L’Italia comincia a voler fare sul serio, con una strategia nazionale che finora non c’è stata, per sviluppare le competenze digitali tra la popolazione. Anche tra gli studenti e nelle scuole, oltre che nelle aziende, tra i lavoratori e la pubblica amministrazione. È l’obiettivo per esempio del Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali , che ha avuto il primo atto pubblico con la presentazione delle “Linee guida-indicazioni strategiche e operative” da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale il 10 aprile. Ma in questi stessi giorni sono partiti anche i progetti europei “E-skills for Jobs 2014″ e “Fostering Digital Entrepreneurship”, per i quali è l’associazione Anitec a coordinare i lavori per l’Italia.
L’Agenzia e Anitec hanno uno scopo comune, anche se su due binari paralleli: mettere a sistema le iniziative dedicate alle competenze digitali. Nel caso del Programma Nazionale si tratta delle iniziative del Miur; Anitec invece coordina quelle di partner privati di E-skills for Jobs 2014 (tra cui numerose grandi aziende http://www.eskillsforjobs.it/index.php/partner).
«Le esperienze in Italia sono numerose e di qualità, alcune nell’ambito dei progetti Cl@assi 2.0 e Scuola 2.0 del Miur, altre promosse da reti di scuole e da associazioni (penso ad esempio a DSchola del CSP Piemonte, al centro ImparaDigitale, alla rete CoderDojo, alla rete di scuole CTSS di Bassano del Grappa, alla Palestra dell’Innovazione di Fondazione Mondo Digitale)», dice Nello Iacono, che coordina il gruppo di lavoro “Competenze digitali di base”, nell’ambito del Programma Nazionale. «Tante iniziative che però bisogna adesso riconoscere come esperienze di attuazione di una strategia nazionale, e quindi da mettere a sistema- continua Iacono. Una linea che svilupperemo nei prossimi mesi con il contributo di tutti gli attori e con la logica di fare del Programma una piattaforma di coordinamento e knowledge management».
Analogamente, a quanto spiega a Nova24 Cristiano Radaelli, presidente Anitec, «in Italia ci sono tante iniziative, ma disgregate. Vogliamo dare loro una base sistemica di aggregazione, facendo da mediazione tra i soggetti che le portano avanti e la Commissione europea». «Permetteremo alle scuole interessate di entrare nelle iniziative che i partner si sono impegnati a sviluppare nel 2014. Faranno infatti formazione live o sul web agli studenti di scuola superiore; anche per imparare le basi della programmazione, che ormai sono importanti in tutti gli indirizzi di studio, come affermato di recente anche dal presidente Usa Barack Obama», continua Radaelli.
«Le nuove linee guida non si occupano di Scuola, perché è un tema del Miur», dice invece Rosamaria Barrese, che si occupa di questi temi presso l’Agenzia. «L’idea è di muoversi su due fronti, utili per le competenze degli studenti. Da una parte, formare i docenti su come insegnare le proprie materie tramite le nuove tecnologie, come già fa il Miur in alcune iniziative. Dall’altra, sviluppare competenze di e-leadership (concetto nuovo, introdotto dalle linee guida) negli istituti tecnici per insegnare ai ragazzi come le tecnologia cambiano le organizzazioni, il commercio e gli ambiti della sicurezza». L’Agenzia e il Miur si accingono a collaborare su questi fronti. «Siamo agli inizi», dice Barrese. Ma tutte le pedine in campo convergono verso un’inedita sistematicità.