“Per carità, vedrete che tirare fuori lo smartphone dalla tasca per controllare l’ora, la mail o vedere chi vi ha chiamato non sarà più un problema”. Raffaele Cinquegrana product manager di Lg mostra  una naturalezza che ti fa sentire come se fino ad oggi avessi sbagliato tutto nella vita.  Davanti a lui nella nuova sede milanese di Lg una decina di giornalisti tech lo ascolta in silenzio. Nelle sue mani il nuovo Lg G Watch (199 euro), il primo esemplare di orologio intelligente nato con il nuovo sistema operativo per gadget indossabili lanciato nell’ultima Google I/O conference. Per Raffaele Cinquegrana è l’inizio di una nuova era: quella degli smartwatch.
A settembre all’Ifa di Berlino Samsung aveva bruciato tutti con una nuova generazione di orologi digitali nati per essere il compagno perfetto dello smartphone. Quel modello non sfondò: la batteria non era il massimo e funzionava solo con i telefonini Galaxy. I coreani ci hanno ripensato a febbraio. Ora però tocca ai loro rivali coreani convincere il pubblico che questi schermi piatti da polso soddisfano quantomeno un bisogno, hanno quindi un mercato e dunque un acquirente. Il bisogno, spiega un entusiasta Cinquegrana, è quello di non dover più togliere dalla tasca lo smartphone.
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Lo smartwatch di Lg in pratica è una appendice del telefonino, dal punto di vista funzionale è un parassita, usa l’hardware e le applicazione offrendo al suo ospite una finestra per comandare con la voce alcune funzioni come il calendario, l’agenda, la musica, le mail, timer, contapassi e gli sms. Sul piccolo schermino (1,65 pollici) – poi piccolo rispetto a uno smartphone sul polso è un bel pataccone  (37.9 x 46.5 x 9.95 mm).A differenza del Samsung Gear non ha una camera, non scatta foto quindi e non ti mette nelle condizioni rispondere a una telefonata avvicinando il polso alla bocca. Operazione ridicola in sè, tuttavia chiede attenzione e vuole che qualcuno gli parli.  La parola magica è “Ok Google” e quello poi ti sta a sentire. Il servizio di riconoscimento vocale è Google Now che funziona egregiamente (niente a che vedere però con Siri (Apple), più efficiente e simpatico).


All’inizio è imbarazzante, ma dopo 48 ore passate a parlare con il telefono solo il vostro cane (o animale domestico) continuerà a  scrutarvi con aria interrogativa. Gli umani, invece, si adattano più velocemente ai nuovi usi e costumi. Anche ai comportamenti più spinti indotti dalle interfacce più evolute dell’elettronica di consumo. Quando non si può o non si vuole parlare nell’orologio tocca passare il dito sul display (l’orologio è privo di tastini o pulsanti) per scorrere il meteo, le mail, gli sms e le numerose notifiche che si succedono accompagnate da una vibrazione, un suonino o un bagliore dello schermo. Sostanzialmente Lg G Watch è un visore, sempre connesso allo smartphone. Sa tutto quello che sta accadendo dentro il tuo telefono e in taluni casi ti permette di interagire. Chiaramente non sostituisce la comodità dello schermo dello smartphone. Paradossalmente un po’ tutti i produttori di telefonini hanno speso valanghe di soldi per convincerci che grande era bello, che non potevamo più vivere senza un display da più di 4 pollici. Ora questi orologini vorrebbere mettere tutto in discussione. Non ci riusciranno. Anche perché gli stessi produttori ci credono fino a un certo punto. Inoltre, il rischio è quello di potenziare ancora di più la vocazione multitasking, se infatti estrarre uno smartphone richiede, almeno nei più pigri, un minimo di forza di volontà e  attenzione con l’orologio vibrante si rischia di buttare l’occhio con altissima e pericolosissima frequenza. Detto questo, dopo 48 ore in compagnia dello smartwatch non solo ci si abitua al polso vibrante ma cominci pure ad assuefarti al controllo costante. E qualcuno lo trova anche utile.

Mi piace. 
La batteria (400mAh) è sufficiente per tirare un giorno, un giorno e mezzo in scioltezza. Resiste all’acqua e alla polvere, il Bluetooth è del tipo che non succhia troppa energia allo smartphone e (dettaglio non da poco per gli italiani più fighetti) puoi cambiargli il cinturino come vuoi.  Il vero pregio però è Android Wear che vuol dire compatiblità  con qualunque smartphone che abbia almeno Android 4.3 e sul piano dei servizi un link che è una garanzia alla comunità di sviluppatori che sta già cominciando a mettere la testa su nuove app.
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Il principale difetto è quello di essere un accessorio dello smartphone e di richiedere per le funzioni più evolute la connessione a internet. Per esempio, se vuoi correre al parco e registrare il tuo percorso devi per forza portarti dietro lo smartphone. Di suo Lg G Watch ha solo il contapassi. Altro esempio, senza la connessione al web Google Now serve a poco.
La vera sopresa  è però lo smartphone 

Due parole su Lg G3, il nuovo primo della classe di casa Lg. Nella Coppa Campioni degli smartphone il piazzamento è di tutto rispetto.

Lo smartwatch è stato provato insieme all’Lg G3, il top di gamma come dicono gli esperti degli smartphone Lg. Uscito a fine giugno il nuovo cellulare coreano ha subito raccolto commenti molto positivi da parte della stampa specializzata. A tutti gli effetti da outsider Lg si sta imponendo come intruso “fastidioso” quantomeno per Samsung e Apple. Non tanto sul fronte delle vendite ma su quello della ricerca. Due i punti di forza di questo supertelefonino molto elegante peraltro. Il display  (la densita di pixel è notevolissima) è luminoso e definito, un tantino grandino magari ma mi dicono essere una questione soggettiva. C’è la plastica ma non si sente. Si tratterebbe di policarbonato con finitura metallica, in pratica è plastica verniciata con materiale metallico spazzolato. Sembra come l’alluminio ma non lo è. E costa infinitamente meno.  Scalda? Se si gioca sì.

Mi piace. 

Il display lo abbiamo già detto è uno dei migliori in circolazione ma anche la fotocamera e tutto il comparto fotografico è interessante. Oltre al doppio flash da segnalare il sensore di messa a fuoco laser.  L’ho provato al tramonto, al chiuso, all’ombra su un cane nero e senza flash. I risultati si sono visti. La longevità della batteria era la notizia del G2. Il G3 è ancora meglio (3.000 ,Ah removibile). In pratica, anche con un uso professionale si supera tranquillamente la giornata. Due idee carine sono la possibilità di scattare i selfie senza dover premere bottoni, basta inquadrare la mano, fare ciao e il sistema riconosce il gesto. E la possibilità di illuminare l’immagine in condizioni di buio.

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Non mi piace. 

La gestione della applicazioni è macchinosa, il miglior interprete di Android resta l’Htc One M8. E’ ancora molto asiatico come smartphone, prima di togliere tutti i suonini e suonetti passa un bel po’. Inoltre i comandi di accensione e volume sul retro del telefono non sono comodissimi sopratutto se hai le mani piccole. Di oggettivo c’è davvero poco altro da criticare.14119352979_4f4578649e_b