Whisky nello spazio? Nella fantascienza gli esempi non mancano: per esempio, in un famoso episodio della serie originale di Star Trek, l’ingegnere capo dell’astronave Enterprise, Scott, riesce a confondere un bellicoso alieno facendolo sbronzare con una bottiglia di whisky scozzese che conservava per le grandi occasioni. Nella realtà però il whisky non ha avuto molto a che fare con i viaggi spaziali, dato che l’ebbrezza alcoolica si addice poco agli astronauti, che devono essere sempre pronti a reagire alle situazioni impreviste.

Tuttavia, a partire dal 2011, la Stazione Spaziale Internazionale ha avuto una scorta di whisky pregiato. Lo ha fornito la Ardbeg, pregiata distilleria scozzese che distilla il proprio liquore sull’isola di Islay, nelle Ebridi. Il liquore non era però a disposizione degli astronauti, ma serviva per un esperimento: verificare se l’invecchiamento del whisky cambia in condizioni di caduta libera. A questo scopo sono state riempite di whisky due fiale identiche. Una è rimasta sulla Terra, l’altra è stata mandata sulla stazione spaziale a bordo di un modulo costruito dalla compagnia texana NanoRacks, portato in orbita come di consueto da un’astronave russa Soyuz lanciata da Baikonur, in Kazakstan.

Il whisky è rimasto in orbita per quasi tre anni, dopodiché è stato riportato a terra, le fiale sono state aperte e i contenuti messi a confronto da Bill Lumsen in persona, il direttore della distillazione presso la Ardbeg. Il risultato, secondo quanto ha riportato la Bbc in questi giorni, è stato sorprendente: i due campioni apparivano marcatamente diversi. “Quando ho annusato e gustato il campione spaziale, è risultato evidente che era percettibile una parte molto maggiore del carattere affumicato e fenolico del whisky Ardbeg, rivelando un set di gusti affumicati che non avevo mai incontrato prima qui sulla Terra. L’Ardbeg ha un carattere complesso, ma l’esperimento ha mostrato la possibilità di scoprire una complessità potenzialmente ancora maggiore, rivelando un lato diverso del whisky”.

Non è ancora chiaro quali potranno essere le conseguenze commerciali dell’esperimento. Dati i costi dell’inviare materiali in orbita e riportarli a terra, un whisky invecchiato nello spazio sarebbe favolosamente costoso, ma potrebbe comunque esistere un mercato di appassionati sufficientemente danarosi da poterselo permettere.

C’è poi anche chi pensa ai futuri turisti spaziali, che potrebbero voler sorbire un whisky mentre viaggiano in caduta libera fuori dall’atmosfera terrestre. Bere whisky da una cannuccia è qualcosa che farebbe inorridire qualunque intenditore. Per questo la distilleria Ballantine’s ha commissionato alla Open Space Agency, un team di creativi specializzato in idee legate ai viaggi spaziali, un bicchiere che consentisse di sorbire alcoolici in orbita in maniera normale. Il risultato è stato lo Space Glass, un bicchiere la cui forma particolare sfrutta la tensione superficiale per mantenere il liquido all’interno. Per riempire il bicchiere si usa una speciale valvola sul fondo, mentre per bere si utilizza un’imboccatura dorata (per non alterare il gusto) posta sull’orlo. E’ il caso di dire: “In alto i calici!”.