le indicazioni del Miur e a raccogliere le istanze territoriali attraverso l’attivazione di corsi curriculari ed extracurriculari di robotica, elettronica e informatica.

«Uno dei concetti chiave è quello di ecosistema» sottolinea dal canto suo Alice Soru. Con Open Campus, il laboratorio di Tiscali deputato all’innovazione che ha fondato e dirige dal 2013, e grazie alla collaborazione di Sardegna 2050, un’associazione no profit per la promozione e la valorizzazione delle specificità digitali dell’isola, è sull’idea di concertazione che ha costruito la Cagliari Code Week: una settimana di eventi dedicati a tutte le fasce di età, che ha coinvolto più di 400 partecipanti per oltre 38 ore di attività. Ai bambini dai 3 anni in su erano dedicati 5 dei 15 laboratori in calendario; e se ancora una volta la formazione ha acquisito maggiore efficacia attraverso le applicazioni ludiche, non sono mancati la progettazione algoritmica di “Lab Blocky” e un corso sull’utilizzo sicuro del pc con il coinvolgimento dei genitori.

Il nome di quest’ultimo, “Lab Sardu pro pippius”, cristallizza lo spirito di tutte le iniziative: «L’innovazione e la formazione delle nuove generazioni sono un investimento – sottolinea Soru – ma per quanto uno studio di Modis (divisione specializzata del gruppo Adecco, ndr ) confermi che entro il 2020 in Europa i posti vacanti nell’ambito dell’Ict potrebbero superare il milione, conoscere i fondamenti della programmazione oggi non può più essere percepito come un dovere solo da chi poi opererà nel settore.

Come gli insegnamenti di lettere, chimica o biologia hanno un valore preciso nella cultura che li ha resi necessari, oggi le competenze informatiche sono uno strumento indispensabile per interpretare la realtà. Una necessità dei cittadini di domani. Per dirla con la ex vicepresidente Kroes, “programming is the new literacy”.   Fuor di metafore, si tratta davvero di scrivere il futuro.