Sogno una scuola in cui… alla proposta “Vogliamo partecipare a un evento mondiale sul coding?” ricevo, da insegnanti, alunni, famiglie, dirigenza, solo “Si, certo!”, anche se neanche sanno esattamente cosa significhi coding.

Sogno una scuola in cui… i papà con il pallino della tecnologia, si chiudono per otto ore nel deprimente laboratorio di informatica, saccheggiato da ladri, pieno di pc obsoleti che nessuno vorrebbe mai sulla propria scrivania, e lo trasformano in un posto accogliente e funzionale.

Sogno una scuola in cui… maestre, quelle giovani insieme a quelle a un passo dalla pensione, si danno appuntamento dopo scuola per scoprire cosa c’è dietro la parola “coding” e si mettono a giocare e, anche se la scuola deve chiudere, non vogliono affatto andar via, quanto meno non prima di aver concluso il livello 20, l’ultimo del gioco.

Sogno una scuola in cui… si inventano insieme mille modi per aggirare un ostacolo, apparentemente, insormontabile “Ma come facciamo? Non abbiamo la connessione internet!”. Facciamo così: che noi piccoli dell’infanzia giochiamo tutti insieme con il proiettore e il pc che rubo a mio marito; facciamo che per quel giorno i grandi delle medie si portano da casa i loro device (Bring Your Own Device!); facciamo che noi genitori vi procuriamo delle chiavette per internet; facciamo che la mia classe la metto in marcia per raggiungere il plesso più vicino dove c’è un laboratorio funzionante; facciamo che io dirigente tempesto di telefonate l’azienda telefonica…

Mi sveglio: ma questa è la mia scuola, l’enorme, sconfinato, comunissimo istituto comprensivo, in un quartiere qualsiasi di Roma Sud!

Ed è andata proprio così: la mia proposta di partecipare all’evento “L’ora del codice”, un’ora di introduzione all’informatica, progettata per semplificare la programmazione e dimostrare che chiunque può impararne le basi, invece di cadere nell’indifferenza o di arenarsi nel “devo portare avanti il programma-non ho tempo-non mi interessa-non abbiamo nemmeno la connessione-i pc sono inutilizzabili…”

è rimbalzata di plesso in plesso, di rappresentante di classe in rappresentante e la macchina organizzativa è partita!

Ci sono tanti bambini in palestra, questa volta non per l’ora di ginnastica, ma per l’ora del codice: progettano e inventano percorsi per “viverli” concretamente e arrivare preparati ai percorsi in digitale; c’è chi fotocopia e stampa i badge adesivi da indossare tutti quanti il giorno dell’evento; c’è chi ritaglia frecce colorate sul cartoncino per i bimbi più piccoli, che dovranno dare istruzioni ai compagni e fingeranno di essere i personaggi del videogioco…

Insomma, ci saremo anche noi, tra quei milioni di studenti nel mondo, tra quei 5000 eventi italiani, tra quei 130 istituti che in Italia hanno coinvolto con il coding la scuola tutta intera.

E se ancora l’ora del codice non è suonata, già una cosa importantissima l’ho capita.

Si sa, la scuola, non solo la mia, ma la scuola come istituzione non ha soldi, è povera, trascurata, sfiduciata; ma ora so che può contare su una risorsa che non si esaurirà mai, almeno fino a quando la scuola stessa esisterà: la risorsa umana, i bambini, le loro famiglie, gli insegnanti. Se loro riescono a fare squadra, disponendosi a “triangolo”, che è una forma geometrica “indeformabile”, possono diventare la struttura portante della scuola fatta di mattoni (e carton gesso come la nostra!) e rendere realizzabili esperienze come questa e tante altre ancora.

Infine, mi chiedo: ma perchè ho ricevuto così tante adesioni per partecipare a questo evento? Perchè, come è ormai noto dai tempi del mitico Logo, le attività di programmazione sviluppano abilità logiche e di risoluzione dei problemi? Perchè finalmente, anziché essere esecutori passivi, i bambini possono creativamente “smontare” il videogioco e, accedendo agli “ingranaggi”, capirne il funzionamento? Perchè il linguaggio di programmazione è stato definito il nuovo alfabeto e apprendere in età precoce una nuova lingua è più semplice e naturale? Perchè è il linguaggio con cui “parlano” gli oggetti tecnologici, che sempre più ci circondano e che sarà indispensabile per progettare il futuro?

Dietro all’adesione della mia scuola c’è sicuramente tutto questo, ma forse, guardando con più attenzione in fondo a tutti quei “Sì”, c’è anche qualcosa d’altro.

C’è la voglia di innovazione, che non è solo una parola molto di moda: dico Sì perchè vorrei avvicinare la scuola dove insegno al mondo reale in cui già da tempo si sperimenta il codice, attraverso esperienze educative informali, e rendere possibile un modo nuovo di imparare in cui l’errore è necessario e non giudicato.

C’è l’urgenza di allineare il tempo della scuola al tempo reale: dico Sì perchè mia figlia la mattina esce di casa dove comunica, gioca, impara con strumenti del e nel 2014; poi entra a scuola e lì comunica, gioca, impara con strumenti simili a quelli di cento anni fa.

C’è il bisogno di non sentirsi appartenenti solo alla scuola di Via di Grotta Perfetta, civico n.615: dico Si’ per l’emozione di sentirmi parte di una scuola grande come il mondo e sapere che tra le migliaia di puntini rossi sparsi sul mappa degli eventi dell’Ora del codice, ci siamo anche noi.

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La settimana dall’8 al 14 dicembre è la settimana mondiale dell’Ora del Codice. Tutte le classi possono partecipare, iscrivendosi al sito.

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In Italia la settimana coincide con il lancio ufficiale del piano triennale Programma il futuro, nato per iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Cini, per l’introduzione del coding, la programmazione informatica, nella scuola sotto forma di gioco. Le esperienze sono raccontate su  Facebook.

Nòva24 vuole offrire agli insegnanti uno spazio di condivisione delle esperienze di coding sia per l’Ora del Codice che per il piano Programma il futuro.

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