Conosciamo la loro lama affilata con cui recidono la gola dell’ostaggio. Abbiamo visto immagini e sequenze del loro armamento, spaventoso per quanto possa essere primordiale. Sappiamo quasi nulla invece di quell’Isis che esorbita dallo stereotipo che poco alla volta si è insediato nell’immaginario collettivo. A cominciare dalle comunicazioni e dalle tecnologie.

La cruenta organizzazione di barbari del Terzo Millennio ha imboccato una biforcazione tecnologica, percorrendo simultaneamente due percorsi contraddittori. Le due strade sono rappresentate dalle vie di comunicazione utilizzate “dagli altri” e da quelle predilette per garantire uno “stay connected” inusuale rispetto a convenzioni ed abitudini “moderne”. Per quanto concerne lo scenario di internet e dintorni, normalmente frequentati ed adoperati dagli “infedeli”, ci sono elementi che fanno ritenere un non così atteso interesse al conflitto cibernetico.

I fattori sono almeno due. Anzitutto la disponibilità di reclute ben scolarizzate e “combat-ready” alla tastiera: gli adepti racimolati in giro per il mondo sono spesso persone comuni che difficilmente hanno preso in considerazione l’ipotesi di brandire una scimitarra, ma che non di rado dispongono di ottime competenze informatiche. Mantenuti dormienti fino allo scoccare della fatidica “ora X” in cui dovranno dar prova della loro fedeltà, i “telelavoratori” della Guerra Santa del Terzo millennio sono pronti a dare il proprio contributo alla causa utilizzando computer e dispositivi mobili ovunque si trovino.

I recenti attacchi telematici alle realtà finanziarie americane hanno consentito di rilevare le basi di lancio dei …missili hi-tech. Il tracciamento, che ha ricostruito il percorso dei dardi virtuali, ha portato a un’area mediorientale che potrebbe avere l’Iran come epicentro ma che probabilmente è riconducibile a territori non così distanti che sono feudi del Califfato.

Se ci avventuriamo sull’altro ramo del percorso troviamo l’assetto connettivo “a uso interno”. I tutt’altro che preistorici integralisti hanno, purtroppo, le idee ben chiare. In primo luogo hanno fatto tesoro delle rivelazioni di Snowden e di tutto lo straripante flusso di informazioni esondato in rete: come il limo del Nilo (che alle scuole elementari rendeva affascinante il racconto della maestra che parlava di antico Egitto), i dossier resi pubblici dall’ex consulente di Booz Allen & Hamilton in servizio alla Nsa hanno fertilizzato le aride conoscenze degli uomini dell’Isis.

Chris Inglis, vice capo della National Security Agency ai tempi del “leaking”, ha spiegato più di un mese fa che quella valanga di notizie top secret ha messo in guardia l’Isis, fornendo ogni dettaglio sulle modalità impiegate dallo spionaggio statunitense per rintracciare persone o rilevare l’insorgere di fenomeni o pericoli. Arcaici ma non cretini, i guerriglieri islamici hanno immediatamente compreso le capacità di localizzazione e di intercettazione degli organismi militari e di intelligence occidentali, pianificando e attuando l’adozione di elementari accorgimenti utili per non restare impigliati nelle reti a strascico delle scansioni globali o per non essere fiocinati da cyber-sub in grado di scendere nelle profondità viscerali delle opportunità di comunicazione. Per scongiurare una indesiderata trasparenza a vantaggio del nemico, è bastato un downgrade degli strumenti da utilizzare per assicurare le funzioni di comando e controllo.

Niente telefoni satellitari, niente cellulari, niente tablet: a dispetto di chi giustamente considera il protocollo Ip l’anima del sistema nervoso mondiale, la scelta sarebbe ricaduta su apparati ricetrasmittenti desueti e con una potenza di segnale ridotta per limitare la portata a zone di esclusiva pertinenza. Se l’arsenale bellico è vecchio, il ricorso a radio militari “d’epoca” sembra fare pendent.

Pare di immaginarli mentre – sentendosi osservati – si lasciano scappare un “ridete pure…” ben sapendo che certi attrezzi potrebbero suscitare ilarità in un contendente che valuta chi ha di fronte solo sulla base degli accessori a disposizione.