Il primo big «made in China» di rilievo nel campo delle tecnologie consumer è stato Huawei che nel giro di tre anni si è candidato in Europa come terzo incomodo dietro Apple e Samsung nella lotta per il dominio degli smartphone. Poi è arrivata Zte.
Il 24 maggio toccherà a Xiaomi fare il suo ingresso ufficiale sul nostro mercato. «Offriamo altissime performance al prezzo più basso», recita Jacques Xiang Li, global regional Pr manager alla prima visita in Italia. Occhiali da architetto, camicia con collo alla coreana, scrive su un foglietto le cose che ha da dire per fissarsi i concetti. La sua missione è quella di comunicare un gruppo gigantesco che ha venduto l’anno scorso quasi 93 milioni di smartphone venduti nel 2017 chiudendo con un fatturato a quota 16 miliardi.
Gli smartphone sono solo una piccola parte del suo business. In pancia ha quasi seimila diversi prodotti: dall’abbigliamento agli elettrodomestici, fino ai purificatori dell’acqua. In Italia inizieranno con gli smartphone. Per loro siamo un mercato importante: siamo infatti il terzo paese al mondo per penetrazione di utenti unici di telefonia mobile dopo Corea del Sud e Hong Kong e siamo il punto di ingresso di un piano di espansione europeo che ricorda molto nelle ambizioni quello di Huawei. «In realtà siamo diversi», tiene a precisare il manager lasciando intendere che non prevede almeno al momento investimenti di marketing paragonabili all’amico cinese.
Più che Apple e Samsung, Xiaomi ricorda l’Ikea o Amazon. Non è una boutique di lusso ma un grande magazzino tecnologico. Tuttavia, la corsa la vogliono impostare proprio sugli smartphone.
La rincorsa di Xiaomi. Secondo il rapporto Canalys, Xiaomi che è ufficialmente arrivato in Europa solo pochi mesi fa, «ha registrato sorprendenti risultati nel Q1 2018. L’azienda cinese sembra infatti essersi messa già alle spalle tutti i vari produttori minori, con 2,4 milioni di smartphone spediti che hanno portato a una quota di mercato del 5,3% e al quarto posto nella top 5». Le ambizioni, confermano i manager, sono quelle di provare a dare fastidio al compagno cinese Huawei.