“Se la soluzione è semplice e non c’è nient’altro da togliere, se hai ridotto all’essenziale, allora quella è la bellezza”. Dice così un giovane fisico verso la metà del film “Il senso della bellezza” e ci fa venire in mente al volo il grande Michelangelo. Probabilmente il Maestro alla fine della sua opera, guardando la meravigliosa Pietà oggi in Vaticano, depone martello e scalpello e dice a sé stesso qualcosa di molto simile, ha finito infatti non può più togliere neanche un grano di marmo. La Pietà, per quanto è dato agli umani, è perfetta: è bellezza.

Il senso della bellezza è un film scritto e diretto da Valerio Jalongo che verrà proiettato solo il 21 e 22 novembre prossimi in parecchie città italiane.

Ci racconta l’avventura del Cern, il grande Centro internazionale di ricerca per la fisica nucleare di Ginevra che ha da poco compiuto 60 anni, passati fra scoperte, passione, impegno, sconfitte e ripartite, perché tutto è la scienza meno che una serie continua di scoop da prima pagina. Come diceva Albert Einstein la scienza è 1% di idea e intelligenza e 99% di sudore e i fisici, come viene detto nel film, sono abituati a lavorare sodo e ad aspettare. Il bosone di Higgs lo si aspettava infatti da 30 anni, le onde gravitazionali da 100 e stiamo ancora aspettando, se mai arriverà, la scoperta della Supersimmetria, la proprietà della materia che ci farà andare ancora più a fondo verso le origini, verso la bellezza e semplicità della Natura. Il film è adatto a chi ha passione per la scienza, a chi ce l’ha per l’arte e anche a chi non capisce a cosa “servono” arte e/o scienza.

Dura 75 minuti circa e non è un’operazione di pubblicità a quella disciplina che ha dato tanto al mondo negli ultimi 60 anni, e non solo di teoria. Basta pensare al World Wide Web,1990-1994 lo Web, che ha cambiato in modo radicale la nostra società e la nostra vita quotidiana. Cern non ha mai messo alcun brevetto su questo, permettendo l’esplosione della Rete. Non è un’opera di generosità, ce lo ricorda Fabiola Giannotti l’italiana che è direttore generale di un centro che si espande addirittura in due nazioni, al confine tra Svizzera e Francia e impiega 11.000 scienziati da ogni parte del mondo.  Fu infatti fondato 60 anni fa e nella carta costitutiva, 3 brevi paginette, è scritto solo l’essenza di quello che avrebbe dovuto essere: un grande centro di ricerca sulla fisica nucleare che avrebbe dovuto dare gratuitamente a tutti i propri risultati e che avrebbe dovuto favorire il lavoro in comune di scienziati provenienti da tutto il mondo, senza alcuna esclusione o differenza. Così è stato, rimarcando ancora una volta come fra democrazia e scienza il legame sia strettissimo: dove c’è un atteggiamento positivo nei confronti della scienza lì c’è  anche democrazia.

In superficie il Cern non è per niente bello, non molto differente da una zona industriale di provincia, ma quando si scende sotto terra e si entra nel tunnel circolare di oltre 20 km che ospita il grande acceleratore, allora lì si inizia a capire la bellezza, favoriti anche da una fotografia notevole  ed evocativa. All’inizio si imparano cose su quella che è chiamata la religione del nostro tempo, la scienza e la tecnologia, e non c’è posto al mondo in cui le due convivano più strettamente. Nel tunnel sotterraneo, un anello che passa sotto la frontiera fra i due Stati, la bellezza e il fascino di quel posto esplodono, qualcosa di simile si può avere solo guardando le cattedrali gotiche, bellissime opere in cui tutti e nessuno hanno lavorato, non esiste un unico nome di architetto o artista, ma ne esistono mille di invisibili che senti presenti con la loro sapiente opera di artigiani. Questa cattedrale della fisica nucleare che è il Cern insegna a lavorare in gruppi, anche  di migliaia di scienziati, e a capire che è il gruppo il vero ricercatore.

Il film racconta di un esperimento iniziato nel 2016 aumentando di molto la potenza della grande macchina convogliata attraverso i 1300 magneti, alti ognuno fino a 15 metri. Si cerca la risposta a una domanda che, da sempre, l’umanità non può eludere: cosa c’è oltre quel che conosciamo? La si cerca scattando 40 milioni di foto al secondo con 100.000 Canali, come se avessimo una macchina fotografica con 100 milioni di obiettivi. Il soggetto è quel che succede quando un fascio di particelle elementari con uno spessore del capello si scontra con un altro fascio che va in direzione opposta, caricato anch’esso della massima potenza possibile. Al Cern vengono prodotte reazioni e particelle che non necessariamente conosciamo, anzi si cercano quelle che non capiamo.

Oggi, dopo il bosone di Higgs che ha concluso anni e anni di ricerca, tutto quello che sappiamo del mondo e della natura è concluso: abbiamo una teoria per la materia. Ma la conoscenza non ammette deroghe o soste e quindi dobbiamo andare oltre il nostro orizzonte, e qui ci viene in mente Leopardi, la sua piccola siepe che gli nasconde l’ultimo orizzonte. Ancora la bellezza, la parola, l’immaginazione, arma definitiva dell’essere umano.

Qui inizia un discorso di confronto con l’arte: cosa cerca veramente la scienza, cosa l’arte? Ovviamente la parola viene lasciata anche a giovani artisti che si confrontano su questo tema, e, straordinariamente, queste due categorie apparentemente differenti quando arrivano ad alti livelli convergono come due rette che formano un angolo acuto. Certo a volte alcune risposte sono un po’ naif e ci fanno pensare che sia fisici che artisti un po’ di filosofia in più potrebbero studiarla, però la passione traspare, viene fuori direttamente dal video e ci interroga: cosa ne pensiamo noi? Ci divertiamo anche quando un anziano e simpatico fisico parla di simmetria e bellezza giocando un brutto tiro alla Gioconda di Leonardo.

Bellezza, arte, scienza, pace, democrazia molti aspetti di una stessa missione impossibile: la ricerca della conoscenza e della realtà. Chi l’avrebbe mai detto prima di aver visto questo film!