Per milioni di anni il cambiamento climatico ha condizionato la vita dei pinguini Adélie: abituati a cibarsi su terreni rocciosi e senza ghiaccio, negli ultimi anni hanno avuto vita facile con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide. Ma adesso si avvicina il punto di non ritorno… La temperatura sta diventando troppo elevata anche per loro e la specie potrebbe imboccare la strada se non dell’estinzione, della decisa contrazione della loro presenza sulla Terra. In un paper pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori della University of Delaware stimano che circa un terzo delle attuali colonie di Adélie potrebbero ridursi entro il 2060, per arrivare a circa il 60% entro fine secolo.

“Solo negli ultimi decenni abbiamo correlato la riduzione della popolazione di pinguini Adélie con il riscaldamento globale, il che indica che diverse regione dell’Antartide si sono riscaldate eccessivamente e che un ulteriore innalzamento delle temperature non  sarebbe positivo per molte specie”, ha affermato Megan Cimino, che ha guidato il team dei ricercatori. I pinguini Adélie stanno sperimentando una decisa flessione della popolazione lungo la West Antarctic Peninsula, una delle regioni a più elevato tasso di riscaldamento a livello globale.

Ma per il pinguino Adélie potrebbero essere in arrivo notizie migliori delle previsioni dei ricercatori del Delaware, dal momento che a trent’anni dal Protocollo di Montreal che puntava a tutelare lo strato di ozono gli scienziati hanno finalmente l’evidenza che lo strato che protegge il nostro pianeta dai raggi solari ultravioletti si sta ricomponendo. In altre parole lo strato d’ozono sta tornando. Anche se a ritmi lenti, ma almeno l’inversione di tendenza è chiara. Dopo aver toccato il suo massimo di estensione lo scorso ottobre, il buco che si è sviluppato proprio sopra la regione antartica ha iniziato a stabilizzarsi anche grazie al progressivo bando dei clorofluorocarburi, i principali responsabili di quella ferita sopra la testa della Terra.

A indicare l’efficacia della battaglia contro i gas serra è uno studio, pubblicato su Science, effettuato sotto la guida di Susan Solomon, pioniera della ricerca sull’ozono che ha integrato i dati raccolti da palloni e satelliti per misurare l’estensione del buco sopra l’Antartide dal 2000 al 2015: in questo periodo l’estensione dell’apertura si è ridotto di circa quattro milioni di chilometri quadrati, un’area equivalente a circa la metà degli Stati Uniti dopo aver toccato un picco nel 2015 di oltre 28 milioni dopo l’eruzione del vulcano Calbuco in Cile.

Intanto, se volete vedere invece il disfacimento del pianeta in seguito al riscaldamento globale, Ashley Cooper ha passato tredici anni viaggiando in oltre trenta paesi per mostrare al mondo quali sono gli effetti deleteri del climate change. Qui potete vedere un estratto delle foto raccolte nel suo ultimo libro.