Le tecnologie consumer e professionali più evolute (Ict, sensoristica, visione artificiale, droni, realtà aumentata, 3D, QRCode, bioclimatologia, occhiali display,  bici Web/stazioni meteo,  sistemi di videosecurity…) sono ora applicate in maniera integrata a  un patrimonio di antichissima storia, quello di Neapoli e Ortigia a Siracusa, dal 2005 sito Unesco.  Si tratta di un progetto realizzato dai ricercatori del Cnr, voluto dal presidente Luigi Nicolais e presentato a Smart City, nell’ambito del Saie di Bologna.

Non si tratta della consueta, sia pur bella, ricostruzione storica con annesse app,  ma molto di più, perché è un percorso che valorizza,  come nessun altro, la bellezza  e la storia, fornisce informazioni e video interattivi, news, meteo, info sull’inquinamento, immagini in 3D, consentendo anche di costruire in remoto e in anticipo viaggio e visite. Da metà luglio, da quando è partito,  il sistema ha prodotto un incremento dei turisti del 10%. Questo Living Lab Siracusa, come viene chiamato dal Cnr,   ha messo a disposizione della città tecnologie mobili preziose e low cost, per il  controllo e il monitoraggio urbano.

Giancarlo Garozzo, il giovane sindaco di una Siracusa sorprendentemente pulita, ha in questi giorni  consegnato ai vigili urbani  le web bici a pedalata assistita (la zona ha non pochi saliscendi) che in comunicazione con le stazioni installate sui sei  totem multimediali (SensorWebTourist) e sulle auto (SensorWebCar)  della Polizia urbana costituiscono un ecosistema della città che  verifica i parametri ambientali compresi i rifiuti.

Come comincia la grande avventura digitale di Ortigia? “Lo scopo fondamentale  è la valorizzazione del patrimonio artistico del territorio attraverso canali di comunicazione diretta – spiega Vincenzo Raffaelli, docente e coordinatore del team Smart Service Cooperation Lab di Bologna -: il turista comincia da casa sul portale  e si rende conto delle potenzialità della città utilizzando strumenti di geolocalizzazione e vedendo i siti più interessanti con tour virtuali in 3D di straordinaria efficacia. Sul posto, seguendo i QR-code dislocati sul territorio e grazie ad app gratuite per tablet e smartphone, viene coinvolto e guidato, supportato anche dalla realtà aumentata, con  una scientifica ricostruzione del luogo quale doveva essere in antico. Che si può sovrapporre con quella reale in un confronto e un’esperienza davvero unici”. Molti contenuti multimediali si possono richiamare anche sui sei totem interattivi, ciascuno dei quali ha una webcam che consente di inviare cartoline virtuali per mail o via social network.

Il progetto , oggi diventato realtà,  presentato  a Roma il mese scorso da Marco Conti, direttore del Ditet-Cnr, è stato reso possibile soprattutto grazie a un drone professionale che ha potuto entrare in luoghi inaccessibili come per esempio la misteriosa Grotta dei Cordari per effettuare riprese uniche e suggestive. Il drone ha procurato materiale eccezionale in 3D su tutta l’area con un investimento di 60mila euro, un impegno notevole ma necessario per avere risultati di alta qualità che richiedono tempi lunghi e grandi elaborazioni. Per avere dieci minuti di elaborazione il drone deve volare per tre ore, e successivamente serve un mese per tradurre il materiale in un video  3D.

Il Cnr rappresenta oggi, ai fini della valorizzazione del nostro patrimonio culturale, un centro di eccellenza che sta già esaminando, oltre ad altri avveniristici sviluppi della Smart City, la fattibilità di occhiali-display per la computer vision 3D che il turista potrebbe inforcare per esperienze ancor più coinvolgenti. Cosa sarebbe una realizzazione come questa partita a luglio 2014 a Siracusa se  traspositata e spalmata su Pompei e trasmessa viralmente in rete?  Avrebbe effetti sicuramente strepitosi e soprattutto molto fruttuosi,   ai fini della disponibilità di risorse “vitali” per il patrimonio culturale nazionale e in particolare per Pompei che può rischiare –senza tecnologie- di perdere i 105 milioni  “europei” di finanziamento.